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cura-brocheroBeatificazione José Gabriel del Rosario Brochero.
L’omelia del cardinale Angelo Amato durante il rito in Argentina.

Un autentico benefattore del popolo, che ha aiutato la crescita morale e spirituale dei fedeli e promosso il progresso della società, della famiglia, delle comunità. È il ritratto di José Gabriel del Rosario Brochero (1840-1914) proposto dal cardinale Amato sabato mattina, 14 settembre, durante il rito di beatificazione del prete argentino a Villa Cura Brochero, davanti a una folla di oltre 150.000 persone, che fin dalle prime ore dell’alba si è raccolta per assistere allo storico appuntamento. Storico perché coinvolge tutta la nazione. Brochero infatti non è stato solo un sacerdote, ma un vero benefattore della patria.
«La sua opera di profonda umanizzazione — ha detto il cardinale nell’omelia — p ro v e n i v a dalla predicazione del Vangelo di Cristo e dalla sua santità personale, riconosciuta da tutti già durante la sua vita», tanto che nel 1883, il giornale «El Interior» di Córdoba pubblicò una sua biografia, come lettura religiosa per la Settimana Santa di quell’anno. E il racconto della conversione del gaucho Santos Guayama, fin dal 1906 è stato inserito nei libri di lettura delle scuole elementari dell’A rg e n t i n a . Ma chi è effettivamente Brochero e che cosa ha fatto per essere così amato dal popolo? Il cardinale Amato non ha dubbi: è per l’asp etto più rilevante della sua santità, cioè «la carità verso tutti i bisognosi». Confidando nella provvidenza divina, ha spiegato il porporato, «il cuore del Brochero si aprì all’abbraccio degli indigenti con una immensa carità pastorale. Dimenticava se stesso per farsi tutto a tutti». Il celebrante ha poi narrato alcuni episodi della vita del nuovo beato. «Raggiungeva a cavallo i posti più remoti — ha detto — per portare la parola e il conforto della fede. Lo si ricorda sereno, gioioso, franco, altruista, figlio del popolo e tutto consacrato al popolo, ma anche amico dei ricchi e degli aristocratici, nei quali trovava protettori per le sue opere pie, come la costruzione di chiese, ospizi, scuole e laboratori». Testimoniava con la vita quanto predicava con le parole. «Era il primo ad agire — ha detto — a trasportare pietre, a zappare la terra. Gli dispiaceva vedere i bambini disertare la scuola per lavorare. Un giorno si ferma di fronte a un gruppo di contadini e senza scendere da cavallo dice: “Che fate con questi poveri ragazzini, invece di mandarli a scuola? Avanti, portateli affinché siano meno ignoranti di me e di voi”». Per questo i fedeli lo sentivano come uno di loro, lo amavano e lo seguivano. Il cardinale Amato ha poi messo in luce come «la sua carità pastorale» fosse «creatrice di comunione. Era un pastore e un padre per tutti. Ma la sua predilezione erano i poveri, gli ammalati, i piccoli. A loro provvedeva cibo, vestiario, assistenza secondo le sue possibilità». Durante un’epidemia di colera, ha ricordato, il beato «non si allontanò per salvarsi, ma rimase sul posto, recando a ogni ammalato il conforto dei sacramenti e il sollievo di cibo e medicine». Una nipote del beato racconta che «c’era un lebbroso che non accettava il suo male, bestemmiava e cacciava in malo modo chi gli si avvicinava. Solo Brochero poteva accostarlo, dargli da mangiare, ripulirlo, prendere il mate insieme. E forse fu lui a trasmettergli la malattia». La carità pastorale di Brochero era rivolta alla promozione integrale dei fedeli. Per questo, ha aggiunto il rappresentante di Papa Francesco, «si premurava di edificare scuole per l’istruzione dei giovani, di costruire strade, canali di irrigazione. Fece realizzare il tratto locale della ferrovia e costruire l’edificio della posta». Infatti, il benessere sociale per lui era importante come il benessere spirituale. «Si interessava — ha detto — della giusta paga dei lavoratori, della richiesta di grazia per alcuni prigionieri. Per queste sue iniziative, stendeva la mano per chiedere aiuto a coloro che potevano darglielo, soprattutto ai governatori e ai ricchi. Le opere sociali da lui realizzate avevano la finalità di rendere sempre più degna e più umana la vita dei suoi fedeli». Il porporato ha spiegato che Brochero aveva «la bontà di ringraziare i suoi benefattori con lettere, con visite personali, con alcuni prodotti della zona, con parole sempre piene di gratitudine e di riconoscenza. A tal fine, ma anche per stimolare la generosità, pubblicava regolarmente sui giornali i nomi e i donativi ricevuti». Perciò, i fedeli «non restavano insensibili di fronte alla concretezza della sua carità». Il cardinale ha concluso dicendo che «una parola speciale Brochero la rivolge ai suoi fratelli nel sacerdozio». Verso di loro egli «aveva una carità speciale, che si manifestava nell’esortazione alla preghiera, alla predicazione, all’obbligo della confessione settimanale, all’atteggiamento misericordioso verso i fedeli, soprattutto verso i penitenti». Ai preti il beato Brochero ricorda tre impegni. «Anzitutto — ha detto — essere costanti nel ministero della sacra Dottrina, dispensando con generosità a tutti la Parola di Dio. Ha detto recentemente Papa Francesco ai sacerdoti: “Leggete e meditate assiduamente la Parola del Signore per credere ciò che avete letto, insegnare ciò che avete appreso nella fede, vivere ciò che avete insegnato”». In secondo luogo, ha proseguito, «non stancarsi di essere misericordiosi, pregando, celebrando, adorando, perdonando. La celebrazione dei sacramenti e la preghiera di lode e di supplica fatta dai sacerdoti è la voce del popolo di Dio e dell’intera umanità». Infine, in terzo luogo, «esercitare in letizia il ministero sacerdotale di Cristo: è nella gioia che fiorisce la carità e la santità. Il beato Brochero era sempre sereno e gioioso».