Con il Fondo Nasko, avviato da Regione Lombardia nell’ottobre 2010 e poi stabilizzato con DGR n.2595 del 31 ottobre 2014, ecco uno dei principali progetti personalizzati di sostegno a madri che, pur a fronte di problemi economici, rinunciano a interrompere la gravidanza.
Il Fondo regionale Nasko è finalizzato ad alleviare le difficoltà economiche durante la gravidanza e il puerperio attraverso un contributo destinato all’acquisto di beni e servizi per la madre e per il bambino. Tale misura prevede l’erogazione di un contributo massimo di € 3.000, per un periodo complessivo di 18 mesi, così suddiviso:
contributo mensile di € 100 per i primi sei mesi antecedenti al parto;
contributo mensile di € 200 per i dodici mesi post parto (fino al compimento del primo anno di età del bambino).
L’intervento economico di sostegno si accompagna a “progetti personalizzati” concordati tra la neo-mamma e gli operatori del Consultorio Familiare o del Centro di Aiuto alla Vita che lo hanno attivato, integrato da altre forme di supporto di natura sociale e socio-sanitaria.
Beneficiarie del Fondo Nasko sono le future mamme che rinunciano alla scelta di interrompere la gravidanza in presenza di un aiuto economico e di una proposta di progetto personalizzato di aiuto calibrata sulla specifica situazione.
Per poter beneficiare del contributo le future mamme devono:
essere residenti in Regione Lombardia da almeno due anni alla data di presentazione della richiesta;
essere in possesso di attestazione ISEE, eventualmente integrata da idonea documentazione, in relazione ai seguenti parametri:
– Soglia ISEE fino a € 9.000 per nucleo familiare;
– Soglia ISEE fino a € 15.000 se donna sola.
effettuare un colloquio per richiesta di Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) allegando alla domanda di contributo, la seguente documentazione:
– documento rilasciato, ai sensi dell’art. 5 comma 4 della l. 194/78, dal medico del consultorio pubblico o privato accreditato e a contratto o della struttura socio-sanitaria/sanitaria, o dal medico di fiducia, attestante lo stato di gravidanza con datazione della settimana di gestazione, l’avvenuta richiesta di IVG e l’invito a soprassedere per sette giorni, controfirmato anche dalla donna.
Oppure:
– documento rilasciato dal medico del consultorio pubblico o privato accreditato e a contratto o della struttura socio-sanitaria/sanitaria, o dal medico di fiducia in cui è riportata la datazione della settimana di gestazione e di avvenuto colloquio per richiesta di interruzione di gravidanza della donna.
– il documento attestante l’avvenuto colloquio per richiesta di IVG può essere rilasciato anche da parte di figure professionali diverse dal medico specialista (ginecologo)presenti in consultorio pubblico o privato accreditato e a contratto, quali l’assistente sociale, lo psicologo o l’ostetrica, mentre la datazione della settimana di gestazione dovrà avvenire a cura del medico.
definire un progetto personalizzato di aiuto con gli operatori del Centro di Aiuto alla Vita o del Consultorio Familiare pubblico/ privato accreditato a contratto della ASL di residenza, presso il quale è stata avanzata la domanda di accesso al contributo;
All’atto della richiesta di accesso al contributo, dovranno essere raccolti tutti i documenti attestanti il possesso dei requisiti per poter procedere con il caricamento della domanda nella piattaforma informatica regionale.
Il progetto personalizzato consiste in un “patto etico di reciprocità” tra la beneficiaria della misura e il Consultorio/CAV relativo e deve essere da lei sottoscritto oltre che dagli operatori referenti.
Ciò significa che la futura mamma concorderà con gli operatori del Consultorio o del CAV, un progetto che tenga conto dei bisogni effettivi, contingenti e futuri suoi e del bambino. Il progetto iniziale verrà in seguito integrato alla luce dell’evoluzione della gravidanza, degli eventi personali, lavorativi, economici della donna, delle caratteristiche del neonato e del contesto ambientale di vita.
In base alle necessità, il servizio consultoriale potrà avanzare proposte di aiuto diversificate durante la gestazione e dopo la nascita del bambino quali per esempio, il monitoraggio ostetrico/ginecologico nella gravidanza e nel puerperio, la partecipazione al corso di preparazione alla nascita, post-nascita o di infant- massage, l’accesso agli spazi per il sostegno all’allattamento, un supporto sociale e/o psicologico, ecc.).
La sottoscrizione del patto comporta comunque l’impegno della donna a presentarsi mensilmente presso la struttura preposta all’erogazione degli interventi concordati, per verificare il corretto e appropriato andamento della gravidanza e della crescita del neonato.
Solitamente, gli operatori che seguono la situazione, si raccordano e collaborano con il Servizio Sociale del Comune di residenza della beneficiaria per trovare delle soluzioni alle diverse difficoltà che possono essere presenti.
La beneficiaria del contributo riceverà l’aiuto economico attraverso una carta prepagata ricaricata mensilmente e gestita dai Consultori familiari pubblici/privati accreditati a contratto o dai Centri di Aiuto alla Vita (iscritti all’elenco regionale) di riferimento per i singoli progetti, previo colloquio di monitoraggio con l’operatore.
Ogni beneficiaria può ricevere un solo contributo, indipendentemente dal numero di gravidanze e dal numero di nati.
Questo progetto di lodevole pregio e merito ha trovato nella Regione Lombardia attuazione: noi del Popolo della Famiglia raccogliamo la sfida positiva lanciata dalla Regione Lombardia nel 2010 e facciamo nostra questa iniziativa per il Comune di Bologna.
La vita va promossa e difesa: questa è una nostra priorità assoluta. Per tale motivo diciamo: #RiVITAlizziamoBologna. Il progetto NASKO, una volta al governo della città, sarà realtà anche nel capoluogo emiliano-romagnolo.
© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 27 aprile 2016
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