R. - La famiglia è il nodo cruciale della società, perché è il luogo dove si trasmette la vita e quindi la politica, l’economia, la cultura. Il legame tra le generazioni trova nella famiglia il luogo centrale, dove tutto questo accade: ecco perché se questo luogo viene avvelenato, non ne viene un danno solo ai credenti, alla Chiesa, ma ne viene un danno terribile all’umanità stessa. Allora mi lasci dire che - a mio avviso - questa mattina il Papa è stato geniale quando ha detto che facciamo bene a deplorare la manipolazione della natura, dell’ambiente, ma purtroppo siamo ciechi quando si parla dell’uomo, della donna e della vita umana. C’è come una contraddizione di fondo, che va sciolta!
D. - Mons. Paglia, il Papa ha affrontato il tema del “gender” con una riflessione molto concreta sul genere e la sessualità…
R. - Oggi era indispensabile farlo. C’è come un “kairòs” del magistero, anche perché la tentazione di pensare che l’uguaglianza avviene abolendo la diversità, è non solo superficiale intellettualmente, ma anche pericolosa perché, alla fine, solo io sono uguale a me stesso! Quindi noi riusciamo a esaltare a tal punto l’individuo da diventare noi stessi creatori dell’Io: non diveniamo creatori dell’altro, ma distruttori dell’altro nella misura in cui esaltiamo l’Io per distinguerci. Ecco perché è pericolosissimo che la complessità della realtà venga semplificata per un’operazione di pseudo-egualitarismo. Io credo, anzi, che proprio il riconoscimento della ricchezza della diversità ci permette di essere uguali: quindi c’è la grande fatica - che poi tutti vediamo - di convivere non tra uguali, ma tra diversi, perché convivere tra uguali all’inizio può essere facile, ma poi porta a convivere solo con se stessi. E’ la solitudine di cui, purtroppo, questo mondo oggi soffre in maniera terribile.
D. - La famiglia, quindi, esiste grazie alla dualità di maschio e femmina, che arriva dalla creazione...
R. - Non c’è alcun dubbio! E’ stato vero da sempre, in tutte le culture e in tutte le religioni e a tutte le latitudini… Mentre oggi assistiamo alla pretesa prometeica di voler avere il diritto al figlio, come se fosse una merce che si compra; oppure il diritto ad abolirlo, come se fosse un’usa e getta a nostro piacimento. Il tema della famiglia uomo-donna è la condizione prioritaria e unica per avere un figlio e quindi per scrivere la storia, per avere il futuro!
D. - Mons. Paglia, la famiglia, costituita da padre, madre e figli – come dice il Papa - ha poi ricadute sull’architettura stessa della società in cui viviamo…
R. - Lo diceva già Cicerone. Quando Cicerone - che non era cattolico! - definiva la famiglia “principium urbis et quasi seminarium rei publicae”, cioè “principio della città e luogo di apprendimento per costruire la società”, diceva quello che è naturale, che è - direi - scontato. Pretendere allora di dire che noi ci costruiamo la famiglia a nostra misura e somiglianza vuol dire non edificare una famiglia, ma mettersi individualmente al centro del mondo e fare tutto al proprio servizio. E’ questo - secondo me - il grande equivoco di un ideale prometeico, che è davvero l’inizio della distruzione.
© www.radiovaticana.org - 21 dic 2012