L'uomo plasmato dal perdono
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Oltre che tempo di austerità, la Quaresima è tempo di pentimento e di perdono. Lo illustra un altro inno delle settimane che avviano alla Pasqua, l'Audi, benigne conditor, in dimetri giambici, dubbiosamente attribuito a Gregorio Magno. "Le preghiere e le lacrime (preces cum fletibus) / o Signore pietoso, / a te più intense si sciolgono / in questo tempo santo". Né sono implorazioni sterili e lacrime vane: esse vanno a toccare il cuore di Dio, che, non ignorando quanto sia fragile l'argilla di cui è plasmato l'uomo, è pronto a concedere alla compunzione e al ravvedimento la grazia del perdono. Da qui l'affidamento accorato e fiducioso: "Tu che conosci i cuori / e deboli ci vedi (Scrutator alme cordium, / infirma tu scis virium) / a chi si pente e ti invoca / concedi il tuo perdono".