Alcuni giornali, e televisioni annunciano di "staccare la spina dell'informazione", L'Unità pubblica a tutta pagina il titolo rosso «Silenzio» (e la foto illustra il gesto eloquente di chi chiede di tacere). «Silenzio per Eluana», dice l'editoriale Europa. «Silenzio per Eluana» chiedono le parlamentari del Pd Livia Turco e Barbara Pollastrini. «Cresce il partito del silenzio», strilla il Corriere. «Adesso silenzio», concorda il Riformista. «È il momento del rispetto», fa eco da destra perfino il Secolo d'Italia. Invece c'è voglia di urlare, quelli che vogliono ora silenzio, compreso il padre, prima ne hanno fatto un caso, un emblema, l'hanno portata in giro come una bandiera, uno stendardo. Beppe Englaro se prima ha fatto di tutto che sua figlia diventasse un simbolo, ora non può chiedere il silenzio.
E'troppo tardi, " è troppo ipocrita ora. L'abbiamo seguita fra i decreti e le corti, fra i palcoscenici dei tribunali e quelli della Tv: ora bisogna seguirla nell'ultimo tratto, bisogna raccontare minuto per minuto quello che accade dentro quella stanzetta, bisogna salire passo dopo passo il suo calvario che diventa il nostro calvario. Bisogna guardare in faccia Eluana fino all'ultimo. Anche se sarà duro. Anche se sarà meno chic di un articolo di Adriano Sofri, che in questo caso non vuole parlare di omicidio, lui che se ne intende. Anche se saremo sconvolti come il medico che l'ha accompagnata da Lecco a Udine in ambulanza e ora dice: «Non sarò mai più lo stesso». Bisogna parlarne ancora, bisogna dire tutto, perché Eluana è diventata un simbolo, come dice suo papà. E in quanto simbolo, inevitabilmente, vive sotto gli occhi di tutti e muore sotto gli occhi di tutti. Ma forse è proprio questo che fa paura, forse è proprio per questo che si chiede il silenzio: perché un conto è sopprimere un simbolo (morto un simbolo se ne fa un altro), un conto è sopprimere una vita. E accompagnando Eluana sino all'ultimo istante, raccontando i suoi giorni di agonia, c'è il rischio di rendersi conto che lei è molto più di una battaglia, molto più di una bandiera, molto più persino di una storica sentenza. Lei è semplicemente una persona". (Mario Giordano, Ma ora non si può chiedere il silenzio, 5.2.09 Il Giornale).
Il nostro Paese che propugna l'abolizione della pena di morte per i colpevoli anche dei più efferati delitti, ora sta per emettere una sentenza di morte per una povera e indifesa ragazza. Eluana è innocente e attraverso una lunga agonia, verrà negato il fondamentale diritto all'alimentazione e all'idratazione.
Fa bene monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro che ha deciso di far suonare le campane a morto per tre giorni in tutta la Diocesi, invitando altresì tutte le comunità religiose e le famiglie a recitare il Santo Rosario. Quello che sta per accadere è una follia, ci siamo messi su un piano inclinato che ci potrà condurre a chissà quali crimini. "La ‘cultura di morte', che ha ispirato le pronunce giudiziarie sul ‘caso Englaro', giustifica ed esalta l'abbandono a se stessi delle persone disabili, priva di tutela i più deboli ed esige come primo immediato freno una legge che ribadisca la tutela della vita senza se e senza ma; con norme chiare e in equivoche, che non lascino la vita in balia di qualsiasi forma di eutanasia o di testamento biologico" Alfredo Mantovano, Promemoria, 4.2.09 Avanti).
Rozzano MI, 5 febbraio 2009
Festa di S. Agata martire DOMENICO BONVEGNA