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Pater nosterdi Paul Freeman

La melodia del Pater noster, come cantata dal graduale, è forse una delle più antiche. Lo è comunque nel rispetto dell'andamento della preghiera ebraica cantata. Questo è importante per noi come legame pneumatico con tutte le generazioni che, nella Chiesa, hanno cantato questa "forma vitæ".

Una scoperta strordinaria
All'inizio del '900, il musicologo Abraham Zevi Idelsohn compì uno studio epocale e straordinario: registrò i canti liturgici di comunità ebraiche rimaste isolate per secoli in Yemen, Iraq, Persia e Marocco.
La scoperta: Idelsohn scoprì che i canti tradizionali di queste comunità separate presentavano schemi melodici identici tra loro e incredibilmente simili ai toni più antichi del canto gregoriano e della liturgia siriana.
La conclusione: Se comunità separate da millenni cantavano le preghiere con le stesse micro-strutture intervallari, significa che quelle melodie risalivano al nucleo musicale comune della sinagoga del I secolo (il periodo del Secondo Tempio di Gerusalemme), l'ambiente sonoro in cui è nato il cristianesimo.
Il lavoro intrapreso  a partire dal XIX secolo dall'Abbazia di Solesmes (in Francia) con figure chiave come Dom Joseph Pothier e Dom André Mocquereau è stato un monumentale sforzo di archeologia musicale. Per ritrovare il ritmo fluido e flessibile visibile nei video, i monaci hanno applicato il metodo paleografico e semiologico. Un rigoroso metodo scientifico applicato al canto liturgico.
Hanno viaggiato in tutta Europa fotografando migliaia di manoscritti medievali (dal IX al XII secolo) e con un sistema sinottico-comparativo hanno creato la Paléographie Musicale, una collana di volumi in cui mettevano a confronto lo stesso brano scritto in regioni diverse.
Se cento manoscritti distanti tra loro presentavano lo stesso identico segno grafico, quella era la lezione ritmica originale.

Dai neumi al testo (Il "ritmo verbale")
I monaci hanno capito che i neumi più antichi (quelli in campo aperto, privi di rigo musicale) non erano semplici note, ma disegni espressivi del gesto della mano del direttore (chironomia). Scoprirono che il ritmo gregoriano non è misurato come la musica moderna (in battute da 2/4 o 4/4), ma è un ritmo libero e oratoriale. La musica si adatta alle sillabe latine: i neumi indicano dove accelerare, dove allungare e dove dare un accento leggero, ricalcando l'andamento della parola parlata. La nascita della Semiologia: Nel XX secolo, Dom Eugène Cardine ha trasformato questo studio in una scienza esatta (la Semiologia Gregoriana). Questa disciplina dimostra che l'andamento pneumatico del Pater noster (monodico, asciutto e sillabico) non è un'invenzione moderna, ma l'esatta esecuzione prescritta dai monaci dell'anno Mille per non disperdere la sacralità del testo liturgico.
Se dobbbiamo ragionare per punti possiamo dire:

1. Le radici antiche (IV - VI secolo)
Prima della nascita del canto gregoriano vero e proprio, la preghiera veniva recitata seguendo i toni della salmodia ebraica e della prima tradizione cristiana. Papa Gregorio Magno (fine VI secolo) inserì stabilmente il Pater noster all'interno della Messa subito dopo il Canone romano, ma a quell'epoca la melodia veniva tramandata esclusivamente per via orale.

2. La codificazione scritta (XI secolo )
La melodia ufficiale giunta fino a noi fa parte dei toni di recitativo liturgico ed è stata fissata per iscritto intorno all'XI secolo, grazie all'introduzione della notazione su rigo musicale (il tetragramma). Si tratta di una melodia sillabica, considerata un capolavoro di essenzialità gregoriana poiché ricalca perfettamente l'accentuazione e il ritmo del testo latino.

3. Il restauro moderno (XX secolo)
La versione cantata oggi nella liturgia cattolica (chiamata Tono solenne o Tono feriale) è stata ufficialmente codificata e pubblicata nel 1908 all'interno del Graduale Romanum, a seguito del lavoro di ricerca e restauro dei manoscritti medievali portato avanti dai monaci benedettini dell'Abbazia di Solesmes. La struttura monodica dunque della melodia gregoriana del Pater noster non è un canto melismatico (ricco di note su una sola sillaba, come alcune antinone tardive mariane), ma un recitativo liturgico. Si sviluppa quasi interamente su una sola nota di corda di recitazione (la "corda di volta"), con piccole flessioni (una nota sopra o una nota sotto) all'inizio e alla fine delle frasi. Questo stile di recitazione è la diretta eredità della cantillazione sinagogale.

È bello pensare che quando cantiamo il Pater noster lo facciamo con un testo ed una melodia che legano la fede di due millenni di credenti, oltre lo spazio e il tempo, in questa preghiera di Gesù che, come accennavo, è in realtà una "forma vitæ", la forma di vita di Gesù, Verbo incarnato che ci rende figli del Padre e suoi fratelli, nel mistero dell'Incarnazione e della Redenzione.

Qui una proposta esecutiva fedele al graduale e a quanto dicevamo.