Quell’aborto invisibile più duro del chirurgico
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Si dice che la pillola Ru486 provochi l'aborto 'invisibile'. Forse è per questo motivo che oggi appare così tanto desiderata. Lo è dai medici che praticano l'aborto, i quali così sperano di non dover più mettere le mani sul feto: per quanto possano mostrarsi disponibili a sopprimere una vita umana, si tratta di un evento non certo tra i più piacevoli neppure per coloro che sono abituati a praticarlo. Forse la pillola abortiva è desiderata anche da chi pensa che un intervento chirurgico non sia un fatto di poco conto - fisicamente, psicologicamente e moralmente - ed è indotto a credere che una pillola sia più sopportabile. Certo chi invoca la Ru486 spera di ridurre l'aborto a qualcosa di impalpabile, un evento possibilmente indolore e dalla durata minima. Con la stessa motivazione si vorrebbe far usare la pillola abortiva non in ospedale, come richiederebbe la legge 194, ma in privato, a casa propria, seppure sotto un generico controllo medico. Questo è il punto. L'aborto invisibile cui si vuole giungere è anche un aborto completamente privatizzato, che sfuggirebbe a quei sia pur minimi controlli previsti dalla legge, con immaginabili ricadute tra le più giovani.Sarebbe uno degli esiti estremi del più generale fenomeno della 'privatizzazione della coscienza' per il quale ciascuno si può regolare come crede, senza dover rendere conto ad altri delle proprie scelte. Non è possibile però considerare l'aborto come fatto puramente privato: la vita umana non è un oggetto in balia della volontà di chiunque.