Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Rassegna stampa etica
bimbo-che-ride1Quei radicali che si comportano come adolescenti e che vogliono insegnare qualcosa alla Chiesa, dicevamo, e aggiungiamo che, proprio perché radicali, polemisti per stile - per la serie "polemizzo dunque sono" -, nutriti alla scuola politica della triade Pannella, Bonino, Cappato, la mandano in caciara cambiando le carte in tavola. Sono oltre trent'anni che raccontano sempre le stesse cose nel nome della distorsione del liberismo chiamata auto-determinazione.

Proponiamo l'intervento della Sig. ra Annalisa Chirico pubblicato su Panorama e la replica del Sig. Marco Cobianchi, sempre su Panorama.

La Chiesa non ha mai capito niente del liberismo (e neanche del sesso)
di Annalisa Chirico
La Chiesa di alcune cose non c’ha mai capito niente.  Per esempio, del sesso. Che quei “metodi naturali” così a lungo sponsorizzati sono male, che il preservativo è bene. La Chiesa non l’ha capito, e si è incaponita anche a costo di scontrarsi con l’evidenza, con i numeri di chi, per non aver usato alcuna precauzione, è stato “contagiato” non solo dal peccato, ma anche dall’AIDS.
La Chiesa poi non ha mai capito niente del liberismo. O Dio o Mammona. Il capitalista personificazione dei vizi del mondo secolare. Indipendente ai limiti del protervo, irrimediabilmente emancipato dalla giurisdizione normativa delle istituzioni ierocratiche. Il capitano d’industria ama le cose terrene, è incline al consumismo, trabocca di ubris. Recalcitrante ai dogmi, pretende addirittura di pensare con la propria testa. In una parola, è difficile da governare.
Eppure l’enciclica “Centesimus Annus” di Papa Giovanni Paolo II aveva riabilitato, almeno in parte, la figura dell’imprenditore. “Il papa approva il nuovo capitalismo”, titolò esultante il Wall Street Journal il 2 maggio 1991. Non si trattava certo del panegirico del capitalismo, ma di un palese cambio di passo rispetto all’atavica diffidenza vaticana. Un’attestazione di fiducia verso un capitalismo “addomesticato”, guidato da una politica forte in grado di tenere a freno gli spiriti animali e servire gli scopi della giustizia sociale.
Di recente il Vaticano è tornato a tuonare contro Mammona. Il liberismo madre di tutti i mali.
Eppure un’insanabile contraddizione c’è. Il Vaticano bacchetta l’economia di mercato, la stessa di cui si giova a dismisura. Della catallassi economica, della tutela dei diritti di proprietà, della creatività imprenditoriale (e finanziaria). E’ difficile infatti immaginare il business vaticano in un regime di socialismo reale, e il Vaticano lo sa.

“Il liberismo fa male”. Vallo a spiegare a chi, lasciandosi alle spalle anni e anni di pianificazione centralizzata, grazie all’economia di mercato ha potuto migliorare la qualità della propria vita: nutrirsi in modo più adeguato, fare più figli (senza la scontata certezza di vederli morire), alzare l’asticella delle proprie ambizioni. L’economia di mercato ha tirato fuori interi Paesi dal pantano della povertà assoluta. Sono aumentate le differenze, è vero, ma in tante parti del mondo le persone stanno meglio oggi di ieri.

Poi si potrà pure decidere di discettare filosoficamente della moralità di questo o di quel sistema. Però con la pancia piena, ammettiamolo, si discetta meglio. La moralità di un sistema economico si valuta dai suoi risultati, e ad oggi il liberismo ha vinto. A perdere siamo noi, ogni volta che non siamo capaci di difenderlo da una politica inquinata e inquinante.

Vallo a spiegare al Vaticano. L’ho detto: di liberismo non ci capisce niente, e neppure di preservativi. Serve la pratica, si sa.

© http://www.panorama.it/


Cara Chirico, si legga bene le encicliche e poi ne riparliamo
Di Marco Cobianchi

Cara (diciamo) Chirico

ho letto la sua omelia nella quale sostiene che la Chiesa non capisce nulla né di sesso né di economia. Sul primo punto solo una frasetta. Lei sostiene che il no della Chiesa al preservativo ha fatto aumentare i casi di Aids. Siccome i dettami del Vaticano sono presumibilmente presi sul serio solo dai cattolici e non certo dagli atei, lei dovrebbe sostenere che l’Aids è più diffuso tra i cattolici (che non usano il preservativo) che tra i non cattolici (che lo usano). Lei è in grado di affermarlo? E su questo non c’è altro da dire.

Ma se sul sesso difetta di logica, quando parla di economia difetta di pratica. Le voglio dare una notizia: la Centesimus Annus è del 1991, sono passati 20 anni e nel frattempo la Chiesa ha emanato un’altra enciclica sociale, si chiama Caritas in Veritate e l’unico aspetto illiberale di questa enciclica è che è gratis (scaricabile dal sito del Vaticano). Le consiglio il capitolo 38 che rappresenta, se lo faccia dire, la più lucida chiave di lettura dell’attuale crisi economica e ne propone la più lungimirante delle soluzioni di sistema che non le rivelo per non rovinarle la sorpresa.

Quando poi afferma che la Chiesa ha avuto un’”atavica diffidenza” verso il capitalismo ha sempre visto con sospetto l’imprenditore privato perché sarebbe “protervo”, “emancipato”, “recalcitrante ai dogmi”, lei si avventura in affermazioni talmente impegnative da superare il limite della dimostrabilità. Capisco l’ambizione di riscrivere la storia dell’economia mondiale e dei rapporti tra Chiesa ed economia, ma lei, come direbbe Totò, esagera. Le consiglio la bella antologia di Flavio Felice e Dario Antiseri “Cattolici in difesa del mercato” (Rubbettino), un paio di saggi di Michael Novak e, se ha tempo, qualcosina di Alejandro Chaufen: tutta gente che ha speso una vita a studiare i rapporti tra storia economica e storia della Chiesa e che riderebbero di ciò che ha scritto. Così come riderebbe don Sturzo, fondatore del partito popolare, antistatalista e liberale ben prima che fosse conveniente esserlo.

Riassumendo: la Chiesa è liberale perché l’economia di mercato è il sistema economico che più di ogni altro esalta le capacità di intrapresa della singola persona la quale è da sempre il cuore delle preoccupazioni della Dottrina Sociale della Chiesa da circa duemila anni prima che venisse pubblicata la Centesimus Annus. Ciò che la Chiesa critica non è il liberalismo, ma il potere incontrollato di coloro che, grazie alla mancanza di regole, impongono le proprie al mercato, cioè a tutti gli altri. È questa mancanza di regole che la Chiesa, insieme ad un battaglione di premi Nobel, critica e lo fa proprio in nome del liberalismo.

Per questo la sua affermazione secondo la quale “la Chiesa si giova a dismisura” dell’economia di mercato che “bacchetta” non ha senso (sarebbe come dire che anche Krugman bacchetta l’economia di mercato della quale si giova. Che ridere), ma quando arriva a far credere che la Chiesa sarebbe nostalgica della “pianificazione centralizzata”, beh, qui non è questione di pratica, è proprio ignoranza. Legga qualche libro sul crollo dei regimi sovietici e con sua grande sorpresa scoprirà che per la loro caduta ha fatto di più l’”illiberale” Karol Wojtyla (quello della “Centesimus Annus”) con l’unghia del dito mignolo della mano sinistra delle tante manone ingorde di molti liberali occidentali. E poi, scusi, non faccia la furbetta, “Il liberismo fa male” è il titolo di qualche giornale, se lo mette tra virgolette deve anche citare la fonte, sennò, come viene insegnato nei corsi di giornalismo, sembra che lo abbia detto Papa Ratzinger.

La pratica, Chirico, non serve solo per avere qualcosa da dire sul sesso, ma anche per scrivere qualcosa di sensato di economia.

Tralascio le banalità. Quindi mi sono dilungato fin troppo.

© http://www.panorama.it/


Gli autori degli articoli

Annalisa Chirico vd qui http://www.annalisachirico.com/?page_id=81

Marco Cobianchi
Nasce a Milano nel 1966, sposato con due figli. Inizia la carriera giornalistica alla "Gazzetta di Rimini", "Gazzetta di Forlì e di Ravenna". Nel 1990 è nella redazione economica del quotidiano "Avvenire" dove resta fino al 2000 quando passa al settimanale "Panorama" dove ricopre l’incarico di viceresponsabile della redazione economica. E’ tra i fondatori del Club Santa Chiara ed è editorialista del quotidiano "ePolis" e del mensile "Business People".