A colloquio con monsignor Barthélémy Adoukonou, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura
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"Colui che non ha la semplicità di ricevere non ha neppure il diritto di dare": parola di Joseph Ratzinger. È questa la lezione più alta appresa da un giovane prete del Benin, alla scuola del professore bavarese con cui negli anni Settanta studiò a Ratisbona. Oggi quel docente è Papa Benedetto XVI e il sacerdote africano è il nuovo segretario del Pontificio Consiglio della Cultura. Si chiama Barthélémy Adoukonou, discende da una famiglia reale di Abomey, ed è un esponente di primo piano della teologia africana. Lo abbiamo incontrato al suo arrivo a Roma, la città in cui è stato ordinato sacerdote nel 1966. Questo monsignore sessantottenne, ex allievo dell'Urbaniana, con il futuro Pontefice ha anche lavorato nella Commissione teologica internazionale. Profondo conoscitore della cultura dell'Africa occidentale, ha insegnato per decenni nei seminari e nelle università. Il 3 dicembre la nomina al nuovo incarico nel dicastero guidato dall'arcivescovo Gianfranco Ravasi.