«Dio è la vera fonte di autostima»
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«Amati, tu sei amabile». Tutte le campagne pubblicitarie che intendono inculcarci il concetto sono monche: da quella del “perché tu vali” alla bellezza autentica di Dove (meritevole, in effetti e interessante anche l’intento di insegnare all’intelligenza artificiale una bellezza umana reale e la decisione di non contribuire ad addestrarla con standard irraggiungibili), passando per il dogma della Barbie che ci assicura che possiamo essere tutto ciò che vogliamo (davvero? Io lancerei una nuovo modello: “Barbie, però deciditi!”): nessuna sta in piedi e non solo perché ha lo scopo di farci acquistare prodotti. Sono castelli di carta senza fondamenta, miraggi che svaporano non appena ci si avvicina. Come si nutre, allora, l’amore per sé stessi che tutti sentiamo di sperimentare o di cui patiamo la mancanza fino ad ammalarci se tarda a farsi (ri)trovare? Qual è la fonte che alimenta il suo corso ed evita che diventi un greto arido e inospitale per ogni forma di vita? Siamo un popolo di nutrizionisti, oltre tutto il resto, quindi potremmo dire così: l’amore per sé è come la vitamina D, non lo possiamo sintetizzare senza i raggi del sole e il sole, come il coraggio il povero don Abbondio, se uno non ce l’ha mica se lo può dare.