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Ciò che determina la differenza tra eutanasia e limitazione dello sforzo terapeutico è la presenza o meno dell'intenzione di uccidere, spiega un medico cileno.

Secondo la dottoressa Paulina Taboada, membro della Pontifícia Accademia per la Vita (PAV), la presenza dell'intenzione di provocare la morte è ciò che caratterizza l'eutanasia.

In un intervento in occasione del Congresso Internazionale "Persona, cultura della vita e cultura della morte", che la PAV e la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) hanno organizzato fino a questo venerdì a Itaici (San Paolo), il medico ha citato i casi di Hannah, una bambina inglese, e di Eluana Englaro per spiegare la differenza tra eutanasia e limitazione terapeutica.

Hannah ha 13 anni ed è malata di leucemia. La chemioterapia le ha danneggiato gravemente il cuore. La bambina ha rifiutato di essere sottoposta a un trapianto cardiaco perché l'operazione ha poche possibilità di successo e, anche se riuscisse, richiederebbe cure mediche intensive. Hannah ha chiesto di morire con dignità.
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