Non so se sia stato il social X di Elon Musk, a far deflagrare la notizia dell'omicidio del giovane bianco Henry Nowak per mano di un immigrato, fatto sta che è diventata ingombrante per il governo Starmer che ha dovuto parlarne, sommerso da urla, contestazioni, insulti, minacce, in una Gran Bretagna completamente fuori controllo. Mentre i giornali come il “New York Times, zero copertura, che alla morte di George Floyd dedicò oltre 6000 contenuti. SkyNews inscenò una maratona per trasmettere l'intero processo ai poliziotti coinvolti nella morte di Floyd, cinque giorni a settimana, dodici ore al giorno.
La BBC? Non pervenuta. Il Sistema ha provato a proteggere se stesso, tutelando la narrazione immigrazionista, fallendo miseramente, col nascere di crepe su crepe, mentre la rabbia degli inglesi bianchi montava, contro le poliziotte chiamate a scusarsi, nella speranza che ciò possa bastare a salvarle da un linciaggio inevitabile”. (Giovy Novaro). Soltanto ora dopo sei mesi si viene a sapere del grave fatto di Henry Novak, giovane inglese di Southampton è stato ucciso da un pakistano sikh per motivi razziali. La tragica morte del giovane inglese ha scosso profondamente il Regno Unito e ha suscitato un’ondata di indignazione che appare più che comprensibile. Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni giornalistiche e dalle immagini diffuse, Henry, gravemente ferito da numerose coltellate, sarebbe stato inizialmente trattato dagli agenti intervenuti come un sospettato anziché come una vittima, perché la polizia britannica ha creduto all’accoltellatore, Vickrum Digwa, un sikh di origine indiana, che lo accusava di una aggressione a sfondo razziale. Le registrazioni della bodycam mostrano che Henry, il ragazzo bianco, continuava a ripetere agli agenti: «Sono stato accoltellato» e «Non riesco a respirare», ma gli agenti non credevano alla gravità delle sue condizioni. La vicenda di Henry Nowak, ammanettato mentre moriva dopo aver ricevuto una coltellata, perché il suo assassino aveva detto agli agenti intervenuti che era stato insultato in modo razzista, sta facendo scaldare gli animi. la gente del posto sta assaltando la polizia, colpevole di varie cose. Non aver creduto ad un giovane che li implorava di chiamare l'ambulanza, che era stato accoltellato (non mi sembra che tu sia stato accoltellato, amico), colpevole di non averlo soccorso e, per giunta di averlo ammanettato. In punto di morte. Le direttive DEI, Woke e auto razziste purtroppo fanno breccia nelle menti labili. E ce ne sono tante, evidentemente. Nessuna persona sana di mente, tantomeno chi indossa una divisa, ammanetterebbe chi implora un 'ambulanza. Ma se ti chiami Henry e il tuo assassino dice che lo hai offeso, si crede all'assassino. Perché si chiama Digwa..
Una circostanza che, indipendentemente dalle responsabilità penali che saranno eventualmente accertate, lascia sgomenti e pone interrogativi inquietanti sullo stato delle forze dell’ordine britanniche. Il punto non è soltanto capire se un intervento diverso avrebbe potuto salvargli la vita. Il punto è chiedersi come sia stato possibile che un ragazzo sanguinante, che dichiarava di essere stato accoltellato, non sia stato immediatamente considerato una persona da soccorrere. Molti cittadini britannici vedono in questa vicenda il simbolo di un problema più ampio. Da anni, infatti, una parte crescente dell’opinione pubblica denuncia che le istituzioni sembrano muoversi con il costante timore di essere accusate di discriminazione o razzismo. Il risultato, secondo questi critici, sarebbe una paralisi operativa che porta talvolta a decisioni assurde e controproducenti. Il caso di Henry Nowak richiama inoltre alla memoria un’altra vicenda che negli ultimi anni ha profondamente scosso l’opinione pubblica britannica: lo scandalo delle cosiddette “grooming gangs”, emerso in diverse città del Regno Unito. Le inchieste ufficiali hanno accertato che per anni numerose ragazze minorenni furono vittime di abusi e sfruttamento sessuale da parte di gruppi organizzati di uomini, molti dei quali provenienti da ambienti immigrati di origine pakistana. Diversi rapporti indipendenti hanno evidenziato come, in molti casi, le autorità locali e le forze dell’ordine abbiano sottovalutato o ignorato le denunce delle vittime e delle loro famiglie, arrivando in alcuni casi a minacciare le ragazze violentate e le loro famiglie di ritorsioni se non avessero smesso con le denunce, perché queste avrebbero potuto alimentare dei “pregiudizi razziali”. Secondo i critici, il timore di alimentare tensioni etniche o di essere accusati di razzismo avrebbe contribuito a creare un clima di inerzia e omertà istituzionale che ha aggravato ulteriormente la sofferenza delle vittime. Anche per questo motivo, la vicenda di Henry viene oggi interpretata da molti cittadini come l’ennesimo segnale di istituzioni che, nel tentativo di evitare accuse di discriminazione, rischiano talvolta di venir meno al loro dovere fondamentale: proteggere i cittadini e garantire giustizia alle vittime. Il caso Henry Nowak rischia di diventare uno spartiacque. Non perché rappresenti da solo tutte le problematiche della società britannica, ma perché incarna la sensazione di molti cittadini di vivere in un sistema che ha smarrito le proprie priorità e che ha tradito le popolazioni autoctone. L’obiettivo finale del Multiculturalismo, che più volte abbiamo criticato, sarebbe la progressiva scomparsa delle identità nazionali europee e la creazione di una popolazione meticcia più facilmente governabile. Ma il caso Henry richiama anche quello dell’afroamericano George Floyd, ucciso a Minneapolis (Minnesota) dall'agente di polizia bianco Derek Chauvin, che gli ha premuto il ginocchio sul collo per oltre 9 minuti mentre era inerme a terra. L'omicidio, ripreso in un video virale, ha innescato il più grande movimento di protesta nella storia recente degli Stati Uniti. In Italia alcuni nostri parlamentari si sono inginocchiati in quell’occasione per protesta contro il bieco governo americano. Chissà se accadrà la stessa cosa per il giovane Novak, che tra l’altro non era un delinquente come Floyd. Voi ipocriti che vi siete inginocchiati per quel delinquente di George Floyd ovviamente per Henry non farete niente perché siete schiavi della vostra ideologia rivoltante. Chi prende questa posizione viene accusato di strumentalizzare l’assassinio del diciottenne inglese. Esiste una narrazione parziale che si attiva solo quando fa comodo all'agenda politica dell’ideologia rivoltante del politicamente corretto. Ormai in Europa è tornato il razzismo: contro i bianchi. È tempo di ammettere l'esistenza di un pregiudizio ideologico che crea vittime di serie A e di serie B, dimenticando che la giustizia dovrebbe essere uguale per tutti, senza distinzioni di colore. La sinistra ha tentato di strumentalizzare recentemente la barbara morte dei 4 braccianti pakistani a Cosenza. “Non oso pensare alla trepidazione delle redazioni comuniste, che già si preparavano con la bava alla bocca a chissà quali approfondimenti, speciali, dossier, rubriche, edizioni straordinarie, inviati speciali, veglie, inginocchiate di massa, fiaccolate e carovanate varie. E a quale cocente delusione avranno dovuto invece patire nell'ordinare alle loro troupe di rientrare mestamente agli studi, non appena hanno saputo che dietro all'orrore di Cosenza dei 4 braccianti pakistani dati alle fiamme dentro la loro macchina, non vi era nessuna forma di fascismo o di razzismo da sfruttare ad arte per invocare le dimissioni del governo, ma bensì, solo 2 loro connazionali peraltro già arrestati”. Ieri si è festeggiato l’80° anniversario della nascita della Repubblica. Mattarella ha detto: "Noi siamo il risultato di tante migrazioni e non ci dispiace affatto". E’ una affermazione è scorretta, perché le migrazioni islamiche che abbiamo oggi in Italia non ci sono mai state. In passato tutti i tentativi dei musulmani di invaderci e di depredarci sono sempre stati respinti con la forza.
Torino, 3 giugno 2026
Ss. Carlo Lwanga e 12 compagni
martiri. A cura di Domenico Bonvegna