La Chiesa in Kenya e la nuova Costituzione
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La violenza che ha scosso il Kenya all'indomani delle elezioni politiche del dicembre 2007, ha anche catalizzato la vita del paese con tensioni etniche e giochi di potere nel campo politico. L'orizzonte sembra schiarirsi, secondo alcuni osservatori, grazie a due iniziative che stanno a cuore alla popolazione. La prima è la decisione del tribunale penale internazionale dell'Aia di dare il via libera al proprio procuratore capo, Louis Moreno-Ocampo, per investigare sulle cause e i mandanti delle violenze che scossero il paese nei primi mesi del 2008. Almeno 1.500 persone morirono e 300.000 dovettero abbandonare le proprie case e proprietà. I keniani sperano che l'azione del tribunale internazionale metta fine all'impunità che politici - tra questi alcuni membri del governo - e grandi proprietari terrieri hanno goduto sino ad ora.
Il secondo evento è il referendum che chiamerà i cittadini ad approvare o rifiutare la nuova Costituzione. I keniani da anni attendono una nuova Costituzione che risponda alle esigenze di un Paese in crescita. L'attuale presidente Emilio Mwai Kibaki aveva promesso una nuova legge fondamentale entro i primi mesi del suo mandato. Una proposta di Costituzione venne bocciata con un referendum nel 2005. Dopo 24 anni di dittatura, i keniani avevano riposto molte speranza nel governo di Kibaki. Speranze che non si materializzarono. Oggi, a distanza di un quinquennio, Kibaki è un forte sostenitore del nuovo testo, che è stato approvato senza emendamenti dal parlamento di Nairobi il 1° aprile scorso.