L'orchestra dei neuroni
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Si apre il 30 luglio a San Gemini il "Campus delle arti 2010" che - accanto a concerti, corsi e masterclass - propone una riflessione sulla neuro-musicologia in una sezione denominata "Musical-Brain-2010". Uno dei relatori ha sintetizzato per noi i temi della sua relazione.
di Massimo PiccirilliUniversità di Perugia
La musica accompagna l'essere umano in ogni momento della sua vita, fin dal grembo materno. Apparentemente nessuna società umana, presente o del passato documentato, è stata mai priva di musica. I più antichi manufatti sono strumenti musicali, come i flauti di osso. L'esperienza della musica coinvolge in modo globale: danzare e cantare, provare emozioni, attivare ricordi e così via. Eppure ancora non sappiamo a cosa serve la musica, quali siano le sue origini, quale il significato, cosa cambierebbe per l'essere umano se la musica scomparisse.
Le conoscenze disponibili derivano soprattutto dallo studio di come cambia il comportamento quando si verifica una lesione del sistema nervoso. Sono famose le storie di musicisti che hanno sofferto di malattie del cervello, come Ravel, Gershwin o Shebalin. Una prima straordinaria osservazione è che suoni linguistici e suoni musicali assumono un valore diverso per il sistema nervoso e dipendono da strutture cerebrali in buona parte distinte; Shebalin ad esempio in seguito a due episodi vascolari cerebrali aveva perduto la capacità di esprimersi con le parole ma ciò non gli impedì di comporre la sua Quinta Sinfonia, giudicata da Shostakovich "un lavoro brillante e creativo, denso delle più profonde emozioni, la creazione di un grande maestro". Viceversa un danno cerebrale può provocare una compromissione selettiva della competenza musicale; il disturbo, definito amusia, può addirittura limitarsi a colpire un singolo aspetto delle abilità musicali, ad esempio solo la melodia o il ritmo e così via.