Parigi, 11. «Nessuna persona è tale senza essere stata prima un embrione»: è la considerazione, di un’evidenza lapalissiana, che l’episcopato francese offre alla riflessione comune in concomitanza con la ripresa dell’esame da parte dell’Assemblea nazionale del progetto di legge riguardante la ricerca sull’embrione e sulle cellule staminali embrionali. Il testo, già approvato dal Senato, autorizza questo tipo di ricerca come principio e a condizioni meno restrittive di quanto previsto finora.
I vescovi, che già in passato sono intervenuti con chiarezza sull’argomento, tornano adesso a sollecitare una più approfondita riflessione che tenga conto dell’effettivo valore della posta in gioco.
L’intervento — a firma dell’arcivescovo di Rennes, Dol e Saint-Malo, Pierre d’Ornellas, esperto di questioni bioetiche — è stato diffuso sul sito in rete della Conferenza episcopale. I presuli si domandano se c’è d’aver paura di un dibattito pubblico su temi così delicati: «Questi ultimi mesi hanno dimostrato che la mancanza più grave della politica è stata quella di non aver organizzato un dibattito in cui ciascuno potesse esprimere, ascoltare e riflettere in particolare sulle questioni sociali». Il riferimento, evidentemente, è alla recente legge che ha consentito le nozze e l’adozione di bambini da parte di persone dello stesso sesso. Al contrario, «quando le intelligenze s’incontrano per cercare insieme la strada più giusta per il progresso, esse crescono e trovano nella pace la soluzione». In questo caso il riferimento è agli stati generali sulla bioetica svoltisi nel 2009 che, si rileva, hanno «permesso un vero e proprio “dialogo” tra i componenti della società».
© www.osservatoreromano.va - 12 luglio 2013