Bibbia contro Sindone, falso dilemma
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Pesce – autore del discusso Inchiesta su Gesù (Mondadori) insieme al giornalista Corrado Augias – chiama in causa il senso della venerazione alla Sindone: «Perché mostrarla?» (p. 15); «A che cosa serve?»; «Che tipo di religione suggerisce alle folle, ai credenti e ai non credenti?» (p. 26); «Mi domando perché la Chiesa cattolica italiana metta oggi così grande impegno a sostenere l’autenticità di questo pezzo di stoffa» (p. 15). Stupito dalle iniziative e pubblicazioni prodotte attorno all’ostensione, conclude: «Evidentemente l’idea dell’autenticità del lenzuolo è penetrata capillarmente in ogni settore di base della Chiesa cattolica» (ibidem).
Ciò va rettificato. La Chiesa non insegna affatto l’autenticità della Sindone conservata a Torino: afferma anzi di non avere competenza al riguardo, non trattandosi di oggetto di fede, ma di studio per le scienze naturali e storiche. Da parte della Chiesa si ammette la prosecuzione di un plurisecolare culto di «venerazione» (e non di «adorazione» come impropriamente afferma Pesce) della «nobile icona» della Sindone. Facendo propria un’espressione di san Basilio (IV secolo), il concilio Niceno II (VIII secolo) afferma che la venerazione «attraverso l’immagine, passa al prototipo». Dunque nella venerazione delle reliquie o delle immagini il culto non termina alla materia, ma alla realtà spirituale indicata: un santo o lo stesso Signore. E ciò a differenza dell’adorazione, che si rivolge direttamente a Dio solo.