Il cerimoniere del Papa, monsignor Guido Marini, parla a un gruppo di
sacerdoti anglofoni e dice: Un «nuovo rinnovo liturgico», ha spiegato
mons. Marini, avanzato in questi anni da alcuni «circoli» della Chiesa
cattolica, sarebbe «capace di operare una riforma della riforma (del
Concilio vaticano II, ndr.), o, piuttosto, far fare un passo avanti
nella comprensione dell'autentico spirito della liturgia e della sua
celebrazione».
Il latino, i canti gregoriani e la polifonia sacra avvicinano maggiormente a Dio,
nel corso della messa, e vanno perciò promossi e fatti apprezzare. Lo
ha detto il Maestro delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice,
mons. Guido Marini, in una "lectio" ad un gruppo di sacerdoti anglofoni
a Roma in occasione dell’anno sacerdotale. «Entrare nel mistero di Dio
non è agevolato e, a volte, anche meglio accompagnato da ciò che tocca
principalmente le ragioni del cuore? Non succede spesso che una
quantità sproporzionata di spazio sia dedicato a vuoto e banale
parlare, dimenticando che tanto il dialogo quanto il silenzio fanno
parte della liturgia, oltre al canto in coro, le immagini, i simboli, i
gesti? Forse che la lingua latina, il canto gregoriano e la polifonia
sacra non appartengono a questo linguaggio multiforme, che ci conduce
al centro del mistero?», si è domandato il monsignore.
«Perché - è stata la domanda retorica che ne è seguita
- il canto gregoriano e la polifonia classica sacra risultano essere le
forme da imitare, alla luce delle quali la musica liturgica e anche la
musica popolare devono continuare ad essere prodotte oggi?». Il
discorso di mons. Marini, pronunciato nel giorno dell’Epifania, è
subito stato pubblicato su internet su siti tradizionalisti come
’Newliturgicalmovement.org’. Un «nuovo rinnovo liturgico», ha spiegato
mons. Marini, avanzato in questi anni da alcuni «circoli» della Chiesa
cattolica, sarebbe «capace di operare una riforma della riforma (del
Concilio vaticano II, ndr.), o, piuttosto, far fare un passo avanti
nella comprensione dell’autentico spirito della liturgia e della sua
celebrazione». Il cerimoniere pontificio spiega, nel suo intervento,
l’importanza di alcune innovazioni volute da Papa Ratzinger, dalla
comunione in ginocchio alla cosiddetta messa «spalle al popolo».
Mons. Marini definisce Benedetto XVI come «un autentico maestro
dello spirito della liturgia» e cita anche Papa Pacelli. «Nella sua
brillante enciclica ’Mediator deì, così spesso citata nella
costituzione (conciliare, ndr.) sulla sacra liturgia, Papa Pio XII
definiva la liturgia come ’il culto pubblico reso dal corpo mistico di
Cristo nell’interezza del suo capo e delle sue membra». In una nota
dell’ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice diffusa
di recente dal Vaticano, si spiegava come le cerimonie natalizie si
siano ispirate ad un «senso della continuità e del sano equilibrio tra
passato e presente».
Il Papa ha indossato alcuni paramenti antichi come il
piviale al posto della mozzetta per la benedizione "urbi et orbi" di
Natale e la pianeta invece della casula per la messa dell’Epifania.
Alla cerimonia di battesimo di alcuni bambini, il prossimo 10 gennaio
nella cappella Sistina, Ratzinger, come già l’anno scorso, celebrerà
parte della messa "spalle al popolo" o, come spiega più precisamente la
nota, «verso il Crocifisso, sottolineando il corretto orientamento
della celebrazione liturgica: l’orientamento al Signore».
Marco Tosatti
© San Pietro e dintorni - 8 gennaio 2010
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