Fa veramente impressione leggere un cumulo di inesattezze antropologiche, etimologiche e pastorali su un unico articolo.
Luciano Moia per Avvenire, con l’avallo di alcuni Vescovi, vi riesce benissimo; in un cortocircuito ormai noto.
Trovate l’articolo in Avvenire del 9 maggio 2026 “In preghiera contro l’omotransfobia «Tutti chiamati a una conversione»”.
Sottotitolo: “Anche nelle diocesi italiane in questo periodo si tengono veglie per superare le discriminazioni nei confronti delle persone Lgbtq+. Castellucci: «La porta deve restare aperta. Poi ognuno farà i passi che può e che vuole»”.
Anzitutto occorre ribadire che il fatto che la porta della Chiesa deve rimanere aperta e “poi ognuno farà ciò che può e che vuole” è un desiderio apprezzabile, il problema è il come si apre la porta e come si accompagnano le Persone, ciascuna persona. I buoni desiderata non bastano.
Quello che noi contestiamo vivamente è la pronazione antropologica, pastorale e metodologica attuata da alcune Diocesi con approvazione dei vertici della CEI.
I pastori non si accorgono che assumono in sé il criterio della “rana bollita” e della “Finestra di Overton”, anche solo facendo prefazioni ai testi di P. James Martin.
Citare in un articolo, come fa Moia, il Ministro del MIM Valditara non mette un sigillo alle competenze etiche dei Ministri dell’Istruzione che si sono avvicendati negli anni e che hanno sdoganato termini totalmente inventati a tavolino come un nostro collaboratore ha ben spiegato (vd qui); l’omofobia, la bifobia e la transfobia non esistono in sé, sono termini erronei che la Chiesa Cattolica, se intelligente ed attenta pastoralmente, non può far propri.
Chiamare in un sottotitolo “persone Lgbtq+” è totalmente dissonante da quanto dice Moia nell’articolo “nessuna influenza da parte di presunte lobby Lgbt”.
Se infatti non vi è nessuna influenza c’è sicuramente, da parte di Avvenire e dalle Diocesi promuoventi le veglie, un avallo comportamentale a quanto portano avanti tali Lobby, anzitutto assumendo tali termini che ghettizzano ancora di più le Persone che vivono una determinata tendenza sessuale o affettiva. Con la solita ebbrezza clericale di sentirsi a posto con il “tutti, tutti, tutti”. Un approccio superficiale che nel calderone dell’accoglienza (che certamente è necessaria per ciascuno di noi) si avallano strategie, linguaggi e metodi che comunque fanno parte dell’agenda LGBTQ+.
Tutto parte con il lavoro carsico svolto negli anni e culminato recentemente in determinate conclusioni sinodali con testimonianze pilotate e svilenti anche il lavoro speciale di Courage. Contenuti e metodologie del documento del Gruppo di Studio 9 del Sinodo sono, in tal senso, da rigettare se si è cattolici, tout court. È un contenuto intrinsecamente scismatico che non è un sentire cum Ecclesia nella sostanza e nella modalità.
Avuto l’avallo dal Sinodo su questo tema si dice in giro che tutti i Vescovi lo hanno approvato. Cosa che a noi, tra l’altro, non risulta.
Poi si cavalca l’ignoranza laicista del Parlamento Europeo, sul tema, citando l’attuale Ministro nell’articolo: “Giuseppe Valditara, ha affermato che la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia che si celebra il prossimo 17 maggio, istituita dal Parlamento europeo già nel 2007, è «piena sintonia con i principi fondamentali e i valori della Costituzione», e ha ribadito che le scuole in quell’occasione possono organizzare iniziative di approfondimento sui temi della discriminazione, dei diritti umani, delle libertà fondamentali.”.
E come la si cavalca? Inviando, come Diocesi, alle Scuole, inviti di formazione sul tema di tale giornata proponendo formatori che sono sulla linea di P. James Martin che, in tal senso, non è assolutamente affidabile, nei modi e nella sostanza.
Insomma Comitati per l’Integrazione che sono presi da dissennata frenesia e da patinata intenzionalità. L’Integrazione e tanto più l’Inclusione è cosa serissima che si svolge con basi etiche robuste, metafisicamente ed antropologicamente parlando, ma certuni ricordano nell'atteggiamento " di inebriamento del nuovo" alcuni profeti del Cap. 18 del Primo Libro dei Re.
Altro che libri gender nelle scuole, qui proprio alcune Diocesi ed alcuni Vescovi promuovono il degrado culturale tanto deprecato da Papa Francesco che, come è ben noto, ricordava che l’ideologia gender è un “errore della mente umana” (VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE FRANCESCO A POMPEI E A NAPOLI INCONTRO CON I GIOVANI SUL LUNGOMARE CARACCIOLO). In tutto con metodologie apparentemente innocue, proposte in modo innocuo, ma inquinanti e dunque assai pericolose.
Ripetiamo, se non fosse chiaro, i Vescovi di alcune Diocesi e i loro collaboratori, con l’avallo delle conclusioni del Sinodo, animati certamente da buone intenzioni, stanno promuovendo un degrado culturale che non aiuta le Persone con Tendenza omoaffettiva e non aiuta le loro famiglie.
Le buone intenzioni pastorali, nate anche dal bisogno di accompagnare i familiari di figli con tendenza omoaffettiva, tendenza più o meno marcata, anche composti da famiglie particolarmente presenti nel tessuto ecclesiale, non giustifica tali metodologie che nel linguaggio e nei modi si affida a deformazioni etimologiche, antropologiche che di laico hanno ben poco e che sposano ed avallano prassi lobbistiche anche involontariamente.
Non seminano nuovi approcci, dal sapore evangelico, ma confermano approcci errati, pastoralmente parlando, avallati da alcune associazioni e da alcuni “formatori” nel territorio nazionale che stanno, da tempo, creando uno spazio per stravolgere il dato antropologico, teologico e dottrinale non verso una sana evoluzione ed incarnazione ma verso la solita e reiterata involuzione delle eresie che la Chiesa ha conosciuto nel tempo e che, sempre, spiritualizzano e disordinano la carnalità anche sottovalutandola. Calpestando l’Incarnazione. I drammatici errori dei Nicolaiti, delle Gno
La manipolazione comunicativa di Famiglia Cristianasi e del Catarismo, assumono sempre forme nuove che toccano le ferite dell’uomo e la sua dimensione affettivo-relazionale. Un dispregio totale verso la Teologia del Corpo donataci da San Giovanni Paolo II.
D’altronde è risaputo, le lobby di quella sigla disordinata, sono una risposta impropria e manichea alla Verità sull’uomo e di queste occorre seriamente preoccuparsi per non assumerne, neanche di striscio, lo stile. E non basta dire, come nell’articolo: “E nessuna influenza da parte di presunte lobby Lgbt. Né nella Chiesa né nella società civile.”, perché in realtà queste veglie magari non nelle intenzioni, ma di fatto, veicolano modi, linguaggi e scelte in linea con quelle lobby.
Lo ricordava proprio Papa Francesco alla domanda in aereo sui “Gay” e pare che sia Avvenire che i Vescovi non lo hanno ben capito: “Il problema è fare lobby di questa tendenza: lobby di avari, lobby di politici, lobby dei massoni, tante lobby. Questo è il problema più grave per me.” (GMG Rio - L'incontro con i giornalisti a bordo dell'aereo al rientro da Rio de Janeiro – 28 luglio 2013).
Esistono infatti lobby ecclesiali che, magari in buona fede, pur di includere chi pensano loro si comportano come "i figli di questo mondo" (Lc. 16,8).
Ora, che Avvenire, Famiglia Cristiana ed alcune Diocesi, per stare realmente vicini a tutti e a ciascuno, come è certamente giusto e doveroso e per aiutare le famiglie anche ecclesialmente impegnate, attuino linguaggi, antropologie e metodologie delle Lobby è davvero il cortocircuito dato dal buon-intenzionismo.
Sembra una “chiesa in uscita” ma in realtà è una “chiesa in ritirata” che si illude di essere "in uscita". Questa è la beffa capolavoro, il grande inganno.
Una Chiesa in “ritirata” e non più propositiva culturalmente e kerygmaticamente, infatti, assume il linguaggio del mondo, non per farlo lievitare ed incarnarsi, riconoscendo i “segni dei tempi” come spinta dello Spirito ad Amare di più e meglio camminando accanto nella Verità, ma per impantanarsi nella pacificazione della coscienza che è la più insidiosa delle accidie clericali, clericalissima.
“Accogliere, Ascoltare, Accompagnare, Discernere ed Integrare” (EG. 25) è arte dello Spirito non un colligere emotivo.
Ma alcuni, tra giornali e pastori, sembrano dimenticarlo e, cosa assai amara, abusando della grazia di stato ricevuta.
Redazione de ilcattolico.it