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C`è una cosa che stiamo perdendo nelle nostre messe italiane. La capacità di cantare. La cosa non accade negli altri Paesi, soprattutto quelli del nord Europa, dove è bellissimo entrare in chiesa e sentire i fedeli cantare gli inni e i corali con una voce sola. Il canto è segno di cura nella celebrazione, ma è anche segno di partecipazione. Il canto da sempre è qualcosa di meraviglioso, che comunica con le cose più profonde della nostra vita. Non è un caso che già nei popoli primitivi il canto venisse usato per comunicare con la divinità. Per pregare. E le mamme conoscono bene la potenza del canto, quando intonano ninna nanne per i loro piccoli. Così il popolo d`Israele intonava canti al suo Dio, e i cristiani, più tardi, avrebbero fatto quest’esperienza per riempire le chiese di meravigliose melodie per ogni occasione liturgica. Una messa parlata, dove non si canta, può avere un senso. Una messa dove si canta male, o dove i canti sono poco curati, non dovrebbe esistere. E cantare bene, in questo caso, non significa aver studiato, o avere una bella voce. Significa prendere parte alla celebrazione. C`è da chiedersi se molti canti oggi siano adatti a questa funzione, o non allontanino piuttosto dal far cantare tutti assieme. C`è da chiedersi se talvolta non si prenda sotto gamba questo aspetto e si improvvisino cori e gruppi per accompagnare il canto che finiscono per avere l`effetto contrario. C`è un'educazione nel cantare assieme alla messa che nasce dalla cura che si mette nell`organizzare questo particolare aspetto della celebrazione. Per tornare alle messe nelle chiese del nord Europa, lì generalmente tutti cantano inni conosciuti e tramandati da secoli, appositamente raccolti in un libro degli inni che oltre al testo contiene anche il pentagramma con le note. Lì c`è quasi sempre un organista, che non s`improvvisa, e accompagna con cura il canto. Lì la tradizione preferisce un canto lineare, semplice da intonare, ma efficacissimo per la lode e la preghiera.

Nelle nostre chiese è sempre più difficile trovare quest`aspetto veramente curato, e così, a volte, le messe presentano canti semplicemente giustapposti alla celebrazione, che poco hanno a che fare con il suo spirito. Canti che non si rifanno alla tradizione, e che dunque nessuno tramanda. E cantare, così, diventa più difficile. Bene fa Benedetto XVI a ricordarci che la liturgia e la sua cura sono al centro del nostro essere cristiani. Non è essere malati di estetismo, è che per il cristiano il Vero splende per la sua Bellezza. E per noi, non ci può essere Bellezza più grande che quella della messa. Una Bellezza che rimane, che non segue le mode dei tempi, che ci accompagna quotidianamente.


Cristian Carrara

© www.cristiancarrara.it