Armonia nella diversità come tra un basso e un soprano
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Il 26 febbraio si è tenuto a Roma presso l'Academia Belgica l'incontro di studio "La ricognizione del sacro" in occasione dell'affidamento all'Università Cattolica del Sacro Cuore dell'Archivio di Julien Ries. L'arcivescovo presidente del Pontificio Consiglio della Cultura ha sintetizzato la sua relazione per il nostro giornale.
di Gianfranco Ravasi
Fu proprio in quel Settecento tedesco, nel quale si era coniato il termine Cultur/Kultur con l'accezione specifica attuale, che si iniziò anche a parlare di "culture", gettando così le basi per riconoscere e comprendere quel fenomeno che ora è definito come "multiculturalità". Ad aprire questa via, che superava il perimetro eurocentrico e intellettualistico e si inoltrava verso nuovi e più vasti orizzonti, era stato Johann Gottfried Herder con le sue Idee sulla filosofia della storia dell'umanità (1784-91), lui che tra l'altro si era già dedicato nel 1782 allo Spirito della poesia ebraica. L'idea, però, balenava ancora nel pensiero di Vico, Montesquieu e Voltaire che riconoscevano nelle evoluzioni e involuzioni storiche, negli stessi condizionamenti ambientali, nell'incipiente incontro tra i popoli, al seguito delle varie scoperte, nelle prime osmosi ideali, sociali ed economiche, l'emergere di un pluralismo culturale.
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