KIEV, 23. Sfruttare i lavoratori e approfittare della loro condizione di necessità per retribuirli con una paga iniqua è un grave peccato. Di più, è un peccato per certi versi assimilabile all’omicidio perché «chi non paga gli stipendi ai propri lavoratori, di fatto non gli permette di vivere». È quanto ha affermato l’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Shevchuk. Nel corso di «Chiesa Aperta», un programma interattivo sulla giustizia sociale trasmesso da Live Tv, il presule si è soffermato sulla questione dei salari che viene avvertita come una delle più urgenti e dolorose della società ucraina, perché spinge un gran numero di persone a cercare fortuna in altri paesi. E ha ricordato l’insegnamento della Chiesa al riguardo. «Lo stipendio non equo è un peccato in sé. È un peccato che grida vendetta al cielo perché ricorda l’omicidio», ha detto Shevchuk, ricordando come «il nostro Sinodo ha più volte richiamato i datori di lavoro e le autorità rimarcando l’inammissibilità dei ritardi degli stipendi per i propri dipendenti».
© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 23 febbraio 2018