Pune, 6. L'arcivescovo di Bombay, il cardinale Oswald Gracias, ha offerto la propria disponibilità ad adottare un bambino non ancora nato che è diventato oggetto di un dibattito nazionale sull'aborto, dopo che i genitori indù hanno chiesto all'Alta Corte di Giustizia di Mumbai, che ha posto rifiuto, il permesso di porre termine alla gravidanza alla venticinquesima settima in quanto è stato diagnosticato un difetto cardiaco del feto.
Il porporato ha sottolineato "di comprendere molto bene il trauma che stanno vivendo i genitori, ma non abbiamo il diritto di togliere la vita. Uccidere una vita è un atto criminale". I giudici hanno chiesto l'opinione di un comitato di medici i quali hanno dichiarato che vi è una probabilità bassa o minima che il bambino nasca disabile a causa della deformità cardiaca.
La legge in vigore in India per il controllo degli aborti non consente l'interruzione della gravidanza dopo la ventesima settimana. L'aborto è consentito soltanto se la madre è in serio pericolo di vita, ma non nel caso in cui solo il feto sia in pericolo.
La coppia, per sostenere la sua richiesta, si è rivolta a una equipe medica, secondo la quale i problemi riscontrati al cuore del nascituro richiederebbero negli anni una serie di interventi chirurgici che comprometterebbero la normale esistenza del piccolo. I medici paventano anche il rischio di aborto spontaneo. La donna, appoggiata nella decisione dalla madre e dal marito, ha affermato di voler abortire perché non sarebbe neppure in grado di affrontare i costosi trattamenti medici necessari per garantire la sopravvivenza del bimbo. Inoltre, ritiene che l'aborto sia meno doloroso che vedere un bambino soffrire per tutta la vita.
Da qui la decisione della coppia di rivolgersi all'Alta Corte che ha tuttavia affermato che tale aborto corrisponderebbe all'eutanasia.
La questione resta comunque al centro di un vivace dibattito nazionale. Alcuni chiedono che i genitori abbiano il diritto di decidere il destino del loro figlio; altri affermano che le persone non hanno il diritto di togliere la vita.
Il cardinale si è dichiarato d'accordo con la tesi della corte e ha spiegato che la deliberazione "darà il giusto segnale che non possiamo giocare a fare Dio". Per il porporato "se la corte, in questo caso specifico, avesse consentito l'aborto, avrebbe aperto a una mentalità contraria alla vita nel Paese". Il cardinale ha ribadito che "la Chiesa non permette l'aborto o l'uccisione in qualsiasi fase della vita umana. Ogni vita è preziosa".
Il pericolo - è stato evidenziato - è che con un emendamento alla legge sull'aborto, si crei un precedente pericoloso. Il cardinale auspica che il dibattito renda le persone di tutte le religioni maggiormente favorevoli alla vita: "Come il cristianesimo - ha detto - anche le altre fedi maggiori in India, rispettano la vita e insegnano ai loro seguaci a onorarla fino alla morte, in quanto dono di Dio".
In India, secondo alcune stime, ogni anno vengono praticati circa tredici milioni di aborti e sono almeno ottantamila le donne che muoiono a causa dell'operazione. Fra l'altro, esiste il problema degli aborti selettivi: l'eliminazione dei feti femminili per pareggiare il numero delle donne con quello degli uomini. Secondo alcune fonti sarebbero almeno dieci milioni negli ultimi anni gli aborti di bambine. Il fenomeno dell'aborto selettivo è stato denunciato anche dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, per il quale "la violenza contro le donne è una questione che non può attendere. Attraverso la pratica della selezione sessuale prenatale un numero imprecisato di esse non ha neppure diritto alla vita".
In un precedente intervento in merito alla necessità di avanzare una moratoria internazionale sull'aborto, il cardinale Gracias ha dichiarato: "L'aborto è la morte della vera libertà. Affermare che l'aborto è un diritto significa attribuire alla libertà umana un significato perverso e cattivo: quello di un potere assoluto sugli altri e contro gli altri". Il porporato ha spiegato: "La cultura dell'aborto, purtroppo è diffusa in tutto il mondo. Permettendo in modo legale - nel senso che non vi è penalità per chi lo compie - la gente presume che esso è moralmente corretto. Ma questo non è vero: l'aborto è sempre la soppressione della vita". E ha aggiunto: "Per questo io sostengo la moratoria: ogni persona deve cominciare con l'impegno a non uccidere, o non collaborare a uccidere intenzionalmente nessuna vita umana, per quanto essa possa essere spezzata, deforme, disabile, disperata. L'aborto è incompatibile con la dignità della persona umana, creata a immagine di Dio. Esso è un grave atto di violenza contro la donna e il suo bambino non nato". Ha poi concluso: "Da molti decenni la Chiesa in India, lotta per la cultura della vita. Attraverso i nostri servizi sociali, educativi, sanitari, diffondiamo una profonda coscienza in difesa della vita, un profondo rispetto per la persona umana".
(©L'Osservatore Romano - 7 agosto 2008)
Onorare la vita fino alla morte in quanto dono di Dio
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