Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Home
018q07cWASHINGTON, 21. "Sconsiderata": è l'aggettivo scelto dai vescovi degli Stati Uniti per caratterizzare la decisione del segretario del Department of Health and Human Services, Kathleen Sebelius, con la quale è stata confermata la volontà di prevedere solo poche eccezioni, considerate non sufficienti, al rispetto del Patient Protection and Affordable Care Act.
 Questa legge di riforma del sistema sanitario varata dall'amministrazione Obama, prevede che i piani di assicurazione sanitaria per i dipendenti di qualsiasi organizzazione prevedano dei servizi minimi obbligatori, fra i quali sono fatti rientrare anche i servizi abortivi. Il dicastero per la salute e i servizi umani ha emanato una direttiva con delle linee guida ora confermate, in conseguenza delle quali solo in un numero ristretto di casi, un'organizzazione, anche se a gestione religiosa, può essere esentata dal pagare per i propri dipendenti tali servizi sanitari. I programmi assicurativi nascondono la possibilità di un più facile accesso alle pratiche abortive. Tali "servizi" prevedono, infatti, interventi chirurgici per la sterilizzazione, la prescrizione di tutti i contraccettivi presenti negli elenchi del Food and Drug Administration, compresi farmaci che provocano l'aborto nel corso delle prime settimane di gravidanza.
Secondo quanto confermato ora da Kathleen Sebelius, gli operatori che lavorano in strutture sanitari gestite da organizzazioni religiose saranno comunque obbligati ad attenersi alle nuove linee guida, a partire dal 1° agosto 2013, con l'unica concessione di un anno ( di "adattamento") in più rispetto alla data ufficialmente prevista per l'entrata in vigore della direttiva (1° agosto 2012). Questo perché, ha voluto sottolineare lo stesso segretario, importanti "preoccupazioni sono state espresse circa la libertà religiosa". Dalla United States Conference of Catholic Bishops (Usccb) giunge, tuttavia, una netta critica alla decisione. In un comunicato si osserva, infatti, che la decisione lascia immutata la questione relativa al diritto al rispetto della libertà di coscienza e ci sarà soltanto un ritardo nell'applicazione della direttiva. "Forzare i cittadini - sottolinea il presidente della Usccb, l'arcivescovo di New York, Timothy Michael Dolan - a scegliere tra violare la loro coscienza e rinunciare alla loro salute è letteralmente irragionevole. Si tratta di un attacco tanto alla possibilità di accedere alla cure sanitarie quanto alla libertà religiosa. Storicamente questo rappresenta una sfida alla libertà religiosa".
L'arcivescovo ricorda che le linee guida includono la sterilizzazione e la contraccezione a fini abortivi tra i "servizi preventivi", ma, aggiunge il presule, "il Governo non dovrebbe costringere i cittadini ad agire come se la gravidanza fosse una malattia da evitare a tutti i costi". In un intervento del luglio scorso anche il cardinale Daniel DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston e presidente della Commissione episcopale sulle attività della vita aveva puntualizzato che "la gravidanza non è una malattia, e la fertilità non è una condizione patologica. La gravidanza e la fertilità non possono essere soppresse con qualsiasi mezzo tecnicamente possibile".
Alle Xcritiche dell'episcopato si aggiunge quella di suor Jane Marie Klein, presidente del Franciscan Alliance, un'organizzazione che rappresenta tredici ospedali cattolici: "Ci sono - afferma - centinaia di operatori che saranno sconvolti e confusi da questa decisione". Inoltre per suor Carol Keehan, presidente del Catholic Health Associatione - il cui commento è riferito nel comunicato della Usccb - la decisione del Governo federale "rappresenta un'occasione mancata per fare chiarezza su un'appropriata protezione della libertà di coscienza".
La Usccb ha anche messo in rete un appello. Sul sito internet è diffuso un messaggio del presidente che invita la comunità cattolica e i cittadini in generale a rendere pubblico il loro disaccordo. La decisione comporta, fra l'altro, come accennato, l'obbligo di fornire i farmaci abortivi. "Mai finora il Governo federale - evidenzia nel messaggio monsignor Dolan - aveva costretto le persone e le organizzazioni a servirsi di prodotti che violano le loro coscienze e questo non dovrebbe accadere in un Paese dove la libertà religiosa è al primo posto nel Bill of Rights. Per questo fate sì che i leader eletti sappiano che volete che la libertà religiosa e quella di coscienza vengano ripristinate".

(©L'Osservatore Romano 22 gennaio 2012)