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valigia-013 675x385 644 362 80 imgk croppedROMA, 27. I centocinquant'anni di storia unitaria italiana sono fatti anche di una progressiva crescita del numero di stranieri immigrati nel Paese. Nel 1861 gli stranieri residenti in Italia erano 88.639, mentre oggi sono 4.570.317, secondo i dati dell'Istat. Lo si si legge nel 21° dossier annuale sul fenomeno migratorio curato dalla Caritas italiana e dalla Fondazione Migrantes, presentato oggi. Lo studio dei due organismi della Conferenza episcopale italiana, intitolato Oltre la crisi, insieme, afferma di conseguenza che l'integrazione è la vera chiave di volta di ogni politica di gestione del fenomeno migratorio che possa rivelarsi efficace. Secondo il rapporto, "il ventennale lavoro di raccolta, elaborazione e rigorosa interpretazione delle statistiche mostra che la via della convivenza è quella da seguire. Una sfida che esige maggiore coinvolgimento e politiche di ampio respiro".
In Italia gli immigrati rappresentano almeno il 10 per cento della forza lavoro, assistono 2,5 milioni di famiglie, diventano sempre più cittadini italiani (66.000 nel 2010 e oltre 600.000 nel complesso), incidono per il 7,9 per cento sul numero totale degli iscritti a scuola, si sposano con gli italiani (257.762 matrimoni misti fra il 1996 e il 2009), mentre ci sono 650.000 stranieri di seconda generazione nati in Italia. Le stime del dossier sono aggiornate al 31 dicembre 2010 e i suoi oltre cinquanta capitoli si soffermano sui contesti internazionale e nazionale e sono completati da quelli dedicati alle regioni, alle province autonome e alla capitale. Nella trattazione si tiene conto dei nuovi dati d'archivio e delle ultime ricerche sugli aspetti del fenomeno migratorio, da quelli socioeconomici a quelli culturali e giuridici.
Come di consueto, l'indagine tiene conto sia degli stranieri residenti, appunto 4.570.317, sia di quelli (oltre 400.000) regolarmente presenti, ma non ancora registrati all'anagrafe. In totale, 4.968.000 persone - senza comprendere ovviamente gli immigrati irregolari - cioè un numero di poco superiore a quello dell'anno precedente (4.919.000) e che porta dal 7 al 7,5 la percentuale di stranieri sul totale della popolazione in Italia. Il rapporto ricorda che a fronte di oltre mezzo milione di nuovi arrivi altrettante sono state le uscite, e attribuisce ciò al fatto che molti immigrati rimasti senza lavoro, hanno perso i permessi di soggiorno (nel 2010 non ne sono stati rinnovati 684.413, due terzi per lavoro e un terzo per famiglia). Se dopo i sei mesi concessi dalla legge italiana per cercare una nuova occupazione non l'hanno trovata, sono stati costretti ad andar via o a diventare irregolari.
L'area territoriale con più presenza di immigrati è il nord ovest (35 per cento), seguita dal nord est (26,3 per cento), dal centro (25,2 per cento, con la capitale Roma che è comunque la città con la presenza più alta), dal sud (9,6 per cento) e dalle isole (3,9 per cento). La comunità straniera più popolosa è quella romena (quasi un milione), seguita da quelle albanese (482.000), marocchina (452.000), cinese (209.000) e ucraina (200.000).
Per quanto riguarda l'appartenenza religiosa, c'è una maggioranza di cristiani (2.465.000, circa il 54 per cento). Seguono i musulmani (1.505.000, il 32,9 per cento), gli induisti (120.000, il 2,6 per cento) e buddisti (89.000, l'1,9 per cento). Ci sono poi 61.000 fedeli di altre religioni orientali, 46.000 che fanno riferimento alle religioni tradizionali, per lo più dell'Africa, 7.000 ebrei, mentre 83.000 sono gli immigrati appartenenti ad altre religioni non prese in considerazione. A questi si aggiungono 196.000 immigrati, il 4,3 per cento del totale, classificati come atei o non religiosi, in prevalenza provenienti da Paesi dell'Europa orientale e dell'Asia, soprattutto dalla Cina.
Allargando l'orizzonte al contesto europeo e mondiale, il dossier ricorda che nell'ultimo decennio le migrazioni hanno sottratto alla povertà estrema mezzo miliardo di persone, ma che ancora ne soffrono un miliardo e mezzo. Nell'Unione europea sono 32.500.000 i residenti con cittadinanza straniera, pari al 6,5 per cento della popolazione, mentre quasi quindici milioni sono diventati cittadini dei Paesi di accoglienza, attualmente nella misura di 776.000 l'anno, per cui quasi un decimo della popolazione europea non è nata nel continente.

(©L'Osservatore Romano 28 ottobre 2011)