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Rassegna stampa etica
via crucis 1Don Francesco Maria Fragiacomo scrive filalmente al suo Vescovo in merito alla situazione sotto i riflettori della Parrocchia di Staranzano.

Sua eccellenza mons. Arcivescovo,
mi rivolgo a Lei come padre nella fede e maestro nella dottrina.
In relazione al suo intervento “Un impegnativo cammino di discernimento ed ascolto dello Spirito”,
chiedo alcune precisazioni che ritengo importanti anche in vista di una prassi comune tra noi presbiteri. La mia non è una provocazione, ma una doverosa richiesta di chiarezza necessaria per il nostro servizio e per la nostra comunione.

1.
• Ipotizziamo un caso: viene a confessarsi un uomo che dichiara di avere rapporti omosessuali con il suo compagno con cui convive. Mi chiede un consiglio riguardo i suoi atti: li deve considerare peccati o no? Cosa gli rispondo?
• Al di là delle circostanze che certamente, come sappiamo, attenuano o mitigano la responsabilità personale della colpa, possiamo attenerci a quanto riferito negli attuali documenti magistrali?

"Scegliere un'attività sessuale con una persona dello stesso sesso equivale ad annullare il ricco simbolismo e il significato, per non parlare dei fini, del disegno del Creatore a riguardo della realtà sessuale".
(Cura pastorale delle persone omosessuali. Lettera della Congregazione per la dottrina della fede, 7.)
"Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che, in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione". (Persona Humana, Dichiarazione della Congregazione per la dottrina delle fede. 8.)
"gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati". (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357.)
Personalmente devo dire che mi risulta davvero difficile ritenere che sia secondo il disegno e il volere di Dio un rapporto sessuale tra due uomini.

• Se questa persona non riconosce tali atti come peccato, dopo averlo invitato ad un percorso di accompagnamento, gli diamo l’assoluzione?

2.
Sant’Agostino ci ha insegnato che il peccato è la privazione di un bene, un dono rifiutato, un vuoto di amore, o come direbbe forse papa Francesco, un sogno di Dio che s’infrange.

• Un giovane, chiamato potenzialmente ad essere marito e padre, che decide di imboccare la via della relazione omosessuale rafforzandola e confermandola con un patto civile, non si sta responsabilmente privando del bene della paternità, dell’amore nell’alterità uomo donna, della fecondità? E questo, non in vista di un valore alto come potrebbe essere, per esempio, il caso di una vocazione alla vita consacrata. Non sta dunque precludendosi la strada verso un bene di Dio per una scelta intrinsecamente sbagliata? Quindi la sua scelta non è da ritenersi già in sé “peccato”?

"Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l'inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata.
Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l'attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un'opzione moralmente accettabile". (Cura pastorale delle persone omosessuali. Lettera della Congregazione per la dottrina della fede, 3.)

3.
Sant’Ignazio ci insegna che il discernimento, in senso stretto, va applicato quando ci sono in alternativa due beni. Con la luce dello Spirito e con aiuti umani si ricerca il bene maggiore tra i due. Di per sé l’opzione del “male minore” non esiste nemmeno ma, casomai, si discerne il maggior bene concretamente ora possibile.
Quando in oggetto c’è invece l’alternativa tra il bene di Dio e il peccato, il “discernimento degli spiriti” è in funzione della conversione affinché con la luce dello Spirito, si possa prendere coscienza fino in fondo del male e ricevere la forza di compiere il bene.

• Per quanto detto sopra, mi chiedo: la comunità cristiana di Staranzano (o almeno la parte di essa implicata), in relazione al fatto del 3 giugno scorso, con tutte le modalità ed implicazioni ormai note, ha bisogno di un cammino di discernimento per scegliere tra due beni o di un percorso di conversione?

La precisazione non è indifferente perché le due vie, evidentemente, hanno modalità, tempi, attese, impostazioni ben diverse! La guarigione dal male, per esempio, ha bisogno di tempo ma, se ne siamo consapevoli, non dovrebbe ammettere ritardi, perché con il tempo il male peggiora.

Come Lei giustamente ha scritto, qualsiasi “impegnativo cammino di discernimento” non potrà prescindere, dunque, da una conversione personale e comunitaria, con la richiesta allo Spirito Santo della luce sul male, del perdono, del riconoscimento e attuazione del vero bene.
Altrimenti, se cercassimo solo una “soluzione pratica” senza un approfondimento vero del caso, sarebbe come coprire con una fasciatura una ferita non curata e il danno, con il tempo, sarebbe peggiore.

Sua Eccellenza, so che non ci farà mancare una risposta, proprio per l’impegno di accompagnamento da lei molto auspicato e che, senza dubbio, desidera anzitutto per i suoi presbiteri.
Un accompagnamento che non può prescindere dal rispondere alle questioni importanti e istanze concrete di coloro che “con lei partecipano” al compito di pastore e che possono diventare, anche queste, occasioni di relazione, di vicinanza, di guida, di stimolo e crescita comune verso il bene.

La ringrazio anticipatamente

Staranzano, 9 luglio 2017 Don Francesco Maria Fragiacomo

Fonte Facebook, © https://www.facebook.com/ParrocchiadiStaranzano/posts/1773785125969867:0