Speranza per il lavoro della prossima Amministrazione ma anche preoccupazione per possibili ostacoli che possono frapporsi nel cammino vero l'unità del Paese. È quanto afferma il cardinale Francis Eugene George, arcivescovo di Chicago e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti nella dichiarazione diffusa al termine dell'assemblea d'autunno.
"La Chiesa cattolica degli Stati Uniti accoglie con favore questo momento di storica transizione e attende di lavorare con il presidente eletto Obama e i membri del nuovo Congresso per il bene comune di tutti", ha detto il porporato. Tuttavia, "la desiderata unità fra il presidente eletto Obama e tutti gli americani in questo momento di crisi sarà impossibile da raggiungere", se la politica della nuova Amministrazione incrementa il ricorso agli aborti. "Politiche aggressive, legislazioni e decreti pro aborto - si legge nella dichiarazione - faranno allontanare permanentemente milioni di americani e sarebbero visti da molti come un attacco al libero esercizio della loro religione. Esprimiamo ancora il nostro grande desiderio di lavorare con tutti quelli che hanno a cuore il bene comune della nostra nazione. Il bene comune non è la somma totale degli interessi individuali; si raggiunge lavorando insieme in una vita comune basata sul buon senso e sulla buona volontà per tutti". In continuità con la storia della Chiesa e il suo ministero nel Paese, afferma il cardinale George a nome dei vescovi degli Stati Uniti, "vogliamo continuare la nostra opera per la giustizia economica e per pari opportunità per tutti; nei nostri sforzi per modificare le leggi sull'immigrazione e sulle condizioni degli irregolari; nella nostra richiesta di una migliore educazione e un'assistenza adeguata per tutti, specialmente per donne e bambini; nel nostro desiderio di salvaguardare la libertà religiosa e di diffondere pace entro e oltre i nostri confini nazionali. La Chiesa è intenta a fare il bene e continuerà a cooperare cordialmente con il Governo e chiunque lavori per questo". I vescovi precisano però che "il bene fondamentale è la vita stessa, dono di Dio e dei nostri genitori. Un buono Stato protegge la vita di tutti. La protezione legale per quei membri della famiglia umana che sono ancora in attesa di nascere in questo Paese fu rimossa quando la Corte Suprema emise la sentenza Roe vs Wade nel 1973. Quella era una cattiva legge. Il pericolo che i vescovi vedono ora è che una cattiva decisione della Corte dia vita a una cattiva legislazione, più radicale della stessa sentenza del 1973".
All'ultimo Congresso, ricordano i vescovi, è stato presentato il Freedom of Choice Act, che nella versione attuale "metterebbe fuorilegge qualsiasi interferenza alla pratica dell'aborto su richiesta", privando milioni di americani in tutti i 50 Stati del Paese delle sia pure modeste restrizioni che ancora limitano l'"industria dell'aborto". Su questo tema, si afferma nella dichiarazione, sulla protezione legale dei non nati, "i vescovi sono una mente sola con i cattolici e con tutti gli uomini di buona volontà" e lo sono perché prima di tutto "hanno un solo cuore". Le recenti elezioni, affermano ancora i vescovi, sono state principalmente decise dalle preoccupazioni per l'economia, per la perdita dei posti di lavoro e della sicurezza finanziaria delle famiglie. Se tale elezione è invece "malinterpretata, ideologicamente, come un referendum sull'aborto, la desiderata unità del presidente eletto Obama con tutti gli americani in questo momento di crisi sarà impossibile da raggiungere. L'aborto non uccide solo i bambini; distrugge l'ordine costituzionale e il bene comune, che è assicurato solo quando la vita di ogni essere umano è legalmente protetta".
La dichiarazione, si afferma in conclusione, "è stata scritta su richiesta e direzione di tutti i vescovi, i quali vogliono inoltre ringraziare tutti quelli che in politica lavorano con buona volontà per proteggere la vita dei più vulnerabili fra noi. Queste persone lo fanno a volte a costo di grandi sacrifici per se stessi e per le loro famiglie; gliene siamo estremamente riconoscenti".
Nel corso della plenaria conclusasi a Baltimora, i vescovi hanno fra l'altro prodotto un documento sulla crisi finanziaria, nel quale si promette che la Chiesa continuerà a raggiungere "i bisognosi, a stare accanto ai più colpiti e a lavorare per politiche che introducano compassione, affidabilità e giustizia nella vita economica". Come previsto, i presuli hanno anche approvato la traduzione del Missale Romanum editio typica tertia nella parte che non era stata approvata nell'assemblea del giugno scorso. Il vescovo di Paterson, Arthur Joseph Serratelli, presidente della Commissione sul Culto divino, ha definito la traduzione "un passo avanti nel continuo rinnovamento della liturgia". (marco bellizi)
(©L'Osservatore Romano - 14 novembre 2008)
Dai vescovi degli Stati Uniti un nuovo appello a difendere la vita
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