Tagli agli enti cattolici che si occupano di rifugiati
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WASHINGTON, 3. La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha aperto un’inchiesta per verificare se era giustificata la negazione dei contributi da parte del Dipartimento della salute e dei servizi umani, al fondo contro il traffico di esseri umani gestito dalla locale Conferenza episcopale. George Sheldon, segretario assistente incaricato dell’amministrazione per i bambini e le famiglie, ha dichiarato che «a oggi il Dipartimento ha finanziato gruppi che potevano affrontare meglio i bisogni delle vittime del traffico di essere umani», tra i quali non erano inclusi gli enti che fanno capo ai vescovi statunitensi. Sheldon ha anche sottolineato che «l’amministrazione ha trovato tutte le organizzazioni parimenti qualificate» e ha deciso di dare i premi agli enti e alle associazioni in grado di offrire anche i servizi di pianificazione e assistenza alle famiglie, nonché l’intera gamma di cure ginecologiche e ostetriche legalmente consentite». Ma Steve Wagner, ex direttore del Dipartimento della salute, che ha gestito i fondi per i programmi contro il traffico di esseri umani, ha affermato in un’intervista che «il Dipartimento non avrebbe dovuto tener conto delle convinzioni dei vescovi in questo ambito. Le iniziative di finanziamento — ha aggiunto — sono state create con la consapevolezza che l’aborto e la contraccezione erano totalmente inappropriate per prendersi cura di coloro che cercavano aiuto». Wagner, che ha contribuito a stilare il programma 2003-2006 per l’assistenza alle vittime della tratta di essere umani negli Stati Uniti, ha spiegato che «nessuno di quanti originariamente hanno chiesto contributi ha mai cercato di fornire pratiche abortiste o contraccettive ». Giovedì scorso, la House Committee on Oversight and Government Reform ha tenuto una seduta, nel corso della quale ha cercato di decidere se il Dipartimemto di salute e servizi umani aveva preso una decisione ingiusta e politicizzata concedendo le sovvenzioni. I servizi predisposti dalla Conferenza episcopale per gli immigrati e i rifugiati agiscono sulla base di un contratto federale che prevede la fornitura di aiuti alimentari, vestiario, alloggio e assistenza medica alle vittime di tratta in tutto il Paese. Nonostante l’organismo dei vescovi abbia ricevuto in passato lodi per l’operato svolto e i servizi offerti, ora ha avuto negata la possibilità di un rinnovo del contratto. La decisione è stata appunto motivata con il fatto che sarebbe stata data «forte preferenza» ai richiedenti che avrebbero potuto offrire l’intera gamma di cure ginecologiche e ostetriche legalmente consentite, che comprendono l’aborto, la contraccezione e la sterilizzazione. Sempre giovedì scorso un articolo apparso sul «Washington Post» ha sollevato dubbi sulla correttezza delle procedure di finanziamento, riferendo che alcuni membri del personale del Dipartimento aveva protestato perché alcune persone, di nomina politica, avrebbero interferito per cambiare l’esito del processo di assegnazione dei contributi. In seguito ad alcune verifiche, i revisori hanno osservato che i servizi offerti dalla Chiesa in favore dei migranti e dei rifugiati proponevano un progetto completo che affrontava tutti gli obiettivi del programma. Ma, nonostante la relazione dei revisori, il Dipartimento ha deciso che l’organismo dei vescovi non aveva i requisiti idonei per poter usufruire dell’assegnazione dei fondi contributivi. «È triste — ha concluso Wagner — che sia stata presa una decisione totalmente politica e che per farlo si sacrifichi l’interesse delle vittime».© Osservatore Romano - 3 dicembre 2011