Malafede e disinformazione
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Riprendiamo dal "Corriere della Sera" del 20 gennaio un commento scritto dopo l'incontro di Benedetto XVI con la comunità ebraica di Roma.
Bisognerebbe smetterla con la malafede, il partito preso e, per dirla tutta, la disinformazione, non appena si tratta di Benedetto XVI. Fin dalla sua elezione, si è intentato un processo al suo "ultraconservatorismo", ripreso di continuo dai mass media (come se un Papa potesse essere altra cosa che "conservatore"). Si è insistito con sottintesi, se non addirittura con battute pesanti, sul "Papa tedesco", sul "post-nazista" in sottana, su colui che la trasmissione satirica francese "Les Guignols" non esitava a soprannominare "Adolfo II".
Si sono falsificati, puramente e semplicemente, i testi: per esempio, a proposito del suo viaggio ad Auschwitz del 2006, si sostenne e - dal momento che col passar del tempo i ricordi si fanno più incerti - ancor oggi si ripete che avrebbe reso onore alla memoria dei sei milioni di morti polacchi, vittime di una semplice "banda di criminali", senza precisare che la metà di loro erano ebrei (la controverità è davvero sbalorditiva, poiché Benedetto XVI in quell'occasione parlò effettivamente dei "potenti del iii Reich" che tentarono "di eliminare" il "popolo ebraico" dal "rango delle nazioni della Terra", "Le Monde", 30 maggio 2006).