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san filippo dorelli e cirifischioDall'Evangelii Gaudium
“Cultura, pensiero ed educazione

132. L’annuncio alla cultura implica anche un annuncio alle culture professionali, scientifiche e accademiche. Si tratta dell’incontro tra la fede, la ragione e le scienze, che mira a sviluppare un nuovo discorso sulla credibilità, un’apologetica originale che aiuti a creare le disposizioni perché il Vangelo sia ascoltato da tutti. Quando alcune categorie della ragione e delle scienze vengono accolte nell’annuncio del messaggio, quelle stesse categorie diventano strumenti di evangelizzazione; è l’acqua trasformata in vino. È ciò che, una volta assunto, non solo viene redento, ma diventa strumento dello Spirito per illuminare e rinnovare il mondo.
133. Dal momento che non è sufficiente la preoccupazione dell’evangelizzatore di giungere ad ogni persona, e il Vangelo si annuncia anche alle culture nel loro insieme, la teologia – non solo la teologia pastorale – in dialogo con altre scienze ed esperienze umane, riveste una notevole importanza per pensare come far giungere la proposta del Vangelo alla varietà dei contesti culturali e dei destinatari. La Chiesa, impegnata nell’evangelizzazione, apprezza e incoraggia il carisma dei teologi e il loro sforzo nell’investigazione teologica, che promuove il dialogo con il mondo della cultura e della scienza. Faccio appello ai teologi affinché compiano questo servizio come parte della missione salvifica della Chiesa. Ma è necessario che, per tale scopo, abbiano a cuore la finalità evangelizzatrice della Chiesa e della stessa teologia e non si accontentino di una teologia da tavolino.
134. Le Università sono un ambito privilegiato per pensare e sviluppare questo impegno di evangelizzazione in modo interdisciplinare e integrato. Le scuole cattoliche, che cercano sempre di coniugare il compito educativo con l’annuncio esplicito del Vangelo, costituiscono un contributo molto valido all’evangelizzazione della cultura, anche nei Paesi e nelle città dove una situazione avversa ci stimola ad usare la creatività per trovare i percorsi adeguati.”



C’è il rischio che la teologia diventi un luogo non solo rinchiuso nell’ambito accademico che, beninteso, è necessario per la ricerca e la fruizione ermeneutica del pensiero (nello Spirito Santo) ma che alimenti posizioni, “blocchi” o “contro-blocchi”, correnti e contro-correnti, per alimentare scontri tra fazioni. Scontri e fazioni visioni e pregiudizi che si riverberano poi nel corpus eccleiale non portando il frutto necessario.

La rete, se mal usata, alimenta il fazionismo.
I social si prestano a questi giochi di slogan e contro-slogan.
Ad attirare e stupire "il popolo borghese", a creare "curve". Ognuno cerca di ribadire il proprio parere, il proprio dissenso, finanche contro il Santo Padre. E ciò che potrebbe essere opinione, pur circoscritta, diventa un cancro.

Riducendo la propria vocazione dalal fecondità alla dissipazione; sperpero intemperante proprio ed altrui che ben presto si struttura in vizio.

Le fazioni sono sempre un solleticamento per il cuore dell’uomo perché dicendo in maniera più o meno velata “noi e voi”, “fino adesso non si è capito”, “conciliovaticanosecondo”, “la messa di sempre”, “ora vi racconto l’altra storia”, “l’altro è un eretico”... si imprigiona il pensiero stesso e si garantisce la nostra parte malata. L’io smette di guardare in maniera fissa il Cristo e non si perfeziona nella fede (Eb. 12,2) ma si involve, si abbrutisce in uno stato tale che noi neanche immaginiamo. Perché abbiamo smarrito la via della castità che è sempre umile etersa come l'acqua delle alte vette.

Fatto per essere più degli angeli l'uomo diventa degno della “scimmia di Dio”.
Peggio, si rafforza la parte malata altrui, oltre che la propria. Perché malattia chiama malattia e cerca alleanza con la malattia in una specie di onnivoro nichilismo che si nutre del nulal e della dissipazione.

Non si esce da sé ma si esce di sé e si porta all’altro le proprie isterie, le proprie costruzioni. Magari fascinose legate al pensiero corrente, alle mode, rafforzando le malattie malate del sé di tutti.

Dobbiamo stare severamente attenti. Severamente.

Invece il fine della Teologia, nonché il suo principio, è allargare mente e cuore nello Spirito Santo, per amare meglio e di più Cristo e la Chiesa.

Il teologo è quel panno per asciugare i piedi nella lavanda santa.

L’evangelizzazione, a sua volta, non è atto nostro ma disposizione nostra, con tutte le nostre capacità e le nostre forze (Dt. 6,5) perchè Lui possa trasformare noi e la storia da “acqua in vino” (Gv. 2,9).

Questo è per la gioia delle vere nozze. (Ef. 5,32).

Qui c’è ogni audacia teologica ed ogni osare di ricerca nello Spirito Santo. Anche se è teologia dei poveri, degli ultimi, teologia dei piccoli, teologia ecumenica, teologia del dialogo.. se non ha i requisiti della prostrazione umile nello Spirito Santo, è servizio che serve poco.
Il resto è fuffa e flatus vocis, anche se zeppo di nozioni.

E, ad occhio attento, rivela una sola cosa: chi alimenta fazioni sta attuando una vendita.

Ed anche questa è una “teologia da tavolino” (EG. 133).

Ma, l’aspetto peggiore, è che si sta anche attuando una svendita, quella dell’anima propria al nemico.

Pappone di sé e dei fratelli e delle sorelle.
E come diceva il san Filippo interpretato da Johnny Dorelli in dialogo con il giovane condannato Cirifischio:

“Chi era?” dice Cirifischio
“il plagiario”, risponde san Filippo “la scimmia di Dio”
“però quella me la so’ ingroppata!”
“beh.. insomma”
“oppure è il diavolo che me s’è ingroppato a me?”
“eeeh.. in senso figuratooo. Beh.. sì!”

PiEffe