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Sit orator antequam dictor - "Sia prima uomo di preghiera che predicatore". A sant'Agostino, nel
De doctrina Christiana, sono sufficienti poche parole per sintetizzare i tratti del sacerdote ideale. Non un uomo insuperbito dalla conoscenza della dottrina o dalla raffinatezza della propria arte oratoria, ma - sostiene - una persona scrupolosa, certamente ben preparata e che, tuttavia, "avvicinandosi l'ora di parlare" e ancora "prima di muovere la lingua" solleva innanzitutto a Dio la propria "anima assetata", in modo che "proferisca quel che ha bevuto e versi ciò che lo riempie". Poiché, nel campo della fede e della carità - osserva il santo vescovo d'Ippona - "molte sono le cose da dire e molti i modi in cui le può dire" e nessuno conosce "rettamente cosa noi dobbiamo dire volta per volta o cosa si aspettano gli uditori di ascoltare da noi, all'infuori di colui che penetra i cuori di tutti".
Pillole di saggezza e di realismo cristiano valide anche per l'oggi, nell'attualità dell'Anno sacerdotale. Briciole di verità accortamente lasciate cadere dalla mensa riccamente imbandita nei primi secoli cristiani dagli antichi maestri di spiritualità. Non solo Agostino, dunque, ma anche altri grandi Padri della Chiesa, da Clemente a Origene, da Ambrogio a Ilario, a Giovanni Crisostomo per citarne solo alcuni.
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