«Fin da quando ho letto i suoi primi e affascinanti lavori sulla ricombinazione omologa del Dna e sul targeting dei geni nelle cellule dei mammiferi, apparsi intorno al 1985, ho subito pensato: "Sono scoperte da Nobel!". Per noi genetisti sarebbe stata sorprendente la dimenticanza del valore dei suoi studi». Roberto Colombo, direttore del laboratorio di biologia molecolare e genetica umana all'Università Cattolica di Milano, si unisce al coro di soddisfazione per il Nobel per la Medicina all'italo-americano Mario Capecchi, assieme a Martin Evans e Oliver Smithies. Continua su E' Vita
Il Nobel conferma: violare l'embrione non serve
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