Nel giro di quarant'anni, da quell'annuncio storico del dottor Barnard, sono stati compiuti realmente passi da gigante nell'ambito della terapia del trapianto.
Il progresso di questi decenni ha visto aumentare la speranza di tante persone che non avrebbero potuto ritrovare il sorriso della vita se non per un atto di gratuità e di amore da parte di tanti donatori. Un dono per la vita, in questo contesto, non è uno slogan, ma una testimonianza concreta che trova riscontro in tante persone che hanno offerto realmente la loro vita perché altre vite potessero continuare. Il cammino da compiere è ancora molto e altrettanto impegno richiede il cambio di mentalità, perché si possa procedere con maggior consapevolezza nel raggiungimento di ulteriori tappe sia da parte della scienza sia nell'esperienza della donazione.
La Pontificia Accademia per la Vita, da sempre sensibile ad affrontare tematiche che riguardano i problemi attualmente presenti sul tappeto della storia, ha ritenuto utile una riflessione sul tema del trapianto di organi. Le problematiche che si raccolgono intorno a questo tema spaziano da quelle propriamente mediche ed etiche a quelle di carattere sociale, culturale e politico. Ringrazio di cuore l'Internazional Federation of Catholic Medical Associations nella persona del suo Presidente il prof. Josè Maria Simon de Castellvi e il Direttore del Centro Nazionale Trapianti Italiano, il prof. Alessandro Nanni Costa per avere accolto l'invito a collaborare in questa impresa. Siamo certi che gli effetti della collaborazione tra questi tre centri potrà essere una positiva provocazione per quanti guardano a queste giornate con interesse scientifico, con curiosità intellettuale e, forse, anche con trepidazione per comprendere sempre maggiormente quanto la complementarità degli apporti sia una ricchezza non solo per la scienza ma per ogni espressione che crea cultura.
Se, da una parte, la tecnica del trapianto si è imposta come un bene da perseguire per corrispondere al diritto alla salute che ognuno possiede, dall'altra, la carenza di donatori dinnanzi alla sempre più numerosa richiesta dei pazienti mostra con evidenza alcuni limiti che a diverso livello si stanno imponendo sempre più spesso all'attenzione di tutti. Guardiamo con forte preoccupazione alla compravendita di organi umani e a un traffico clandestino che miete vittime innocenti spesso in tenera età soprattutto dai Paesi più poveri. Questa assurda quanto disumana pratica crediamo che debba essere combattuta con forza e vigore perché non è ammissibile che la vita, o migliori condizioni di vita, possano dipendere da un prezzo di mercato. Con altrettanta preoccupazione stiamo seguendo proposte di legge presenti in alcuni Paesi che tendono a legiferare in materia di trapianti di organo legittimandone la compravendita. Non si combatte il traffico clandestino con la legittimazione per legge.
Tanto ci appare iniquo il traffico di organi tanto ci rende fortemente sospettosi la compravendita permessa dalla legge. Se la donazione degli organi esce dal contesto della gratuità non vediamo altra strada che possa essere perseguita diversa da quella della violenza. Una società che intende guardare con fiducia al futuro e che vuole porsi nell'orizzonte di una genuina democrazia deve essere capace di debellare fin dall'inizio ogni forma latente di imbarbarimento della propria vita sociale. È compito primario delle diverse istanze che operano nella formazione delle nuove generazioni aiutare a comprendere che solo attraverso il passaggio per la gratuità si può giungere allo sviluppo di una personalità capace di amare. Certo, in un contesto culturale che sembra sempre più segnato dallo slittamento dal desiderio al diritto e da una comprensione del rapporto interpersonale determinata dal possesso, risulta difficile far comprendere l'importanza del dono e della gratuità di cui tutti, nessuno escluso, è debitore verso qualcun altro.
Dalla vita al linguaggio che parliamo, dalle stagioni che attraversano la nostra vita all'incontro con le persone che amiamo... tutto è segnato dal mistero della gratuità e dalla dimensione della dipendenza. Si potrà avere di questo una consapevolezza più o meno sviluppata, lo si potrà accettare o meno, ma resta un principio antropologico fondamentale da cui non si può prescindere. Lo sforzo che siamo chiamati a compiere, pertanto, dinnanzi a un tema come quello della donazione di organi è puntare a una formazione capace di far percepire e vivere il dono della gratuità. Abbiamo tante testimonianze credibili di questa dimensione il cui elenco di nomi è realmente innumerevole. Una cultura della donazione vive di testimonianza non di parole. Di questo dobbiamo averne certezza esistenziale così come abbiamo certezza dei molti traguardi raggiunti dalla scienza medica.
Quello pronunciato in queste pagine è l'intervento di monsignor Rino Fisichella al Convegno "A Gift for life" promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita
di Rino Fisichella
Tratto da cronache di Liberal del 8 novembre 2008
Fermare l’abominevole traffico
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