Agnese e la rabbia del tiranno
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Proprio in questi mesi i responsabili della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra hanno intrapreso un delicatissimo intervento conservativo nella catacomba di Sant'Agnese sulla via Nomentana, per ripristinare il grande itinerario cimiteriale sotterraneo, sorto già nel iii secolo e reso famoso dalla deposizione di una martire giovanissima, trucidata, presumibilmente, durante la grande persecuzione dioclezianea e così amata dalla comunità romana che, in corrispondenza della sua tomba, nacque, nel corso dei secoli, un complesso monumentale che rappresenta una significativa testimonianza di un lungo e ininterrotto itinerario costruttivo e cultuale. Verso la tomba della fanciulla romana accorsero i pellegrini da ogni dove, tanto che la data della sua deposizione (xii Kalendas Februarias Agnetis in Nomentana), ossia il 21 gennaio, entrò, già nel 336, nel celebre calendario della Chiesa romana, noto come Depositio martyrum, mentre il Liber Pontificalis ci parla dell'attenzione che Papa Liberio (352-366) dedicò al sepolcro della fanciulla, che dotò di un prezioso organismo marmoreo, di cui rimane, tra l'altro, un paliotto d'altare con l'effigie scolpita della bambina rappresentata nel gioioso gesto della preghiera.