Contro l'abitudine la sfida più difficile
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di Gianfranco Ravasi J'ai pleuré et j'ai cru: "ho pianto e ho creduto". Bastavano questi due verbi a Chateaubriand per descrivere nel suo Génie du Christianisme (1802) la conversione che dal razionalismo scettico l'aveva ricondotto alla fede dell'infanzia. Anche a Gesù nella sua prima, lapidaria predica pubblica erano stati sufficienti due verbi per scuotere la coscienza dei suoi uditori: Metanoèite kài pistèuete, "convertitevi e credete!" (Marco, 1, 15). Il verbo greco della conversione era significativo perché esigeva una sorta di torsione del noùs, ossia della mentalità che doveva optare per una nuova visione della vita e dell'essere (verbo e relativo sostantivo risuoneranno ben 56 volte nelle pagine neotestamentarie).