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Rassegna stampa etica
bimbo 3di FERDINANDO CANCELLI

L’obiezione di coscienza dei medici rischia in alcuni casi di diventare impossibile e la tutela della vita umana non sembra essere una prio- rità. Questo in sintesi il contenuto di un testo che John Lee, presidente della Federazione internazionale delle associazioni mediche cattoliche (Fiamc), ha inviato al presiden- te dell’Associazione medica mondiale (Wma). Con parole chiare il dottor Lee ha fatto due esempi: l’aborto e l’eutanasia.
«Sono venu- to a conoscenza del fatto che la Wma — si legge nel documento — spinta dalle raccomandazioni del gruppo di lavoro sulle politiche in materia di aborto, intende intro- durne due che facilitano l’aborto e l’eutanasia in tutto il mondo po- nendo limiti all’obiezione di coscienza dei medici». Tale obiettivo, sottolinea Lee, verrà perseguito tra- mite «un linguaggio ingannevole» e favorendo pressioni sui medici attraverso gli ordini nazionali e di- sposizioni «atte a indebolire le leg- gi che tutelano la vita umana». Nel caso dell’interruzione di gravidan- za, qualora venisse rivista la dichia- razione di Oslo sull’aborto tera- peutico del 2006, il medico dovrebbe indirizzare in ogni caso la paziente a un collega non obiettore e potrebbe essere “costretto” a praticare un aborto «sicuro» in alcune circostanze o a prescrivere la pillola ab ortiva. Nel caso del fine vita il docu- mento rende noto che paesi come Canada e Olanda hanno proposto alcune modifiche alla politica dell’Associazione medica mondiale. «La Wma — questa una delle pro- poste — non condanna i medici che seguono la propria coscienza nella scelta di attuare o meno queste pratiche (eutanasia e suicidio assi- stito) nei limiti della legislazione in vigore» e, ancora, come recita la seconda proposta, i medici «non devono essere ritenuti responsabili per aver garantito l’accesso a tali prestazioni ai pazienti che soddi- sfano i requisiti del caso». Lee evidenzia come tali prese di posizione finiscano per considerare l’eutanasia come etica per il solo fatto di essere legale in alcuni pae- si. La supposta teorica «neutralità» che viene richiesta alla Wma diven- ta nei fatti una promozione delle pratiche eutanasiche su larga scala, «una lenta e ambigua apertura nei confronti dell’eutanasia promossa da un linguaggio ingannevole, da vincoli finanziari e dalla deforma- zione dei diritti umani», a totale detrimento dei diritti degli esseri umani fisicamente o psichicamente più fragili. Un’operazione che il presidente della Fiamc non esita a definire una «sopraffazione di una maggio- ranza silenziosa a opera di una mi- noranza chiassosa», ed è questa una sopraffazione destinata «a non finire bene» di fronte alla quale viene richiesta un’immediata inver- sione di rotta. Il tentativo denun- ciato da Lee non è tuttavia per nulla isolato e il clima di emargina- zione che devono subire i medici «non allineati» perché obiettori di coscienza rispetto a pratiche ritenu- te contrarie alla difesa della vita umana è sempre più pesante. Ogni tentativo di opporsi alla mentalità della «minoranza chias- sosa» viene, spesso con metodi as- sai poco scientifici, frettolosamente accantonato se non del tutto ignorato. Un collega membro di una nota società scientifica italiana non esitò poco tempo fa a definire «irrilevante» una recente presa di posizione di chi scrive in tema di autodeterminazione a senso unico. Una irrilevanza nella quale rischia- no purtroppo di cadere anche mol- te persone troppo deboli o malate per fare valere il proprio diritto alla vita.

© Osservatore Romano - 17 febbraio 2018