Una figura enorme emerge dal caos dell'errore
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Nel pomeriggio del 13 gennaio, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, è stato presentato il volume Codex Pauli (Roma, Abbazia di San Paolo fuori le Mura - Paulus, 2009, pagine 424). L'opera è stata concepita sullo stile degli antichi codici monastici ed è arricchita da fregi, miniature e illustrazioni provenienti dai manoscritti dell'abbazia di San Paolo fuori le Mura. Il Codex contiene - oltre a una serie di approfondimenti spirituali, storici e artistici - l'intero corpus Paulinum, gli Atti degli apostoli e la Lettera agli Ebrei (con il testo italiano e greco) e anche una selezione di apocrifi riguardanti Paolo. Dal codice pubblichiamo stralci della presentazione del presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e di uno scritto dell'abate di San Paolo fuori le Mura.
di Gianfranco Ravasi
Uno studioso tedesco dell'Ottocento, Adolf Deissmann, aveva definito Paolo "un cosmopolita". Effettivamente egli era figlio di tre culture che già apparivano nella sua ideale "carta d'identità". Il suo nome originario era ebraico, lo stesso del primo re d'Israele, Saul. "Sono un ebreo di Tarso di Cilicia", dichiara al tribunale romano che gli chiede le generalità al momento dell'arresto a Gerusalemme (Atti degli apostoli, 21, 39). In polemica con i suoi detrattori ebrei di Corinto, rivendica le sue radici: "Sono essi ebrei? Anch'io lo sono. Sono israeliti? Anch'io. Sono stirpe di Abramo? Anch'io" (2 Corinzi, 11, 22). Agli amati cristiani macedoni di Filippi ribadisce vigorosamente di essere "circonciso l'ottavo giorno, della stirpe di Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da ebrei, fariseo secondo la legge" (3, 5). In crescendo ai Romani scrive: "Vorrei essere io stesso maledetto, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e a loro appartengono l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi. Da essi proviene Cristo secondo la carne" (9, 3-5). E ai Galati rivela persino una punta di integralismo nazionalistico: "Essi sono per natura ebrei e non peccatori come le genti" (2, 15).