Lucetta Scaraffia, dalle pagine dell'Osservatore Romano, riapre una questione che periodicamente solleva discussioni e perplessità: la dichiarazione di morte di una persona umana.
L'argomento è terribile ed affascinante: conosco persone che, tanti anni fa, si iscrissero ad una associazione di donatori d'organo spinte dal solo terrore di essere sepolti vivi. Meglio star certi di finire nella cassa senza rischi di svegliarsi. Il che non è propriamente una dimostrazione di fiducia nella perizia medica, ma ha una sua giustificazione emotiva.
Non sarà forse inutile ripetere alcune piccole considerazioni, tenendo presente sia gli aspetti tecnico-scientifici che quelli etici; non affrontando quelli medico-legali, per il solo motivo che essi sono regolati dalla legislazione, sulla quale attualmente non c'è modo di agire: questo è dunque un aspetto ininfluente non sulla prassi, ma certamente sulla comprensione del problema.
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