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di Fabrizio Mastrofini

"Ho cominciato guardandomi attorno. Non possiamo vedere dei senzatetto per strada e pensare che va tutto bene. Per questo lo slogan di Project Home dice:  ognuno di noi è a casa se tutti sono a casa. È parte della mia vocazione, come religiosa e come essere umano". E se a dirlo è suor Mary Scullion, 51 anni, è da credersi, perché il suo "Project Home" ha cambiato la percezione che la città di Philadelphia ha dei senzatetto. Un impegno sociale radicato nella spiritualità e nel carisma di questa congregazione, fondata nel 1831 a Dublino da Catherine McAuley e sbarcata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1843. Da allora, dopo molti cambiamenti per adattarsi ai tempi, le suore hanno scelto la strada dell'impegno a favore della popolazione più povera e analfabeta delle città. Con evidenti risultati, come nel caso di suor Mary Scullion. Anche per questo la rivista "Time" ha inserito la religiosa, l'anno scorso, nella lista delle cento persone più influenti degli Usa. Un riconoscimento che non serve a evitare, a volte, tante sconfitte, ma che rende più ferma la volontà di impegnarsi. Come la storia di Mary, una senzatetto di 50 anni, trovata morta sotto uno dei tanti cavalcavia di Philadelphia, un mese fa, sepolta dalla neve di quest'ultimo rigidissimo inverno; aveva problemi di droga e alcol e da anni era una homeless, una senzatetto.


Edward ha 50 anni e problemi di droga e alcol che si uniscono a una diagnosi di personalità borderline. Ha un ricovero di fortuna in un angolo di un centro commerciale abbandonato a nord di Philadelphia e quando gli chiedi come va ti risponde "tutto bene, sono a posto, non mi serve niente". Ha una sorella che lavora lì vicino e fa quel che può per aiutarlo. Bill se la cava in una tenda di fortuna sotto il cavalcavia tra Pennsylvania Landing e Washington Avenue. Invece a ridosso della linea blu della metropolitana, andando verso centro città, Philips dorme rannicchiato dentro un sacco a pelo sotto un arco che lo ripara a stento dalla pioggia in una giornata freddissima, qualche giorno fa. Sembra avere scelto il posto peggiore. "Non è il posto peggiore", spiega Sam Santiago, che si sta prendendo cura di lui. A dieci metri, girato l'arco, la strada sovrastante forma uno spazio dove si trova un altro dei ricoveri di fortuna per alcune decine di senzatetto di Philadelphia. Siamo in mezzo alla sporcizia e con le buste del cibo che penzolano dalle funi per non venire attaccate dai topi. "Questo è il peggio", commenta Sam Santiago, 49 anni, da undici sulle strade per "Project Home", fondato nel 1988 da un gruppo di volenterosi guidati da suor Mary Scullion, della congregazione delle Sisters of Mercy of the Americas. Dopo nove anni trascorsi in polizia, Sam Santiago cinque giorni alla settimana percorre le strade di Philadelphia East e North alla ricerca dei senzatetto per verificare le loro condizioni e in qualche caso trovarli morti, come Mary.
L'assistenza su strada delle diverse unità è soltanto una delle molteplici iniziative di questo ambizioso programma di intervento, che in ventun anni è riuscito ad assistere oltre ottomila senzatetto, preparando per centinaia di loro una via di uscita dalla strada. "Anche per questo la Pasqua appena trascorsa è stata una festa importante per noi", ci dice suor Mary Scullion, pacata e sorridente, nel suo ufficio al primo piano del numero 1515 di Fairmount Avenue, per tutti quelli del "Project" abbreviato in "1515". Pasqua - spiega la suora - "ci fornisce il senso del cambiamento avvenuto in tanti senzatetto strappati dalla strada e avviati a nuova vita". Suor Mary ha tanti progetti ancora da realizzare. Come la ristrutturazione di un enorme edificio in pieno centro della città, a ridosso di City Hall, la sede del municipio e attaccato alla St. John's Church dei cappuccini, dove ogni venerdì santo si svolge una sacra rappresentazione della Passione. Al termine dei lavori, a dicembre, questo edificio della diocesi, ristrutturato a spese di "Project Home", sarà in grado di contenere oltre cento unità abitative per senzatetto inseriti nei programmi di uscita dalla strada e di reinserimento sociale.
Dalla originaria comunità "Caterina Drexel", avviata appunto nel 1988, oggi "Project Home" vanta undici residenze permanenti per persone uscite dalla strada, progetti di reinserimento lavorativo, il laboratorio "Honickman Learning Center" all'avanguardia per l'educazione degli adulti e per i bambini della scuola dell'infanzia ed elementare. E un progetto-pilota, in pieno centro città, chiamato "Kate's Place", un condominio di centoquarantaquattro appartamenti dove vivono stabilmente ex senzatetto con famiglie "normali". Anche qui una vera e propria trasformazione:  il complesso apparteneva infatti alle suore domenicane che nel 1999 si sono rivolte a suor Mary Scullion perché, per loro, i costi di gestione erano diventati insostenibili e non volevano venderlo per farlo diventare un altro dei tanti condomini extralusso della città. Una città che si presenta, ed è, una ricca metropoli nordamericana scintillante di negozi e grattacieli. Ma basta girare l'angolo o guardare più attentamente per trovare un'altra realtà.
"I senzatetto - spiega ancora Sam Santiago - appartengono a diverse categorie:  si tratta di persone mentalmente ritardate o instabili o con problemi psichiatrici. Possono essere alcolisti. E qui abbiamo tanti ex veterani della guerra del Vietnam che rifiutano gli aiuti statali, si sentono traditi, hanno vissuto una tragedia umana che li ha gettati nella disperazione e sulla strada. Nel loro caso, poi, ciò può sommarsi all'alcol e alla droga. Il problema più importante non è toglierli dalla strada ma prendersi cura di loro e del loro problema specifico", conclude l'ex poliziotto.
"Project Home" ha elaborato un percorso fatto di diverse tappe e vari livelli di intervento, per dire alle persone che la loro storia può cambiare. "L'impegno sociale - spiega ancora suor Mary Scullion - non ci fa dimenticare che siamo religiose, suore cattoliche. E infatti la congregazione pone altrettanta cura nella formazione alla preghiera, in una spiritualità profondamente radicata nel Vangelo, nel servizio alla Chiesa locale e universale. Crediamo tuttavia che come suore cattoliche dobbiamo diventare sempre di più un faro di speranza, una luce per gli uomini e le donne che soffrono. Per questo la congregazione cerca di continuo la via del rinnovamento e della risposta ai bisogni urgenti dei nostri tempi, realizzando un collegamento con i diversi rami presenti in vari Paesi del mondo per rendere globale la nostra azione di evangelizzazione e promozione umana".

(©L'Osservatore Romano - 9 aprile 2010)