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accanimento terapeutico charlie“Charlie morirà domani sapendo che è stato amato da migliaia di persone. Grazie a tutti per il vostro sostegno”. Lo hanno scritto oggi, in un messaggio su Facebook, Connie e Chris Gard, i genitori di Charlie, il piccolo di dieci mesi a cui domani i medici dell’ospedale Great Ormond Street di Londra staccheranno la spina della macchina (respiratore artificiale) che lo tiene in vita. “Il nostro cuore è in briciole mentre trascorriamo le nostre ultime ore preziose con il nostro bambino”, scrivono ancora su Facebook. “Non ci è permesso scegliere se il nostro figlio può vivere, non ci è permesso di scegliere quando o dove Charlie deve morire”, si legge in un messaggio firmato “il team C”, dalle iniziali di Connie, Chris e Charlie. I genitori infatti avrebbero almeno voluto far sì che il loro bimbo potesse morire a casa, ma è stato loro vietato. “In tutto questo percorso noi e soprattutto Charlie siamo stati enormemente delusi”. Due giorni fa, appena resa nota la sentenza della Corte europea dei diritti umani che dava ragione ai medici dell’ospedale inglese nella loro scelta di sospendere i trattamenti al piccolo, l’ospedale aveva comunicato che non ci sarebbe stata “alcuna fretta” da parte dell’ospedale nel cambiare la cura a Charlie e che qualsiasi programma di trattamento futuro sarebbe stato oggetto di “attenta programmazione e discussione”. Sui social è impressionante la campagna di vicinanza e di sostegno alla famiglia Gard.
(© www.agensir.it - 29 giugno 2017)

Anche la nostra redazione si unisce a questo dolore ricordando che esso è l'epilogo di una mentalità che promuove due dogmi: quello della "qualità della vita" e quello "dell'autodeterminazione".  Autodeterminazione che in questo caso non viene espressa dal legame con i genitori ma con figure dello Stato o nominate dallo Stato.
E' vergognoso questo atto compiuto con l'avallo dei Giudici Inglesi e della Corte Europea dei Diritti dell'uomo.
E' dunque una convergenza ed un epilogo di questi assoluti secolarizzanti e secolarizzati, che ritmano i paesi "civilizzati".
Nel contempo è anche l'inizio di un baratro che considera la vita umana secondaria e gestibile a suon di sentenze.

Contro il legame inamovibile dei genitori verso un figlio.
E' il suicidio dell'umano.
Una lezione che dovremmo aver imparato ma che evidentemente non entra nel cuore delle nazioni.

Non bastano le tragedie del secolo scorso.
Sempre, sempre, sempre ricadiamo nel delitto di pensare di essere Dio e di sostituirci a Lui, pur di perseguire il nostro delirante costruire torri di babele che non lo conoscono. Empie.


Chiunque poteva parlare o fare, ed ha taciuto, è correo di questo clima di negazione della vita.
Come lo è chi ha coperto questa vicenda drammatica con il "buon intenzionismo" che minimizza una presa di posizione chiara e dura su questo caso unico per la sua crudeltà ed unico per il suo valore simbolico, sia nei confronti della vita umana innocente, sia nei confronti della famiglia, sia nei confronti della coscienza..


Staff ilcattolico.it


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