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Parliamo dell'"atto che vede", dell'intelligenza, o, come la chiama GKC, della "salute mentale". È uno degli argomenti più avvincenti di Chesterton, un capitolo di Ortodossia che andrebbe citato per intero, dove si spiega che il pazzo è colui che crede in se stesso («Oggigiorno ognuno crede esattamente in quella parte dell'uomo in cui dovrebbe non credere: se stesso, e dubita esattamente di quella parte di cui non dovrebbe dubitare: la ragione divina»); è il fissato, monomaniaco fino alla monotonia («Il pazzo... è preso dalla nitida e ben illuminata prigione di un'idea: è teso verso un punto solo, fino all'esasperazione»); è logico in modo esasperato perché cerca di ridurre la complessità dell'universo e dell'esistenza a un ordinamento semplificatore che sia alla sua misura («Il logico pre-tende di rinchiudere il cielo nella sua testa», «La coerenza del suo spirito è quello che lo rende stupido e pazzo allo stesso tempo»).
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