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di UGO SARTORIO È facile notare come il testo dell’enciclica scorra dentro una grande inclusione: se «Laudato si’, mi Signore» è l’avvio poetico del documento, «Laudato si’! Amen» è la sua solenne conclusione liturgica; mentre l’interno è punteggiato da molteplici richiami al santo di Assisi, che Papa Francesco sceglie come compagno di viaggio per la sua riflessione epocale sull’ambiente. Non teme, infatti, di presentarlo come «l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale» (n. 10), quindi come mistico e pellegrino dal «cuore universale», uomo di relazione armonica con la natura, tanto che «predicava persino ai fiori» (n. 11). Inoltre, «chiamava le creature, per quanto piccole, con il nome di fratello o sorella», ci viene detto attraverso una citazione presa dalla vita ufficiale dell’assisiate scritta da san Bonaventura (n. 11, nota 20), nel senso che, come sottolinea Chesterton, «parliamo di un uomo che non scambia il bosco con gli alberi. San Francesco non disse sua “m a d re ” la natura, ma chiamò “fratello” un determinato somaro, e “s o re l l a ” una certa passeretta».