Il compito di ogni generazione
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Da Il Foglio l'intervento che l'Ambasciatrice americana presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, ha tenuto al Meeting di Rimini, il 27 agosto, nell'incontro dal titolo “Giustizia e diritti umani”.
E' davvero un onore partecipare al famoso Meeting di Rimini, ed è una gioia straordinaria condividere il podio con Stefano Alberto, Marta Cartabia e Joseph Weiler. Ci è stato chiesto di discutere il tema "Giustizia e dei Diritti Umani" nel discorso tenuto da papa Benedetto XVI alle Nazioni Unite il 18 aprile 2008, e mi è stato affidato il gradito compito di cominciare proponendo alcune riflessioni sul modo in cui il Papa ha trattato questi argomenti.
Ho avuto per l'appunto la grande fortuna di essere presente alle Nazioni Unite quando il Santo Padre ha tenuto il discorso e di assistere all'entusiastica standing ovation che ha ricevuto. All'epoca, tuttavia, non ho potuto fare a meno di domandarmi se coloro che avevano applaudito il Papa con tale entusiasmo avessero realmente compreso appieno le implicazioni delle sue parole. Poiché, al pari di molti altri discorsi di papa Benedetto, si tratta di un discorso in cui esprime in modo piuttosto criptico alcune idee alquanto complesse. È un discorso ricco di stimoli; un discorso che ha bisogno, come si suol dire, di essere "spacchettato". Aggiungerei che si tratta di un discorso rivolto a un pubblico assai più vasto di quello dei diplomatici riuniti nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. I suoi contenuti sono rivolti a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che sperano in qualche modo di poter contribuire a cambiare il corso degli eventi in favore della libertà e dell'umana dignità. In altre parole, sono destinati a tutti coloro che sperano, usando l'espressione di don Luigi Giussani, di essere "protagonisti" piuttosto che "nessuno" nel nostro mondo sempre più interdipendente e tuttavia tormentato da conflitti.