Il sacco di Roma del 410 e l'origine del "De civitate Dei" di Agostino
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Il 13 gennaio si è svolta a Napoli, presso la Facoltà teologica dell'Italia Meridionale, la xiv edizione della "Lectio Augustini" quest'anno dedicata al tema "Goti, Romani, cristiani e la caduta di Roma nel 410. In dialogo con Agostino di Ippona". Pubblichiamo alcuni stralci di una delle relazioni.
Università Orientale di Napoli
Verso la fine dell'agosto del 410 i porti dell'Africa proconsolare si affollavano di imbarcazioni provenienti da Roma. Il carico era ben diverso da quello che aveva un tempo reso festosi quei lidi opulenti, adagiati sulla riva meridionale del Mediterraneo.
Non più, infatti, vi sbarcavano quei possessores di ville e terreni, ornati dei simboli del clarissimato romano, i quali avevano lasciato, per poi serenamente farvi ritorno, le loro ampie residenze urbane o le tranquille dimore gentilizie adagiate sulle dolci colline del Tuscolo. I nuovi viaggiatori non accarezzavano più nella memoria lo spettacolo dell'Urbe reso unico dal rosseggiare dei suoi marmi al tramonto. Meste e silenziose, o atterrite e agitate, si precipitavano in Africa folle di uomini e di donne, di anziani e di bambini che fuggivano dalla città, un tempo ritenuta eterna, ma che ora era stata colorata sinistramente con il rosso del sangue di tante, troppe vittime e del fuoco che le orde barbariche al seguito di Alarico avevano appiccato a quanto s'era trovato di venerabile e di vetusto, offrendo così lo spettacolo della capitale saccheggiata e diruta, tanto nei suoi popolosi vici quanto nei suoi più alti e marmorei fastigi.
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