A rigore, quando si parla di Obiezione di Coscienza, si ribadisce un principio ovvio. Fondamento di ogni agire e scelta, non solo democratica ma anche naturale.
La coscienza è salvaguardata da tutti i sistemi. Persino i neo-totalitari. È criterio e principio talmente acquisito che nessuno si sognerebbe, apertamente (attenzione!), di vietare che la coscienza possa esprimere ed attingere ad un principio e farvi aderire la persona.
La coscienza è un sacrario.
Le battaglie dei “liberali”, in fin dei conti, si fondano su questo, anche se poi richiamano ex-lege, come totalitari di vecchio stampo, che il loro principio diventi normativo, cioè legge.
Attenzione dunque a richiamare ora, dopo il pronunciamento della Consulta, l’obiezione di coscienza. Un conto è l’affermazione della medesima a garanzia del principio di cura su cui si fonda la medicina moderna ed un conto come scappatoia davanti ad un giuridicismo errato.
Nel primo caso si ribadisce l’ovvio: il medico cura, non uccide.
Non è obiezione di coscienza ma piuttosto obiezione intra-vocazionale. Non distogliamo l'attenzione con le caramelline consolatorie a cui un certo sistema aveva da tempo pensato; perché qui voleva portarci. Come a dire: oramai è passata, è così, almeno, dateci lo zuccherino dell'Obiezione di Coscienza. Qui volevano portare i neo-totalitari.
Non assumiamo per dato il criterio, per comodità psichica e comodità sociologica, che una legge data, o una sentenza espressa, per quanto la fonte sia autorevole, necessariamente sia giusta. Qui volevano portare i neo-totalitari.
Non rinforziamo il loro delirio con l'acquiescenza omissiva.
Anche l'omissività è qualcosa ben individuata dal Diritto, Civile e Penale, che, se vissuta, distrugge una sana e buona cittadinanza che costruisce il Bene Comune.
Se una legge non attinge ai principi del Diritto stesso è fallace o, semplicemente, un "errore della mente umana".
Se un medico uccide, che sia un bimbo nel seno materno come una persona che, come cita testualmente il comunicato della consulta chiede: “ l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi.. tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile fonte di sofferenza fisiche o psicologiche..”, in entrambi i casi non compie più un atto medico. Tout court. Svilisce e denigra la sua intima vocazione.
L’obiezione di coscienza, sia nel caso dell’aborto che nel caso del suicidio assistito, non è una concessione che lo Stato pone al medico, ma un rispetto di ciò che il medico è: una persona che cura.
E togliere la vita non è mai una cura.
Se invece lo Stato impone, ex lege, che ciò deve avvenire, compie un abuso, cioè non rispetta né l’art. 2 della Costituzione, ed i principi personalistici che la irrorano, né la vocazione specifica del medico e contraddice tutti gli aspetti costituzionali inerenti il favor vitæ, di cui è intrisa la Costituzione ed il sistema sanitario.
Rimane pertanto curioso che oggi, post Consulta, si chieda il rispetto dell’obiezione di coscienza. A questo, d’altronde, puntavano i radicali, da buoni esperti di marketing a-valoriale: ghettizzare il medico (tanto più i cattolici) e garantire il delirio del soggetto inventando il “diritto alla morte”. Il neo totalitarismo inventa sempre neo-termini e neo-desideri.
Si deve piuttosto chiedere e ribadire che il medico è uno che cura; sempre.
Che dunque la 194, negli aspetti abortivi, è un ossimoro metafisico e legislativo e che il pronunciamento ultimo della Consulta è palesemente incostituzionale, non rispettando i fondamenti del Diritto stesso che sorreggono la Costituzione.
Ora, che possa mancare di Costituzionalità un cittadino e persino un politico, è, purtroppo, cosa che accade, ma che lo facciano dei giudici della Consulta, significa che l’ideologia ha preso il sopravvento sul Diritto e sui fondamenti del Diritto stesso. Si sono corrotti i formatori.
E chi forma questi formatori? Chi forma questi garanti? Se non attingono a principi riconosciuti e non li ricordano, qual è la loro vocazione?
E perché vogliono imporre ad altri il loro deragliamento vocazionale?
Dunque risulta più opportuno non garantire l’obiezione di coscienza ma il rispetto della figura e della vocazione del medico.
Se poi lo stato dovesse imporre per legge le pratiche di suicidio assistito, è bene, per il medico, qualunque medico, che sia cosciente della propria vocazione alla cura, patire persecuzione e disobbedire civilmente, pagando di persona.
Questo perché la legge non è buona in quanto legge ma in quanto aderisce a principi universali, riconosciuti, cioè non creati. Se questo non avviene la legge è solo norma, meramente immanente e situazionale, ma non ha nessun vincolo reale e snatura la sua stessa vocazione di far trascendere, anche in umanissima trascendenza, l’uomo alla sua piena vocazione. Se questo non avviene la norma distrugge e calpesta il Bene Comune e dissolve lo Stato stesso. Lentamente, aprendo, sempre più, al totalitarismo dell’economicismo che nega la persona e la sua preziosa ed intima coscienza.
PiEffe