Diversi anni fa, quando ancora, tra l’altro, il peggio di questi nostri giorni in “politica”, non era ancora manifesto, ricordo bene come una cassiera ad un supermercato di Roma, in zona limitrofa, nel passare i prodotti, non so come, il conversare si commutò sulle vicende politiche.Amareggiata e triste, davanti alle difficoltà familiari proprie e dal tenore degli eventi mi disse: “Non ce n’è uno che ci vuole bene, neanche uno!”.
Ecco questo è il punto.
Ma vedendo il teatrino soap di questi giorni, e specie di ieri, che non è solo fatto di scene, colpi di scena, teatro dell’assurdo e peracottaro, il problema non è solo che nessuno ci vuole bene, come sapientemente ha detto la cassiera.
Anzi che qui proprio nessuno sa dov’è il bene e come perseguirlo per sé e per il noi, per le persone, le famiglie e il Bene Comune.
Il tatticismo non è politica; non è la via di carità per cui la politica è nata.
Il tatticismo è depauperazione dell’umano.
La strategia da serial tv a cui assistiamo nei partiti e tra i partiti, questa specie di Netflix sulle spalle dei contribuenti, ricorda bene il mito di Tristano ed Isotta di cui ho più volte parlato citando De Rougemont: qui nessuno si ama, ma si amano le pene d’amore, il teatro.
Si ama il dramma e, chiaramente, soprattutto, l’interesse legato all’effimera immagine di sé ed al proprio tornaconto.
Mai assuefarci a questa barbarie.
Il peggior esito che si potrebbe avere è ché la parola “politica” verrebbe svuotata e quello che conta è solo un immenso spettacolo costruito ad arte per sopire le menti e dimenticare che siamo fatti per il Cielo ed amare, responsabilmente, la nostra vocazione da viator.
Perché “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6:19-23)
PiEffe