Discussione sui valori non negoziabili
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Da un dialogo di Paolo Gasparini (http://ilfuoconecessario.wordpress.com/ ) su un articolo del Blog di Andrea Tornielli (http://2.andreatornielli.it/)Lxxxxxxxxxx scrive: 27 novembre 2011 alle 16:03
E assieme a Rxxxxxxx releghiamo anche P. Vold-Amorth, l’esorcista cattolico che lotta contro Harry Potter e lo Yoga, l’attore che fa il maghetto, cioè, Daniel Radcliffe, è ateo e stima Richard Dawkins. Ho letto centinaia di commenti sui vari siti che ne riportano la notizia della lotta Vold-Amorthiana contro Harry Potter, non ho mai riso così tanto, effettivamente se ben ricordo l’esorciccio affermava qualche anno fa che il diavolo era ormai a capo del vcaticano e che a Canneto (Messin) Satana si divertiva a far scoppiettare cellulari, tostapane, oggetti elettromagnetici vari, ecc…ecc……Ecco un buon motivo per relegare certe religioni ad ambito strettamente personale.
Risponde paolo Gasparini: La religione come affare privato. Il progetto del relativismo di sempre. “Homo mensura rerum.”Ma se non c’è una legge morale, una verità morale, metafisica, religiosa, superiore alla mia e alla tua decisione, al positivismo scientifico e giuridico, alle nostre brame di lupi, anche se travestiti da agnello, chi potrà salvarci dallo sbranarci a vicenda, o dall’annegare in questo mare culturale nichilistico che si sta riscaldando sempre più, e per cui nessuno dice, “Ahi!”?
Cxxxx scrive: E perchè mai la “legge morale, una verità morale, metafisica, religiosa, superiore alla mia e alla tua decisione” dovrebbe essere la tua???
Risponde paolo Gasparini: Chiedo scusa per ritardo nella risposta…lavoro anche di DOMENICA, beninteso, in Ospedale. Ecco, Carlo, potresti dire che non ci sono valori assoluti, come la verità, l’onestà, o la salute, infine il realismo; o la giustizia, la cortesia, l’eguaglianza. Diresti che sono “miei”, o anche “tuoi”, ad occasione. Bene. Ma tu non diresti mai, per proseguire, che sono valori, principi assoluti o universali, o oggettivi. Insomma, diresti che sono solo i tuoi. Allora, ti risponderei senz’altro che le tue proteste eventuali contro la mia megalomania valoriale e scorrettezza politica, istinto teocratico e talebano non sono per nulla migliori delle mie obiezioni, rifiuto delle tue affermazioni, delle tue verità, o della tua eloquenza. Se tu non fai appello a un sistema morale più elevato – l’inviolabilità dei principi non negoziabili (il rispetto della vita, del matrimonio fra uomo e donna, della verità), per condannarmi, per condannare delle mie ipotetiche affermazioni sulla superiorità del mio credo o dei miei principi liberali o libertari, tutto ciò cui tu puoi appoggiarti non rimane altro che i tuoi “feelings”. O i tuoi pugni. Forza emotiva o fisica: davvero un contenitore inadatto per la libertà!
ilsxxxx scrive: @ Paolo Scusi l’intromissione, ma fra i principi non negoziabili lei sembra aver dimenticato la libertà personale, perchè è su questo terreno che ci si muove.
Risponde paolo Gasparini: E’ quello che dice il positivismo morale, la filosofia ufficiale dell’Occidente. Lo ha detto, per esempio, la Corte Suprema Americana, nella sentenza Planned Parenthood contro Casey, che ha ripudiato esplicitamente la legge morale naturale, dicendo che ogni individuo ha “il diritto fondamentale…di definire il significato dell’esistenza”. [Per la verità lo aveva detto, con parole quasi uguali, qualche anno prima, Mussolini:"Il relativista moderno...ha il diritto - per il fatto che tutte le ideologie sono finzioni, di ugual valore - di creare per se la propria ideologia"] In effetti…è quello che si dice all’inferno. No, fermati! Non brandire il mouse! Mi limiterò all’analisi logica. Il tuo argomento è che non possiamo essere liberi veramente se non possiamo creare i nostri valori? Ognuno, inoltre, ama la libertà. Ognuno che abbia un po’ di sale in zucca, vero? Anche degli assolutisti come me? Bene. Guarda qui. La libertà non può creare valori, come sembra, perchè la libertà presuppone i valori. Infatti, se si affermasse che i relativisti sono buoni perchè riconoscono il primato della libertà, si darebbe per certo che la libertà è veramente un bene, realmente buona. Ma tu diresti che la libertà è allora l’unico valore universale, assoluto, senza necessariamente implicarne altri, come la mia repressiva legge morale, il peccato, il male, la famiglia, la comunità, la tradizione, il dovere e altre simili chincaglierie obsolete e illiberali? Ma se la libertà è davvero un che è male, deve essere libertà da qualcos’altro di veramente negativo. Quindi ti trovi costretto ad ammettere due valori, allora: la libertà e l’antivalore della schiavitù, della repressione. Tu mi dirai:”Vabbè, solo questi due.” Ed io:”libertà per te solo o per tutti?” “Per tutti, ovviamente!” “Quindi tutti hanno il diritto di creare il proprio sistema di valori?” “Sì, perchè sarebbe una questione di giustizia, di onestà, gentilezza!” Ma qui arriviamo a ciò che abbiamo detto in un precedente intervento: bisogna abbandonare l’idea moderna di soddisfare qualunque sistema di valori, i propri capricci, la dittatura del relativismo, e accettare che ci sia qualcosa, una legge morale più grande del proprio ego intelligente, post- umano, adulto, creativo, insaziabile, psicanalizzato, postilluminista e postindustriale. Bisogna tornare ad essere figli.
ilsxxxx scrive: @Paolo Il suo è un bel discorso, ben formulato e ricco di spunti ma manca, a mio avviso, di una conclusione. La domanda finale che porrei io è: il “valore” di una buona morte può essere deciso dalla singola persona senza che da fuori vengano imposti altri valori contro l’altrui volontà? PS: nel mio post precedente io non ho parlato in astratto della libertà, ho parlato della libertà personale, non sono evidentemente la stessa cosa.
Risponde paolo Gasparini: La libertà astratta, lo sappiamo per esperienza, è quella che ci permette di creare liberamente diverse regole sociali, comunemente accettate, per esempio, la guida su strada, o il linguaggio, il mangiare, il bere… Ma sappiamo altrettanto bene sperimentalmente che non siamo altrettanto liberi – personalmente- di fare in modo che l’eutanasia, l’aborto, o la schiavitù, l’omicidio, l’inganno diventino giusti, oppure, per converso, la giustizia e la carità sbagliati. Possiamo senz’altro creare abitudini sociali diverse, ma non abitudini morali, leggi morali nuove. Impossibile creare una morale diversa, come lo sarebbe per l’universo, per creare un nuovo universo. Dici che farei meglio a parlare per me o per la Chiesa, per una lobby, per qualcuno che è in grado di farlo? Sì, Nietzsche, l’ha fatto, e qualcun’altro abbastanza audace, come certi moderni liberali - libertari- relativisti, lo fanno! Ma la loro autodeterminazione, la loro autosufficienza “adulta”, tollerante, democratica e progressista non sarebbe più qualcosa di morale, ma solo delle regole per una ulteriore partita, un gioco di cui nessuno si sentirebbe legato affettivamente più di tanto… colpevole se lo violasse, o incoraggiato qualora ne rispettasse i “protocolli”. Supponiamo, infatti, che fossimo liberi di plasmare la scelta della “buona morte”, dell’eu-tanathos, pro e con, allo stesso modo di quanto si fosse liberi di decidere i tempi regolamentari delle partite di calcio, due, o cinque, ad libitum. La conclusione è che non ci sentiremmo più colpevoli di uccidere un innocente, sia all’inizio che alla fine della sua vita naturale, di quanto lo saremmo se giocassimo su tre o dieci porte. Mi dirai che siamo liberi di disobbedire ai principi non negoziabili, che non siamo legati alle leggi morali paradigmatiche, come la giustizia o i comandamenti di Dio. Succede tutti i giorni. Sì. Sperimentiamo tutti i giorni che siamo liberi di disobbedire, ma è impossibile non sentire anche che non possiamo fare in modo che il male diventi bene, che sia possibile creativamente far odiare il bene, o amare il male, per esempio. Sappiamo per esperienza che siamo liberi di scegliere l’eutanasia, ma non siamo liberi di sperimentare l’obbligo morale di uccidere, ma solo quello di amare, di volere che l’altro viva, altrimenti saremmo… come gli uomini più iniqui che siano mai esistiti, quelli che hanno teorizzato la “libertà” propria dei relativisti: De Sade, Hitler, C. Manson, quelli che vogliono “creare i propri valori” di mussoliniana memoria. Oggi i nuovi “diritti”…
ilsxxxx scrive: 1 dicembre 2011 alle 10:29 @Paolo Evidentemente non mi sono spiegato bene. Il suo discorso è in larga parte condivisibile, ma non è su questi temi che ci dobbiamo confrontare. La libertà personale di cui parlo è la libertà di agire verso se stessi “come ci pare”, non quella di agire verso gli altri senza un sistema di regole condivise. Provo a spiegarmi con un esempio diametralemnte opposto a quello dell’aborto ma che esprime, a mio avviso, la stessa forza. Pensiamo ad una donna malata di cancro, pensiamo che sia incinta, ed immaginiamo che lei decida di rinuciare alle cure per salvare il bambino che nascerà consapevole del fatto che questo la porterà alla morte. Questo caso si è verifcato già, secondo lei quale regola etica dovremmo applicare al caso specifico? Il medico deve assecondare il volere della madre per permettere la nascita di un figlio, una vita per una vita? E se così fosse chi mi dice che questo comportamento così “pro-life”(?) non possa diventare la prassi imposta per tutti i casi simili indipendentemente dalla volontà della madre? Se invece il medico decidesse che è più importante la vita della madre perchè ci sono buone speranze di salvarla e perchè comunque potrebbe avere altri figli dopo le cure, una vita per una o più vite? E se anche questo atteggiamento diventasse una prassi per cui una madre che si volesse sacrificare per il figlio fosse costretta ad abortire per legge? Mi pare evidente che in questi casi debba prevalere la libertà personale di decidere su se stessi, non possiamo delegare queste decisioni ad uno Stato, ad una religione o ad una ideologia, e se la paura è che vi possano essere derive decisioniste stà ai cittadini vigilare, la libertà non può essere mai vista come un traguardo, ma come un cammino (penso che per il cattolico la cosa non sia dissimile) che deve essere sempre sorvegliato, ma il modo di camminare di ciascuno non può essere imposto dall’esterno, questo succede nelle parate militari e non credo sia un desiderio così comune quello di sfilare compatti ed omologati. Saluti
Risponde paolo Gasparini: Grazie della sua pazienza, ma prima di tutto del suo rispetto! Mi pare di sintetizzare la sua posizione in questi termini: la legge morale è relativa, perchè anche se non è relativa rispetto agli individui che la esplicitano, o allo Stato, che legifera, o la società scientifica, i medici, che la protocollano, rimane ancora relativa, in quanto ci sono due altri ordini di fattori implicati. Le situazioni mutevoli, ad esempio una gravidanza inaspettata e un cancro, oppure le intenzioni personali, insindacabili. A dire il vero sono due argomenti, e ci tocca “addentarli” uno alla volta. Il primo: le situazioni sono così cangianti, pleomorfe, inaspettate, e, purtroppo, così talora intricate, e quindi mutevoli, in divenire, che è , sarebbe poco ragionevole-e realistico- affermare che ci sono regole etiche senza eccezioni, mai. Tutto ciò è, o sarebbe, scarsamente accettabile e accettato dall’opinione pubblica. L’esempio da lei citato mostrerebbe che persino “non uccidere mai un essere innocente” – qualora si palesasse una patologia invincibile, ecco che allora ci vedremmo costretti a ricrederci, ossia che non è poi così dogmatico, quel principio. A volte si devono uccidere delle vite innocenti, o delle vite, per salvare altre vite. Ma si potrebbero fare molti altri esempi, sul furto, la bugia e così via. Insomma, si possono sempre pensare situazioni in cui le regole morali di sempre, i principi non negoziali, perderebbero tutta la loro forza. Ecco, io metterei anche l’argomento successivo, quello dei motivi, delle intenzioni, delle mozioni interiori, soggettive sullo stesso piatto, per risparmiare tempo e perchè hanno lo stesso paradigma logico. Infatti, tutti condanneremmo un aborto volontario, ma mai se fosse accidentale, ossia accaduto, per esempio, nel corso di una anestesia generale per la riduzione di una frattura, ossia non intenzionale. La stessa cosa accadrebbe per uno che desse dei dolci a un bambino diabetico, ma che fosse stato all’oscuro del caso, e ne avesse provocato una chetoacidosi mortale. Uno sarebbe un perfetto negligente, ma in nessun caso un omicida. Quindi, per stringere, la liceità, la moralità di una scelta è determinata dai motivi, quindi dal soggetto, e allora l’etica sarebbe relativa all’individuo. I due argomenti sono simili, ma quello della situazione vuole provare che il principio assoluto in realtà sarebbe mutevole, l’altro che l’etica sarebbe soggettiva, non oggettiva. La morale tuttavia non è determinata dai casi e dai desideri, o dalla società, dai medici. Dico che è condizionata dalle circostanze e dai propri interessi, dal principio di autonomia. E’ certamente parzialmente determinata da essi, non certo integralmente da questi due fattori. La morale tradizionale (se ne parla ancora? Fa parte ancora del buon senso?) dice che sono tre i costitutivi dell’atto buono, della scelta umana (non dell’uomo, ma umana): il contenitore, ossia la scelta in sè, e il contenuto, ossia le situazioni – il come, il quando e il dove- e i motivi personali- il perchè.
Ovvio che è il contenitore che conta. Per fare un esempio, non è la libertà, come dicevamo all’inizio del nostro dialogo, che è il contenitore della vita, ma il contrario: è la vita che riceve la libertà, la plasma, la guida. E il contenitore è un assoluto: i comandamenti sono un assoluto, perchè senza di essi la pianticella della vita umana non avrebbe il sostegno, il bastone cui è legata, per resistere ai venti delle situazioni e dei motivi che la divellerebbero prima o poi. Essi declinano ciò che si deve fare e ciò che non si deve. Le situazioni e i motivi si aggiungono, integrano agli assoluti, ma non li cambiano, non si sottraggono, dividono da essi - dai comandamenti. Ci si deve sottomettere a tre specie di comandamenti. I dieci, quelli biblici, ma che sono, in fondo, un distillato razionale per menti semplici, dicono ciò che uno deve fare. Poi ci sono i comandamenti sulle intenzioni - che vietano il disprezzo della vita, quella organica, “de ciccia” dicono a Roma, il tradimento affettivo, ossia il disprezzo degli affetti del coniuge, dell’amore, infine il disprezzo dell’intelligenza, ossia la menzogna. Infine i comandamenti che regolano le situazioni - l’obbligo di essere responsabili, prudenti (virtù aristotelica, non quella intesa modernamente, di non avere “impicci”), ossia intelligenti, capaci di applicare le regole alle situazioni. Se io fallisco anche uno solo di questi tre “set”, perdo la partita, fallisco, moralmente. Tutti e tre questi sono assoluti, sono necessari. Per riassumere, prima ci deve essere la scelta, poi le situazioni e i motivi, che la condizionano. La morale è un’arte di giocoliere, che sa tenere in aria, dunque, tre palle? Non è una scienza? Sì, sono d’accordo. Ma ci sono regole per ciascuna delle tre palle. La vita buona è come un gioco, è vero! Un buon lavoro, progetto, capolavoro ha delle regole. Tutti e tre gli aspetti di un capo-lavoro artistico devono essere buoni, affinchè il masterpiece sia eccellente! La cosa giusta, per il giusto motivo, e per il verso giusto! Se uno solo dei tre pilastri non è buono, tutta l’arte verrà male! Una buona intenzione non può rendere buona una cattiva scelta, e una cattiva intenzione non può fare buona una azione buona. Uccidere un bambino per salvare una madre non va bene, anche se l’intenzione è buona. Vedi?Hai bisogno di tre gambe, non una. Ma tutte e tre sono necessarie, assolutamente necessarie. Mi replicherai che le situazioni non sono assolute.E nemmeno le intenzioni sono oggettive… Si, ma le situazioni sono oggettive, e le intenzioni non sono relative: tu devi amare sempre, chiunque, senza condizioni, e non odiare nessuno. Allora, anche l’etica della situazione è scientifica, vera, oggettiva, e anche l’etica individualista – quella per cui conta solo il motivo - è universale e assoluta. Anche nell’etica della situazione delle circostanze, è oggettivamente lecito mentire, e anche nell’etica soggettiva è cogente avere sempre buone intenzioni, ossia amare, essere sinceri. “Ma io sono per l’autodeterminazione”. Uno replica. Allora, ammiri o disprezzi chi non è sincero con se stesso? Con la sua privata coscienza? E’ giusto disobbedire alla propria coscienza? Se no, allora anche l’individualista ha un’etica universale, non individuale. E nemmeno transeunte. Non penso che costui si sognerebbe domani di violare la propria coscienza. Nemmeno se il suo umore cambiasse. Allora sarebbe oggettiva. E che cosa da alla propria coscienza questa autorità vincolante? Dio. La coscienza è la voce profetica di Dio. Tutti coloro che rispettano la propria coscienza non possono essere agnostici. Conclusione: i principi devono essere rigidi non le applicazioni, ma se gli standard sono flessibili come le situazioni, non c’è nessun standard. Per quanto riguarda il legame tra la legge positiva, esteriore (techne) all’atto umano (prassein), alla legge morale, ci vorrebbe ben più di una seduta. Sarebbe l’interessante argomento della biopolitica. Ma non è così secondario. Come diceva Platone, per capire meglio i particolari di un quadro- noi diremmo l’antropologia, bisogna vedere l’insieme del quadro, ciò che è più grande - la politica.
ilsxxxx scrive: 1 dicembre 2011 alle 14:42 @Paolo Io ho letto molto volentieri ciò che ha pubblicato e la ringrazio per il tempo che mi ha dedicato. Io purtroppo tendo ad essere molto succinto nelle mie affermazioni e nelle mie domande per cui mi permetto di riproporle la domanda di cui sopra. Per quale motivo risulta lecito per una madre decidere della propria vita se malata di cancro e gravida, ma non lo sarebbe altrettanto se non aspettasse un bambino? Il principio della difesa della vita è certo sacrosanto, ma dobbiamo accordarci: da cosa difendiamo questa vita? E’ pensabile che la difesa della vita si spinga a far imporre una difesa di Stato anche quando chi attenta alla nostra vita siamo noi stessi? Se dovessimo portare alle estreme conseguenze questo principio dovremmo avere uno Stato che non solo non stacca la spina ai malati terminali anche se questi lo chiedono, ma anche uno Stato che impone ai TdG di fare le trasfusioni, che proibisce il fumo e l’alcol, che mette al bando gli sport ritenuti pericolosi (formula 1 ma anche il ciclismo o il rugby). Forse rifarsi a qualcosa che già abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni sarebbe utile, una Costituzione, l’abbiamo, usiamola. Saluti.
Risponde paolo Gasparini: Mi risparmierebbe, e risparmierebbe ad altri difensori della vita, dell’uomo, un enorme bagaglio di ansia, tempo, fatica, preoccupazione, preghiera e denaro. Ma fino a quel momento continuerò a dare ragioni perchè è l’unico modo di imitare una madre per dire qualcosa di terribile che sta accadendo: i bambini sono massacrati. Come disse E.Burke, “la sola cosa necessaria al trionfo del male è la negligenza dei buoni”. Predicare è legittimo. E’ quello che fanno preti, ministri, rabbini, mullah ogni fine settimana. Dobbiamo fare ogni tanto un po’ di reset, di pulizia, di manutenzione. Questo argomento è il più efficace possibile per dialogare con una persona come lei, forse la più intelligente che abbia mai incontrato (io personalmente) che è però a favore dell’aborto, come si evince chiaramente dai suoi numerosi post. Voglio essere solo dialettico, senza incrinature. E nient’altro. La mia conclusione è che la legge dell’aborto deve essere abrogata, e la ragione fondamentale per dire questo non sta solo nel fatto di ciò che l’aborto è, ma anche nel fatto per cui tutti sappiamo che cosa esso è. Ma la conclusione precedente non è senza controversia, perciò partirò da ciò che non è controverso: sappiamo ciò che è una mela. Cercherò di persuaderla, perciò, che se noi sappiamo ciò che è una mela, la 194 deve essere abrogata, e che se la difenderai invece, probabilmente dovrebbe lei rinunciare a conoscere che cosa è una mela. Il mio primo principio deve essere il più certo possibile, in quanto gli argomenti di solito partono dal primo principio indiscutibile. Se questo principio sarà come una pietra di un muro che non si può abbattere quando ci si rivolta contro, allora l’argomento sarà il più invincibile. La tradizione e il senso comune ci suggeriscono il principio che noi sappiamo cos’è una mela. Nessuno dubita di questo, se non fino a tempi recenti.Solo adesso i filosofi, i professori, gli esperti, i giornalisti e gli uomini di cultura, insomma, il think tank che conta, si azzarda a negare l’evidenza, ossia che una mela è una mela. Dalla premessa che noi sappiamo cos’è una mela, dico un secondo principio, che è una explicatio terminorum del primo: noi sappiamo veramente che una mente davvero è una mela. Se questo secondo principio fosse negato, lo sarebbe anche il primo. Diverrebbe: noi sappiamo ma non in realtà, cos’è una mela. Il terzo principio è un corollario del secondo: noi sappiamo davvero che alcune cose (diverse dalle mele) esistono. Tutti coloro che parlano di diritti, di Costituzione, presuppongono questo principio che noi realmente conosciamo quello che sono davvero alcune cose. Non si può argomentare su qualcosa – distinto dal parlare in sè, dalle parole, dai costumi- se non accettando questo principio. Si può parlare dei desideri, delle emozioni senza di esso, ma non della giustizia, della legge. Senza di esso vi può essere uno Stato etico, di emozioni, di terrore, ma non un regno di giustizia. Il quarto è che sappiamo ciò che siamo. Se conosciamo una mela, di sicuro sappiamo cos’è un uomo.Non siamo mele, non viviamo come loro, nè sentiamo come loro. Nessuno di noi ha l’esperienza di crescere, di vivere come le mele, ma sappiamo quello che è una mela. A fortiori, sappiamo ciò che siamo, perchè abbiamo un “codice informatico”, un data base, un informatore privilegiato migliore e più grande. Non abbiamo una totale conoscenza di noi stessi, ovvio, o delle mele. C’è certo più mistero in un uomo che in una mela, ma vi è anche più conoscenza. Abbiamo diritti perchè siamo umani. Quinto principio. Non abbiamo ancora detto che cosa è l’uomo (ha l’anima?) nè quali sono questi diritti (decidere della propria vita?di fumare? di vivere fino a un certo punto?di essere felice?), solo il fatto che , qualsiasi siano questi diritti, derivano dal fatto che abbiamo qualcosa che ci fa umani. Questo principio richiama un sesto principio: la morale si fonda sulla metafisica, sul pensiero della realtà.I diritti dipendono dalla realtà, e la nostra conoscenza dei diritti dipendono dalla conoscenza della realtà. Adesso lei diverrà impaziente. No, mi scusi, ho “toppato”. Non sto parlando al popolino, che vorrebbe subito arrivare al punto controverso. Forse inizierà un disagio? “Troppo complesso”,”semplicistico”…Un meccanismo di difesa verso ciò che sta per arrivare? Questo ultimo principio vuole che i diritti dipendono da ciò che è. Anche se fossimo scettici sulla metafisica, usiamo tutti questo principio quando adoperiamo argomenti legali. Per esempio, un cane non ha diritto di voto, ma non ha il diritto di essere torturato, perchè, pur non essendo razionale, sente dolore, a differenza dell’albero. Il settimo principio: gli argomenti morali suppongono principi metafisici.Ma noi non sappiamo cos’è la realtà, abbiamo solo opinioni? Siamo più certi delle verità scientifiche o dei fatti quotidiani rispetto a quelle e quelli morali. Nessuno di noi pensa che il sole sia un pianeta, ma è facile dubitare che l’aborto sia pacificamente immorale, o i diritti degli animali, il divorzio. Eppure, il fatto che ne discutiamo contraddice lo scetticismo. Nessuno discute sui gusti personali: “ah! quanto so’ggrande! “, “no, vado pe’ stracci!” Per esempio, io e lei concordiamo sul fatto che la donna incinta che non vuol abortire, pur avendo il cancro, ha il diritto di essere rispettata nella sua volontà, e che non è sbagliato rimuovere l’organo, l’utero ammalato. Noi due, ilsxxxxx, siamo profondamente in disaccordo, radicalmente direi, sul modo di applicare il principio che la vita umana è un valore, ma entrambi facciamo riferimento (e forza) a (e su) questo principio. Per ora basta. Grazie e saluti.
mxxxxxx scrive: Uau… Salvati pure questi interventi di Paolo: ho capito che li capirò a fondo solo tra 20 anni…
Risponde paolo Gasparini: 2 dicembre 2011 alle 17:04 - E’ stupido perdere tempo in cose secondarie. E’ stato detto che la maggior parte delle questioni filosofiche ruotano attorno a cose ridicole, perchè non fanno differenza. Fa un che di diverso per la nostra esperienza se una certa idea è creduta vera o falsa? Se la risposta è no, inutile perdere tempo, sonno , soldi, fatiche e preghiere, perchè non può essere vera in nessun senso, laico o credente, se non fa differenza. Via il dilettantismo! Ma aggiungo che non è la rilevanza della questione che la fa vera. Solo alcune verità sono rilevanti. Credere che quello che dice la costituzione o il quotidiano di successo sia rilevante, non lo rende automaticamente vero. Dobbiamo dapprima essere sicuri che questa eo quella verità siano rilevanti, importanti. Quella della difesa della vita umana, non di quella vegetale o animale, è rilevante. Infatti i moderni relativisti, oltre, beninteso al loro relativismo morale, hanno un solo altro dogma ficcato in testa: l’aborto. Conoscete qualcuno che sta nelle stanze del potere che rifiuti questi due dogmi? Se me lo dimostrate, diventerò liberale e libertario! L’esempio riferito da “ilsanta” è controverso. Il modo di applicare i principi morali non negoziali, ossia applicare i principi della legge naturale al tema della vita nascente e al termine è controverso. Quello che spero non sia controverso è, spero, il principio stesso che i diritti umani sono nostri per il fatto di ciò che sono, per il loro essere – non per una giustapposizione volontarista, un intervento di altri, eteronomo, un rafforzamento dall’esterno dei propri capricci. Il diritto, in altre parole, non ha origine dalla volontà. E’ la ragione del diritto, della giustizia che deve prevalere sulla ragione della forza, della volontà partigiana. E’ l’unica alternativa. Non ce ne sono altre. Non c’è democrazia che tenga, o legge costituzionale. Non c’è caratura politica o numerica che tenga. Ne’ di leader, singolo o associato a correnti, lobbies, interessi, nè la maggioranza dei votanti in libere elezioni pubbliche. Nemmeno il sentimento di quello che Rousseau chiamava ” la decisione generale”. La forma politica non inficia il principio. Le costituzioni repubblicane, per le quali i parlamentari e il popolo sono soggetti alle stesse leggi, sono uno standard legale, non di potere. Una democrazia senza regole, dove il volere della maggioranza non è giudicato, controllato, non è una misura legale, ma di potere. Tuttavia, una legge che non è soggetta al diritto, è uno strumento di potere, non di giustizia. Nono principio. Tutti o nessuno hanno i diritti. La ragione per cui tutti gli esseri umani hanno diritti umani è che sono umani, tutti gli esseri umani sono umani. Non ci sono alternative: o i diritti ce l’hanno tutti o solo alcuni, non ci sono, non ci possono essere più di queste due scuole di pensiero. Non c’è un terzo “dicastero”. Eppure, la ragione per cui uno crede a una di queste opzioni è anche più importante di quella che si abbraccia. Mettiamo che tu sei convinto che tutti gli esseri umani abbiano dei diritti. Mi rivolgo a te, interlocutore serio, un po’ più colto di un metaforico onesto uomo d’affari, che intende i diritti come correttezza nei contratti sociali, economici e legali. Non mi rivolgo nemmeno a chi propugna l’opinione comune, il cittadino medio, per il quale i diritti umani non sono altro che i benefici che si fanno, od ottengono, bilanciati con gli svantaggi che si acquisiscono nelle scelte morali. Ma non mi rivolgo nemmeno ai cinici manipolatori dei diritti come quelli descritti dal principio precedente, quelli per cui valgono solo i diritti della forza, della maggioranza, o delle leggi, fatte sempre da alcuni a danno di altri, anche se numericamente inferiori. Mi rivolgo ai giovani di buone speranze che leggeranno questo blog, a coloro che non sono ancora stati avvelenati dal veleno del relativismo, o che vogliono trovare l’antidoto al veleno che oggi è somministrato a dosi da cavallo, industriali, nelle scuole pubbliche, specialmente nelle Università, e nei mass media. Sei convinto che tutti gli esseri umani abbiano dei diritti per il fatto di essere umani? Te la senti di diventare metafisico? I diritti umani sono inalienabili e inviolabili perchè sono intrinseci alla natura umana, all’essenza di uomo, a ciò che gli uomini sono di fatto? O credi che tutti gli uomini abbiano dei diritti perchè alcuni uomini lo hanno teorizzato- perchè alcuni di noi hanno dichiarato solennemente che li possiedono? Se hai la prima fede, il convincimento dei primi, sei al sicuro dalla vera intolleranza, la dittatura del relativismo, il dispotismo dei diritti. Se appartieni alla seconda tranche di ragioni, non lo sei affatto. Infatti, la natura umana non è camaleontica, ma le volontà umane sì. Le stesse volontà che oggi dicono che tutti hanno diritti, domani sono gli stessi che diranno il contrario, che solo alcuni hanno diritti. Decimo principio. Perchè l’aborto è iniquo? Alcuni vogliono essere uccisi. Molto di attualità. Ma non mi interessa qui parlare della moralità dell’eutanasia volontaria. Tuttavia, chiaramente la eutanasia non voluta è sbagliata, iniqua; è chiaro che c’è una differenza tra imporre la propria volontà sugli altri e lo stabilire un contratto paritetico, libero con altri. Può anche essere un contratto illecito, moralmente riprovevole, e il fatto stesso che le due parti contraenti lo facciano liberamente non giustifica che l’atto, la scelta sia buona. Eppure, uccidere un altro contro la propria volontà, non contrattualmente definito, e libero, è chiaramente insulso. Se questo non è insulso, cos’ è? Ecco cos’è l’aborto. Madre Teresa lo aveva detto:”Se l’aborto non è sbagliato, niente è sbagliato.” Il feto non vuole essere ucciso; vuole fuggire dalla morte. Osate dare un’occhiata al “Grido silenzioso”? Sfido i media a farlo vedere alle masse! No. Non censurano nulla, tranne questo, la operazione più effettuata nell’Occidente. Per questo dicevo che sono solo due i “dogmi” intoccabili della cultura dominante. Il relativismo morale e l’aborto.
Sxxxxx x scrive: @Paolo. Cerchiamo d’esser concreti e per una volta, per favore, smettiamola di prenderci in giro. La maternità è una condizione psicologica e morale, prima che fisica. Le femmine della nostra specie, non sono cavalle, non devono essere considerate “incubatrici” depositarie di qualcosa di superiore che, dopo la fecondazione non appartiene più a loro. Se una donna non vuole diventare madre, nessun padre, nessun marito, nessun prete, nessun politicante può avere il diritto di costringerla a farlo, soltanto perché è scattato un meccanismo biologico di riproduzione che non è maternità se e fino a quando come tale non è stata accettata. Negare il diritto ad abortire legalmente non vuol dire eliminare gli aborti, perché le donne sono e restano esseri pensanti anche quando nutrono un embrione che soltanto grazie a loro può diventare una vita. Significa soltanto spostare l’aborto nella clandestinità, senza salvare il feto né proteggere la vita della donna. Oppure vuol dire riservare l’aborto alle donne che possono recarsi all’estero dove è liberamente praticato. Assisteremo cioè a ciò che accade oggi a chi vuole usufruire dell’inseminazione assistita, evitando i paletti della legge 40: chi può spendere va all’estero, chi non può va a pregare da qualche parte per chiedere la grazia. Questa eventualità piace molto a coloro cui interessa lasciar candida e senza macchia soltanto la facciata e quindi interessa molto alla Chiesa cattolica. Buona serata.
Risponde paolo Gasparini: Continuo a ragionare, l’unico modo che ho di comunicare, ossia di dire qualcosa che aiuti la volontà a scegliere il bene, la vita, non la morte! 11. L’argomento negativo: l’inesistenza delle non persone. Qual’è la risposta alla seguente domanda? Le persone sono una sottoclasse degli esseri umani o è il contrario, sono gli esseri umani a essere una sottoclasse delle persone? Le ragioni adducibili per distinguere le persone dagli esseri umani sono due, e solo due. La possibilità, remota, che ci siano persone non umane, come gli alieni, gli elfi e gli gnomi, gli angeli, gli dei, Dio, le Persone della Santissima Trinità, oppure l’evenienza che vi siano degli umani non personali, delle non persone, umani senza diritti. Il buon senso della tradizione filosofica e morale afferma, si azzarda a dire, che tutti gli esseri umani sono persone, quindi possessori di diritti. Il relativismo moderno, e post moderno (post 1989, crollo del muro di Berlino) pontifica che solo alcuni esseri umani sono persone, solo quelli cui sono attribuiti, concessi, di grazia, diritti da parte altrui ( le Costituzioni, le Leggi, in una parola, gli uomini di potere, solo per fare un esempio) hanno diritti. Allora, se noi, centro destra o sinistra, repubblicani o democratici, post comunisti o liberali, siamo nella stanza dei bottoni, possiamo allegramente togliere la personalità a qualche gruppo umano: gli zingari, i neri, i laziali, gli schiavi, gli Ebrei, i nemici politici, i liberali, i fondamentalisti, le donne , i bambini concepiti, o con qualche difetto – e condannare i medici a risarcire i genitori per delle “vite sbagliate”, non riconosciute all’ecografia o allo screening prenatale, come ha fatto l’altro giorno la Corte di Cassazione Italiana? La giustificazione più banale addotta da queste “autorità”, da questa filosofia, quella relativista, che abbiamo smascherato essere non altro che un “fascismo mite, soft” (vedi miei interventi precedenti sullo stesso blog di Tornielli ), è che il semplicistico appartenere a una certa specie biologica non significa automaticamente goderne i diritti. Per esempio, qualcuno ha detto che non tutti i “fido” hanno gli stessi diritti. Alcuni li facciamo fuori tranquillamente, se rabbiosi, altri li accudiamo con una galanteria squisita (quelli destinati allo stabulario per sperimentazione o alle Pediatrie oncologiche). Per altri, infine, “non ce ne po’ fregà …”, come quelli randagi. Questo argomento vuole mostrare dunque che ad assegnare diritti universali alla specie umana sarebbero solo la nostra compassione o la tradizione – per quanto le due siano alquanto embricate, confuse, come se nulla di ciò che fosse ragionevole potesse nello stesso tempo divenire tradizionale! 12. Tre premesse pro vita e tre pro autodeterminazione. Le tre affermazioni fondamentali dell’argomento pro vita che faccio mie possono essere negate singolarmente. Uno, per essere considerato abortista deve negarne almeno una, perchè altrimenti uno non potrebbe non essere d’accordo con la conclusione pro vita. Ma ci sono tre tipi di scelta abortista, che dipendono da quella delle tre affermazioni pro vita che viene rigettata. La prima è scientifica, biologica, la seconda morale e l’ultima legale. La prima è che il cominciare ad essere membri di una certa specie vivente coincide con il concepimento. (Sembra ovvio, eppure questa verità lapalissiana – Monsieur De La Palisse era un personaggio che diceva di essere ancora vivo un quarto d’ora prima di morire – è affermata da qualunque testo scientifico di biologia, ma non saprei dirvi se continuano a farlo anche dopo la promulgazione della 194 – del 1978 – ma di certo vi posso assicurare che la 194 non ha fatto, o ha dato credito, ad alcuna scoperta scientifica alternativa). In altre parole, tutti gli esseri umani sono umani, zigoti, embrioni, feti, neonati, giovani, adulti, o morenti. La premessa morale è che tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita, perchè tutti gli esseri umani sono umani. E’ la deduzione dalla verità morale più semplice e nota, la “regola d’oro”: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Mi piace anche Terenzio, V secolo a.C., “homo sum, nihil humanum a me alienum puto”. Si chiama anche principio della giustizia, o dell’uguaglianza. Se non vuoi essere ucciso, non uccidere. Non è giusto, non è carino! Tutti gli esseri umani hanno uguale essenza, quindi sono essenzialmente uguali. La premessa legale è che la legge deve proteggere il più basilare dei diritti umani. Se tutti gli esseri umani sono umani, e se tutti gli esseri umani hanno il diritto alla vita, e se la legge deve proteggere i diritti umani, allora la legge deve proteggere il diritto alla vita di tutti gli esseri umani. Se tutte e tre queste premesse sono vere, allora ne consegue logicamente la conclusione pro vita. Da un punto di vista pro vita ci sono solo tre ragioni che possono giustificare la posizione pro morte, radicale, libertaria: l’ignoranza scientifica – crassa ignoranza di chi ignora la regola numero uno della biologia mondiale; ignoranza morale – crassa ignoranza della più elementare delle norme morali: l’ignoranza legale – crassa ignoranza della più basilare funzione del diritto. Ma le differenze tra queste tre ignoranze non sono meno notevoli. La prima, scientifica, se non è “gnorri”, deliberata negazione o disonestà, è almeno scusabile, non moralmente colpevole. Uno non dev’essere necessariamente un mostro, quando è solo stupido. Se pensi che “là” ci sia solo un “grumo di cellule”, o “vita in potenza”, allora non sei convinto di essere un assassino quando abortisci, o fai prendere alla fidanzata la pillola del giorno o dei cinque giorni dopo. Potresti non avere nemmeno un briciolo di coscienza sporca . (Eppure, com’è che tante madri che abortiscono rimangono ferite così profondamente da cadere in depressione per tutta la vita e in malattie autoimmuni?) La maggior parte degli argomenti pro morte, pro aborto, dopo la 194, hanno cercato di attaccare questa premessa, quella scientifica, dei sostenitori della vita. Almeno per qualche lustro. Ma continuano a farlo anche oggi, soprattutto oggi, quando si tratta di immettere in commercio, e ci sono riusciti, da pochi giorni, le varie pillole - pesticidi di cui sopra. Può benissimo essere che questa non sia ignoranza scusabile, ma disonesta, o forse no, perlomeno non nega direttamente la seconda premessa, il principio morale. Ma ecco che forse i radicali, i relativisti morali, gli “adulti”, le ONG, le lobbies farmaceutiche pensano, sentono nascostamente che non hanno via d’uscita se non questa, quella della menzogna morale, in quanto sono senza forze, completamente, quando si tratta di argomentare contro la ragione scientifica, ve ne siete accorti? I fatti della scienza sono troppo lapalissiani per essere negati, e non ha alcun senso negare la premessa legale, perchè se la legge non fosse promulgata per proteggere i più deboli, il diritto alla vita, a che cosa serve a fare? Questo, a mio parere, sospetto sia la rivoluzione copernicana decretata dalla rivoluzione sessuale, del ’68: il cammello ha messo non solo il naso, ma anche le gobbe dentro la tenda. Meglio ancora, Dracula, il relaivismo morale, ha già addentato il collo dell’Occidente e lo sta anemizzando velocemente, non solo privandolo di tanti esseri umani, di braccia per lavorare, cuori per amare, labbra per sorridere, teste per pensare genialmente, ma soprattutto privandolo, abbassando il soffitto dei desideri, della gioia, dando in cambio solo un modesto innalzamento del pavimento del piacere, dello spremere i recettori. In una parola, il relativismo, togliendo di mezzo l’unione fra amore e procreazione, ha distrutto la famiglia, tolto Dio agli uomini e livellato i cervelli, li ha fatti andare letteralmente “all’ammasso”, al conformismo consumista, edonista e distruttivo delle droghe, dell’amusement hi-tech. (Vi dice nulla la globalizzazione individualistiva pornografica e “musicale” digitale?) “Ehp! La smetti, o profeta, o talebano fondamentalista, intollerante clericale e illiberale?” Calmati, ho quasi finito! La spada (mi sento quasi come san Giorgio!), sta per essere conficcata nel cuore del Drago, di Dracula, e per di più si sta moltiplicando, lo puoi anche fare tu, amato lettore giovane, copia e incolla sul tuo sito, quello della parrocchia, dell’associazione culturale, dei blogs, forum, FB…abbiamo il continente digitale, ancora libero, tutto il resto, sotto l’impero del denaro, ce lo vieterebbe (libri, stampa, case editrici, TV, dibattiti pubblici, conferenze, video: tutto censurato, la musica la fa chi paga, chi è potente, ha mezzi, non chi suona!): è la luce della verità che fa perdere le forze a Dracula, sono gli argomenti che sto enumerando!! E sono gratuiti! La prima volta nella storia che ognuno può impugnare la lancia di san Giorgio! Non dire che sei povero, incolto, ininfluente… clicca e …vai! Sono sempre più convinto che, in Italia, la maggior parte della gente rifiuta di argomentare, o di pensare qualcosa, sull’aborto è perchè si rendono conto che la sola strada di rimanere a favore dell’aborto è di abortire la propria ragione, prima di tutto. In alternativa, siccome i libertini di sempre insistono che l’aborto riguarda il sesso, non i bambini, allora l’unico modo che hanno per giustificare le loro “corna”, la perdita e il disprezzo della loro verginità, è quello di avere perso per sempre la verginità delle meningi, la salute mentale. La sola via che hanno per giustificare la loro perdita dell’innocenza morale e quella di aver perso la loro innocenza intellettuale. Se questo punto ti offende, amato lettore, ti sfido a prendere una camomilla e a domandarti, dopo un po’ di tempo, di silenzio non astioso ma contemplativo:è la mia coscienza ad essere falsa? Dove è incappata nei briganti che l’hanno lasciata mezza, se non del tutto, inservibile? Quando, a che momento dell’adolescenza? Perchè si è lasciata uccidere? Da chi? Perchè non si è lasciata, aprendosi e non nascondendo i desideri lascivi, guarire da Cristo, dal sacerdote cattolico, se battezzata? 13. L’argomento a partire dallo scetticismo. La più probabile accoglienza di quanto detto sopra sarà l’attribuzione di dogmatismo: come oso pontificare con tanta sicurezza, e declassare gli oppositori al rango di deficenti mentali o morali? Vabbe’, ecco allora un argomento anche per gli scettici metafisici, che non saranno d’accordo con me nemmeno sulla premessa più lapalissiana, la prima, dicendo che non possiamo sapere nulla di ciò che è, di cosa sono le cose, come per esempio una mela. (D’altra parte, solo quando uno è spinto contro un muro e costretto a giustificare l’aborto, è proprio allora che diventa scettico e si mette a “santa nega”, a negare anche il non negabile, l’autoevidenza del principio) I legislatori in genere usano questo sotterfugio scettico per giustificare le scelte abortive. Siccome non sappiamo quando la vita umana inizia, non possiamo come legislatori porre paletti. ( Non riesco a capire come si possa essere così riduttivi, restringendo i cordoni di chi sta dentro i “parametri vitali” di cittadinanza che essere cauti su questa violenza, invasione, tsunami legislativo : qualcuno può battere un colpo?) Allora ecco la mia confutazione della 194 in base alla premessa scettica: supponiamo che nessuna premessa, delle 13 che abbiamo visto, passi gli esami dei miei giudici, i pochi ma agguerriti lettori del blog, ossia che nessuna di esse sia vera. Mettiamo che nemmeno di una mela sappiamo cosa sia in realtà, allora, anche allora l’aborto è ingiustificabile. Prendiamo per buono non lo scetticismo dogmatico, che è autocontradditorio ( uno scettico non può dire con sicurezza che niente si conosce, perchè lui stesso non sa nulla di certo, nemmeno di essere sicuro di non sapere), ma quello scettico, lo scetticismo scettico. Prendiamo anche per buono che non sappiamo se un feto è una persona. Di fatto, o lo è o non lo è ( a meno che la Corte di Cassazione abbia decretato l’annullamento del principio di non contraddizione mentre eravamo in ferie), ma nella nostra capoccia non è detto che riusciamo a cavarci un ragno dal buco, forse non arriveremo mai a sapere questa verità. Tuttavia sappiamo di sicuro che la logica dice che o lo è oppure no. Una seconda cosa che la logica ci dona come regalo di Natale è anche, però, il sapere o no cos’è lo zigote: o c’è qualcosa, là fuori, oppure no. Inoltre, o c’è un barlume di scienza su questo fatto nel nostro cervello, a questo punto un po’ fuso, oppure no. Allora, abbiamo quattro possibilità: 1) Lo zigote ( la cellula che origina dalla fusione di spermatozoo e ovulo) è una persona, e lo sappiamo; 2) Lo zigote è una persona, ma non lo sappiamo; 3) Lo zigote non è una persona, ma non lo sappiamo; 4) …, lo lascio a voi. Cos’è l’aborto in ciascuno di questi casi? Nel primo è un omicidio. Tu uccidi un essere umano in modo deliberato: omicidio volontario. Nel secondo: è un omicidio colposo. Sei passato su una sagoma simile a un uomo di notte con l’auto, oppure hai messo della formalina su una stanza da sterilizzare e non sapevi che c’era qualcuno dentro. Sei un irresponsabile. Non puoi invocare l’ignoranza. E’ il caso della 194. Terzo caso: sei un irresponsabile, come prima. Non ti sei informato, non sai. E’ come se tu appiccassi fuoco a un palazzo, e non c’era nessuno dentro, oppure stai coprendo delle macerie di un palazzo con altre macerie, ma non c’era nessuno dentro di questo. Sei stato solo fortunato. Non verrai mai e poi mai incolpato di omicidio preterintenzionale ma di negligenza e imprudenza si, legalmente. Solo nell’ultimo caso l’aborto è ragionavole, permesso, lecito e responsabile, una scelta ineccepibile. Attento: quello che lo rende lecito non è il fatto che lo zigote non è una persona, ma anche il fatto che tu non sai questo, che non lo è, che non è una persona, ossia un atto di negazione del tuo scetticismo. Ecco che allora lo scetticismo non depone affatto a favore dell’aborto, ma è contro. Solo se tu non sei scettico, ma dogmatico, fondamentalista, solo se sei sicuro che non c’è nessuno là, in quel grumo di cellule, nessun uomo tra le macerie, sulla strada poco illuminata, nella stanza contaminata, allora e solo allora puoi abortire, guidare il caterpillar, avviare l’erogatore del gas, o proseguire con l’automobile. Questo però fa terra bruciata persino sull’ultima striminzita scusante di fuga: pretendere di non sapere cosa sia una mela, allora, e solo allora abbiamo una scusante valida, l’unica, per esimerci dal non sapere cosa sia un aborto! Spero che un lettore del blog mi dimostri l’astrazione di tutti questi tredici gradini faticosi che fanno strada alla conclusione dell’argomento. Vorrei che, onestamente, un radicale duro e puro mi mostrasse, un giorno, anzi mi dimostrasse l’esistenza di un argomento a favore della non personalità dello zigote, del neoconcepito. Mi risparmierebbe, e insieme con me una moltitudine immensa di custodi della vita, un sacco di tempo, fatica, dolore, digiuni, preghiere e denaro. Ma fino a quel momento, non smetterò di pensare, perchè è l’unica arma che ho, nell’universo elettronico, per uccidere quel drago del relativismo morale, quel drago enorme, rosso del sangue di milioni di bambini, che vuole sommergere con l’acqua dei sofismi che esce dalla sua bocca dagli anni ’70 (in Italia), tanti innocenti, insieme alla Donna dell’Apocalisse, l’Immacolata, la Pura Innocenza, sia per sempre benedetta! Amen. Maranatha! Vieni, Signore Gesù! PS. : consentitemi, dulcis in fundo, una confessione. Avrei voluto infinite volte di più argomentare a partire dall’alto (fides quaerens intellectum). Ho dovuto fare il contrario (intellectum quaerens fidem). E’ quello che mi è costato…affettivamente ed effettivamente di più in questo frangente! Arrivederci. Grazie al dr. Tornielli per l’ospitalità. Simone 2 scrive: 4 dicembre 2011 alle 11:39 Complimenti, Paolo! Tredici punti di magistrale ragionamento filosofico, degni di un grande pensatore, di cui condivido in buona sostanza il succo. Personalmente non ho mai considerato – e non considero – l’aborto, una strada da privilegiare, salvo limitatissimi casi. L’intero suo ragionamento potrebbe trovare legittima cittadinanza tra i mini supplementi in corso di pubblicazione il venerdì e il sabato allegati al quotidiano “La Repubblica”, dedicata ai filosofi. Siamo quindi giunti con lo scoprire piacevolmente, io e lei, di essere d’accordo che l’aborto va rifiutato, ma sappiamo anche – spero lei lo sappia – che con o senza la tanto deprecata 194 le donne hanno sempre abortito da che mondo è mondo con qualsiasi mezzo, sovente ahimè a scapito della loro stessa vita. E allora, amico mio, che si fa dopo aver beatamente filosofato per un’intera giornata seduti all’ombra, sorseggiando ogni tanto una bevanda rinfrescante? Glielo chiedo, perché lei in tanto ragionar non l’ha detto. I percorsi da scegliere, a mio parere, sono soltanto due. Il primo, prevede la conferma della 194, continuando a fare opera di divulgazione continua, con ogni mezzo, in ogni ambiente per far sapere che sono disponibili modi piuttosto semplici per evitare di infilarsi nel vicolo cieco dell’aborto. Il secondo, prevede la cancellazione della 194 e poter così gridare finalmente al mondo intero, con grande soddisfazione e annesso scampanìo di campane che l’Italia non è più un paese abortista! Una scelta quest’ultima, che mi vede del tutto contrario e suppongo invece auspicata da lei e da tutti quelli che preferiscono lasciar candida e senza macchia soltanto la facciata e continuare a prendersi in giro evitando, come solito, di guardare la realtà. Buona domenica. Ultimo mio intervento personale: Il nostro nuovo interlocutore, Simone, dice in sostanza:” Interessante e ottima cosa dissertare, accademicamente sull’etica dell’aborto, come lo sarebbe cacciare una palla sulla porzione di campo da tennis avversaria. Eppure nessun tomo potrà mai eliminare il fatto che ci saranno sempre donne che vogliono abortire il loro figlio, non ancora nato, e leggi, come quelle occidentali, che forniranno personale adatto allo scopo. Era il caso prima della 194 e lo sarebbe anche dopo. La disperazione non sempre aspetta pazientemente dei professori universitari elegantemente e politicamente corretti circa i pro e con di una tesi, fumosa come le rispettive bevande del pomeriggio adagiate sul comò del loro salotto barocco.” Penso che sia del tutto lapalissiano, inevitabile e giusto dire che l’aborto c’era prima della legalizzazione, e ci sarà vita natural durante dell’umanità, anche se venisse dichiarato illegale. La stessa cosa varrebbe, d’altro canto, per le ruberie, l’abuso infantile, il crimine, la povertà, il razzismo, la violenza privata, le dipendenze( speriamo non la nostra, la dipendenza da blog!): problemi che, come abbiamo appena visto, non solo dureranno per un bel po’, ma vedranno anche un sacco di individui cadere in quella voragine. D’altro canto, se nessuna donna rimanesse incinta, potrebbe continuare il nostro interlocutore, non sarebbe necessario legiferare, come invece ha fatto l’Italia e tutti i paesi liberi ( e non liberi- oggi cade il ventennale della fine della “grande democrazia russa”), le democrazie pluralistiche. Le democrazie liberali, infatti, vedono infiniti problemi sorgere eliminando la libertà, i diritti individuali, la tolleranza, come fanno i paesi teocratici, assolutisti, fondamentalisti (ebrei ortodossi, cattolici – Malta, Irlanda, Ungheria, Polonia – musulmani e così via) e preferiscono ricorrere all’educazione (sessuale, della cittadinanza), e alle leggi, oltre che mediante programmi finanziari finalizzati alla “pianificazione familiare”(contraccezione e aborto, cultura della morte, insomma: chi mai presenterebbe il male con un linguaggio crudo, politicamente scorretto?) delle gravidanze indesiderate, alla devianza, le tossicodipendenze, la violenza privata… Perché mai lasciarsi illuminare dal faro della legge naturale, della dottrina sociale della Chiesa, o di qualche religione, di qualche assolutismo morale, o di saltare nelle loro imbarcazioni, invece di tappare i fori della nave liberale con le leggi positive? In ogni caso, prima che una persona opti per l’aborto, prima di tutto ne esplora la fattibilità e il caso di farlo, il vantaggio. Inoltre, la gente che riflette, chi è interessato alla giustizia, alla crescita di tutta la persona, della autentica crescita, vera, della persona, ha l’obbligo morale di aiutare chi si trova di fronte a una gravidanza inaspettata. Trovare una via d’uscita a questo apparente scacco. Un aiuto concreto a tutti coloro che sono coinvolti. Come ha notato, i miei argomenti non c’entrano nulla con la fede, con la religione, ma sono basati sull’evidenza. Ne vuole uno attuale? Proprio stamane, casualmente ho incontrato un’ostetrica obiettrice, che tuttavia, nel corso della sua pratica nell’ospedale pubblico, era chiamata a “finire il lavoro” della 194. Mi ha confidato lo stato d’animo che ha provato quando, ponendo le sue dita nella cervix, nell’utero di una donna appena operata, ha sentito quelle del bambino che stringevano le sue… Ha trovato citazioni della Scrittura, dei teologi, del Santo Padre? Premesse d’autorità che giustificassero le mie conclusioni? L’argomento contro l’aborto (tutti, proprio tutti gli aborti volontari, consapevoli!) è stato redatto per tutte le persone di buona volontà, a prescindere dalla presenza o no della fede cattolica, o qualsivoglia altro credo. Nessun adolescente, nessuno, deve essere forzato ad avere relazioni sessuali, o a diventare gravida, ma una volta che c’è un “pischello”, lei è una madre in attesa, con una relazione con il figlio, il proprio figlio, che si sta sviluppando in utero. Allora, Simone, quando una donna diventa gravida, la domanda chiave non è: “ Dobbiamo costringerla a procreare?”, ma piuttosto: “La aiuteremo, aiuteremo lei e il bambino, nelle loro necessità materne e filiali?” Chi ha buona volontà risponderà di sì alla seconda domanda, con azioni concrete. Vuole che le porti qualche esempio anche personale…? Penso che creeremmo un disservizio se non aiutiamo la crescita morale dei giovani, se non diamo loro una sana educazione morale, educandoli alle virtù. Se ci limitiamo a erogare “qualunque servizio” rispetto al comportamento sessuale, aspettiamoci, senza sorpresa, una crescita parallela delle gravidanze tra i giovani e la diffusione delle malattie sessualmente trasmesse. Ma mi dirai: cosa c’entra con Aristotele il problema di una giovane madre senza risorse, la donna in carriera che non può permettersi un figlio, o la adolescente disperata dopo una serata in discoteca? Penso che tutte costoro ( e i loro partner) desiderano la felicità vera. Aristotele, Tommaso d’Aquino, e molte tradizioni filosofiche e religiose, mostrano come la via per la vera felicità sgorga da scelte compiute in accordo con la virtù. Quindi ci possono essere scelte che conducono all’infelicità, quando non sono giuste. La psicologia contemporanea dinamica enfatizza pure l’importanza del dinamismo nelle scelte, delle forti relazioni interpersonali, e del perdono. Penso che tutte le persone di buona volontà devono incoraggiare e aiutare l’eroismo di certe scelte, e aiutare a superare le ferite indelebili (è un taboo imposto alla opinione pubblica, ma è assodato da tutte le ricerche scientifiche di psichiatria) connesse all’abortoIl nostro nuovo interlocutore, Simone, dice in sostanza:” Interessante e ottima cosa dissertare, accademicamente sull’etica dell’aborto, come lo sarebbe cacciare una palla sulla porzione di campo da tennis avversaria. Eppure nessun tomo potrà mai eliminare il fatto che ci saranno sempre donne che vogliono abortire il loro figlio, non ancora nato, e leggi, come quelle occidentali, che forniranno personale adatto allo scopo. Era il caso prima della 194 e lo sarebbe anche dopo. La disperazione non sempre aspetta pazientemente dei professori universitari elegantemente e politicamente corretti circa i pro e con di una tesi, fumosa come le rispettive bevande del pomeriggio adagiate sul comò del loro salotto barocco.” Penso che sia del tutto lapalissiano, inevitabile e giusto dire che l’aborto c’era prima della legalizzazione, e ci sarà vita natural durante dell’umanità, anche se venisse dichiarato illegale. La stessa cosa varrebbe, d’altro canto, per le ruberie, l’abuso infantile, il crimine, la povertà, il razzismo, la violenza privata, le dipendenze( speriamo non la nostra, la dipendenza da blog!): problemi che, come abbiamo appena visto, non solo dureranno per un bel po’, ma vedranno anche un sacco di individui cadere in quella voragine. D’altro canto, se nessuna donna rimanesse incinta, potrebbe continuare il nostro interlocutore, non sarebbe necessario legiferare, come invece ha fatto l’Italia e tutti i paesi liberi ( e non liberi- oggi cade il ventennale della fine della “grande democrazia russa”), le democrazie pluralistiche. Le democrazie liberali, infatti, vedono infiniti problemi sorgere eliminando la libertà, i diritti individuali, la tolleranza, come fanno i paesi teocratici, assolutisti, fondamentalisti (ebrei ortodossi, cattolici – Malta, Irlanda, Ungheria, Polonia – musulmani e così via) e preferiscono ricorrere all’educazione (sessuale, della cittadinanza), e alle leggi, oltre che mediante programmi finanziari finalizzati alla “pianificazione familiare”(contraccezione e aborto, cultura della morte, insomma: chi mai presenterebbe il male con un linguaggio crudo, politicamente scorretto?) delle gravidanze indesiderate, alla devianza, le tossicodipendenze, la violenza privata… Perché mai lasciarsi illuminare dal faro della legge naturale, della dottrina sociale della Chiesa, o di qualche religione, di qualche assolutismo morale, o di saltare nelle loro imbarcazioni, invece di tappare i fori della nave liberale con le leggi positive? In ogni caso, prima che una persona opti per l’aborto, prima di tutto ne esplora la fattibilità e il caso di farlo, il vantaggio. Inoltre, la gente che riflette, chi è interessato alla giustizia, alla crescita di tutta la persona, della autentica crescita, vera, della persona, ha l’obbligo morale di aiutare chi si trova di fronte a una gravidanza inaspettata. Trovare una via d’uscita a questo apparente scacco. Un aiuto concreto a tutti coloro che sono coinvolti. Come ha notato, i miei argomenti non c’entrano nulla con la fede, con la religione, ma sono basati sull’evidenza. Ne vuole uno attuale? Proprio stamane, casualmente ho incontrato un’ostetrica obiettrice, che tuttavia, nel corso della sua pratica nell’ospedale pubblico, era chiamata a “finire il lavoro” della 194. Mi ha confidato lo stato d’animo che ha provato quando, ponendo le sue dita nella cervix, nell’utero di una donna appena operata, ha sentito quelle del bambino che stringevano le sue… Ha trovato citazioni della Scrittura, dei teologi, del Santo Padre? Premesse d’autorità che giustificassero le mie conclusioni? L’argomento contro l’aborto (tutti, proprio tutti gli aborti volontari, consapevoli!) è stato redatto per tutte le persone di buona volontà, a prescindere dalla presenza o no della fede cattolica, o qualsivoglia altro credo. Nessun adolescente, nessuno, deve essere forzato ad avere relazioni sessuali, o a diventare gravida, ma una volta che c’è un “pischello”, lei è una madre in attesa, con una relazione con il figlio, il proprio figlio, che si sta sviluppando in utero. Allora, Simone, quando una donna diventa gravida, la domanda chiave non è: “ Dobbiamo costringerla a procreare?”, ma piuttosto: “La aiuteremo, aiuteremo lei e il bambino, nelle loro necessità materne e filiali?” Chi ha buona volontà risponderà di sì alla seconda domanda, con azioni concrete. Vuole che le porti qualche esempio anche personale…? Penso che creeremmo un disservizio se non aiutiamo la crescita morale dei giovani, se non diamo loro una sana educazione morale, educandoli alle virtù. Se ci limitiamo a erogare “qualunque servizio” rispetto al comportamento sessuale, aspettiamoci, senza sorpresa, una crescita parallela delle gravidanze tra i giovani e la diffusione delle malattie sessualmente trasmesse. Ma mi dirai: cosa c’entra con Aristotele il problema di una giovane madre senza risorse, la donna in carriera che non può permettersi un figlio, o la adolescente disperata dopo una serata in discoteca? Penso che tutte costoro ( e i loro partner) desiderano la felicità vera. Aristotele, Tommaso d’Aquino, e molte tradizioni filosofiche e religiose, mostrano come la via per la vera felicità sgorga da scelte compiute in accordo con la virtù. Quindi ci possono essere scelte che conducono all’infelicità, quando non sono giuste. La psicologia contemporanea dinamica enfatizza pure l’importanza del dinamismo nelle scelte, delle forti relazioni interpersonali, e del perdono. Penso che tutte le persone di buona volontà devono incoraggiare e aiutare l’eroismo di certe scelte, e aiutare a superare le ferite indelebili (è un taboo imposto alla opinione pubblica, ma è assodato da tutte le ricerche scientifiche di psichiatria) connesse all’aborto.