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Mentre la Germania si riarmava, mentre il Terzo Reich annetteva ampi settori dell'Europa con il silenzio ed il placet delle democrazie occidentali, mentre Hitler si spartiva l'Europa orientale d'amore e d'accordo con Stalin, mentre tutto il Vecchio Continente si preparava alla guerra, pochi giorni prima della morte di Pio XI e poco più d'un mese prima del Conclave che avrebbe eletto al soglio di Pietro Eugenio Pacelli come Pio XII, il cardinale francese Jean Verdier, a causa della drammaticità dei tempi, dichiarò che «la Chiesa va verso tempi così agitati che il nuovo Papa dovrà essere o un eroe o un santo». Sulla santità di Pio XII solo il processo di beatificazione metterà l'ultima parola; sulla sua eroicità, invece, il processo storico ha già emesso la sua sentenza positiva.


Tuttavia, a partire dagli anni '60, con sempre maggior vigore, con sempre più pressappochismo storiografico, con sempre crescente qualunquismo ideologico, si è andata diffondendo una vulgata negazionista tesa a cancellare i meriti di Pio XII
. Gli storici che si sono confrontati sul tema con una oceanica documentazione sono quasi incalcolabili: Alexis Curvers, Antonio Spinosa, Martin Gilbert, Paolo Mieli, il gesuita Robert Graham, il rabbino David Gil Dalin, Pierre Blet, Andrea Riccardi, Pinchas Lapide, Giuseppe Sale, Joseph Lichten, Andrea Tornelli, Michael Hesemann, Margherita Marchione ed un'altra immensa miriade di studiosi, le fatiche, gli studi e le opere dei quali dimostrano quanto prezioso sia stato l'aiuto di Pio XII per la salvezza di decine di migliaia di persone in genere e di ebrei in particolare. Nonostante ciò, nonostante il Vaticano abbia aperto i propri archivi da più di vent'anni, nonostante abbia dato alle stampe, in 12 voluminosi tomi, la copiosa collana di atti e documenti che hanno riguardato la Santa Sede durante gli anni folli e convulsi della seconda guerra mondiale (il titolo originale dell'opera è Actes et documents du Saint Siege relatifs à la seconde guerre mondiale), ancora in molti si adagiano su una fanta-storica litania fatta di indignazioni, dichiarazioni, ignoranza e pregiudizi.


L'ultima tappa, in ordine di tempo, è la reazione smodata del rabbino Giuseppe Laras, che ha dichiarato che sarebbe stato assente domenica 17 gennaio 2009 alla sinagoga di Roma in occasione della visita di Papa Benedetto XVI
che, a dire del rabbino, ha indebolito i rapporti giudaico-cristiani soprattutto con la volontà di beatificare il suo predecessore Pio XII. Occorre ricordare, en passant, che le cose non sono sempre state così. Non si può non ricordare, infatti, che il 26 maggio del 1955 la Filarmonica d'Israele, composta da ben novantaquattro professori d'orchestra provenienti da 14 paesi europei, si recò in Vaticano per eseguire le opere di Beethoven come ringraziamento rivolto al Papa Pio XII per le vite proprie e dei parenti degli orchestrali salvati durante la guerra in tutta Europa. Il direttore d'orchestra Paul Kletzki ebbe a precisare che l'incontro musicale si svolgeva «in riconoscenza della grandiosa opera umanitaria compiuta da Sua Santità per salvare un gran numero di ebrei durante la seconda guerra mondiale». Il Console israeliano a Milano Pinhas Lapide, dal canto suo, dichiarò al quotidiano francese Le Monde, nel dicembre del 1963: «Posso affermare che il Papa personalmente, la Santa Sede, i nunzi e tutta la Chiesa cattolica hanno salvato dai centocinquantamila ai quattrocentomila ebrei da morte certa. Quando fui ricevuto a Venezia da Monsignor Roncalli, che doveva più tardi divenire Giovanni XXIII, e gli espressi la riconoscenza del mio paese per la sua azione in favore degli ebrei, al tempo in cui era nunzio ad Istanbul, mi interruppe a più riprese per ricordarmi che ogni volta egli aveva agito su preciso ordine di Pio XII». Inoltre, alla morte di Pio XII, un telegramma di Golda Meir così recitava: «Durante il decennio del terrore nazista, il nostro popolo ha subito un martirio terribile. La voce del Papa si è alzata per condannare i persecutori e per invocare pietà per le vittime».


A parte questo, come nota lo storico Paolo Mieli
, mentre avvenivano le deportazioni e gli eccidi «chi ricordiamo, durante la seconda guerra mondiale, tra le personalità ostili al nazismo, che abbia levato la sua voce contro le persecuzioni antisemite nella maniera in cui si rimprovera al Papa di non aver fatto? Io non ne conosco. Anche nel campo dell'antifascismo». Se la parola dello storico Paolo Mieli, cioè di chi confessa di parlare per «quella parte di sangue ebraico che corre nelle mie vene», non fosse ancora sufficiente, le seguenti dichiarazioni potrebbero esserlo. Nel 1944 il Gran Rabbino di Gerusalemme, Isaac Herzog, espresse pubblicamente la sua gratitudine: «Il popolo d'Israele non dimenticherà mai ciò che Pio XII e i suoi illustri delegati, ispirati dai principi eterni della religione che stanno alla base di una autentica civiltà, stanno facendo per i nostri sventurati fratelli e sorelle nell'ora più tragica della nostra storia. Una prova vivente della divina provvidenza in questo mondo». Nell'ottobre del 1958, alla morte di Pio XII, lo stesso Elio Toaff ebbe a dire: «Abbiamo avuto l'opportunità di sperimentare la grande compassione e la grande generosità di questo Papa durante gli anni della persecuzione e del terrore». Il 15 ottobre del 1944 il Commissario Straordinario delle Comunità Israelitiche di Roma, Silvio Ottolenghi, così esternava la verità storica che molti rabbini, ideologi e demagoghi di oggi cercano di nascondere: «Migliaia di nostri fratelli si sono salvati nei conventi, nelle chiese, negli extraterritoriali. In data 23 luglio ho avuto l'ordine di essere ricevuto da Sua Santità al quale ho portato il ringraziamento della comunità di Roma per l'assistenza eroica ed affettuosa fattaci dal clero attraverso i conventi ed i collegi. Ho riferito a Sua Santità il desiderio dei correligionari di Roma di andare in massa a ringraziarlo. Ma tale manifestazione non potrà essere fatta che alla fine della guerra per non pregiudicare tutti coloro che al nord hanno ancora bisogno di protezione».


Nell'ottobre del 1943, del resto, l'Osservatore Romano scriveva
che il Pontefice era pronto ad estendere «la sua paterna sollecitudine su tutti gli uomini senza distinzione di razza, di nazionalità, di religione». Il Papa, in sostanza, avvisava tutti che avrebbero trovato riparo presso le istituzioni cattoliche. Subito dopo, infatti, le suore di Nostra Signora di Sion in via Garibaldi, i frati di San Bartolomeo all'Isola, i religiosi di Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le mura ed altre decine di parrocchie e conventi, aprirono le porte agli ebrei e a tutti coloro che cercavano rifugio dalle persecuzioni naziste a Roma. A San Giovanni in Laterano trovarono rifugio persino gli antifascisti Nenni, Saragat, Bonomi, Segni, De Gasperi.


Si sapeva, dunque, che il Papa non parlava espressamente per evitare ritorsioni più gravi
, come accadde in Olanda, dove, a seguito della protesta dei vescovi cattolici per le deportazioni ai danni degli ebrei, i tedeschi si risolsero per deportare anche migliaia di preti e suore e fucilarne sul posto parecchie centinaia. Si sapeva dunque che il Papa «taceva» ma operava, o, come conferma lo storico Antonio Spinosa, «agiva dietro le quinte». Lo stesso Don Luigi Sturzo, esortato dal World Jewish Congress ad intercedere presso il Papa affinché questi scomunicasse Hitler, rispose: «Elisabetta regina d'Inghilterra e Napoleone, sebbene fossero stati scomunicati, non cambiarono rotta. Temo che Hitler risponderebbe alla scomunica uccidendo un maggior numero di persone, a cominciare dagli ebrei». Su questa linea era perfino uno dei Procuratori del Processo di Norimberga, di origine ebraica, Robert Kempner, che nel 1964 così dichiarò: «Qualsiasi presa di posizione propagandistica della Chiesa contro il governo di Hitler sarebbe stata non solamente un suicidio premeditato, ma avrebbe accelerato l'assassinio di un numero ben maggiore di ebrei e sacerdoti».


Le testimonianze e gli esempi potrebbero continuare a lungo
, ma per questioni di spazio è meglio concludere qui. Del resto, si suppone s'imponga da sé oramai quanto ideologica ed antistorica sia la voce di coloro che, ebrei o non ebrei, rabbini o non rabbini, decidano di calunniare la persona e l'operato di Pio XII che, per usare ancora le parole dello storico ebreo Paolo Mieli, «forse è stato il Papa più importante del Novecento».

Aldo Vitale

© http://www.ragionpolitica.it/cms/index.php - 16 gennaio 2010