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Rassegna stampa etica
''Un fatto di una gravita' assoluta'': come prevedibile, la reazione della Chiesa cattolica alla sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro, che autorizza la sospensione dell'alimentazione forzata della ragazza in stato vegetativo permanente da 16 anni, ribadisce con fermezza le posizioni gia' espresse con chiarezza piu' volte. A prendere la parola e' il responsabile del dicastero vaticano competente in materia di bioetica, Monsignor Rino Fisichella, che pero', oltre a essere presidente della Pontificia Accademia della Vita, e' anche un voce molto ascoltata nel mondo politico, grazie al suo doppio incarico di cappellano di Montecitorio e di rettore della Universita' Lateranense. Intervistato alla Radio Vaticana prima e dai principali telegiornali poi, Monsignor Fisichella pensa subito al futuro: la sentenza sul caso Eluana, spiega, mette ancora piu' in evidenza la necessita' di ''formulare una legge il piu' possibile condivisa proprio perche' venga evitata qualsiasi forma di eutanasia attiva o passiva nel nostro Paese''. Il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, dal canto suo, interpellato dai giornalisti a margine della presentazione di un libro di Antonio Fazio sulla globalizzazione, preferisce non commentare: ''Non voglio dire nulla, ha gia' parlato il Cardinale Barragan due giorni fa''. I vescovi italiani, invece, con una nota del presidente della Cei, il Cardinale Angelo Bagnasco, da una parte richiamano ''alla loro responsabilita' morale quanti si stanno adoperando per porre termine all'esistenza di Eluana'', dall'altra sottolineano che ''si fa piu' urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il piu' ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà''. Anche le associazioni cattoliche, che sui temi della bioetica si impegnano da anni, non hanno mancato di far sentire la loro voce. I toni piu' forti li adotta ‘Scienza & Vita', che parla di ''vera e propria condanna a morte in eta' repubblicana'' e chiede che alla fine di Eluana ''non solo assistano alcuni testimoni, ma possa essere registrata in video e messa a disposizione di quanti ne facciano richiesta, proprio come accade nei Paesi che prevedono la pena di morte per i propri cittadini. Cosi' i nostri figli e i nostri nipoti potranno scoprire come un cittadino italiano possa essere condannato da un giudice di uno Stato civile e democratico a morire di fame e di sete''. Piu' pacata, ma identica nel contenuto, la reazione del ‘Movimento per la Vita': ''E' una sentenza che ha come presupposto ed effetto quello di discriminare tra vite umane piu' o meno degne di vivere - afferma il presidente del Movimento, Carlo Casini -. Questa decisione mette in pericolo le altre migliaia di Eluane accudite amorosamente dai congiunti, le migliaia e migliaia di vite di persone gravemente handicappate che dipendono dalla capacita' di accoglienza da parte dell'intera societa'. In definitiva, mette in pericolo tutti noi quando diventiamo marginali ed inutili''. Il ‘Rinnovamento nello Spirito' parla di ''condanna a morte di una indifesa cittadina italiana'', mentre le ‘Acli' esprimono ''grande tristezza'' per una sentenza che ''sancisce la morte di una ragazza provata da lunga malattia, ma pur tuttavia fino ad ora viva'' e ''per il modo con cui si giunge all'epilogo di questa vicenda, che vede affidata ai giudici una sentenza che mai avremmo piu' voluto ascoltare in un tribunale''.
© PETRUS