Domanda: La discussione che in questi mesi si fa sulla riforma fiscale mi ha fatto venire in mente molte domande. Tra le altre mi sono chiesta come dovrebbe comportarsi il cristiano di fronte ad una tassazione ingiusta. Deve pagare oppure no? Grazie. (Maria Paola) Risponde Massimiliano M. Zangherati
Tutti ricordiamo la risposta data al Signore a coloro che gli chiedevano se si doveva pagare il tributo a Cesare: «Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt. 22,21). Dietro le parole del Vangelo, il catechismo della Chiesa Cattolica afferma che è doveroso pagare le imposte (cfr. CCC Compendio, n° 464).
Esse infatti sono il contributo più semplice e concreto per rispondere al dovere della solidarietà sociale da parte del singolo cittadino. Con le imposte si contribuisce al mantenimento di quell’apparato sociale (lo Stato) che ha come scopo di assicurare a tutti i membri di una determinata società quei mezzi che li aiutano a vivere e a realizzarsi come persone umane e che da soli non riuscirebbero a procurarsi.
Quest’ultimo punto è di estrema importanza: “quei mezzi… che da soli non riuscirebbero a procurarsi”. Il che vuol dire che se un uomo è capace di far da sé, deve essere lasciato libero in questo campo, nessuno glielo può impedire, neppure lo Stato, perché in tal caso si rischierebbe di cadere in un “assistenzialismo”, tanto deplorevole quanto pericoloso per la libertà.
Ora tra i “mezzi” per realizzare se stesso, vi è la proprietà privata, che è un diritto naturale, non una concessione da parte dell’autorità pubblica. Dunque lo Stato deve fare in modo che tutti i cittadini possano avere questo mezzo che praticamente fornisce un’area di indipendenza all’individuo e alla famiglia, in cui questi possono agire, usando del loro ingegno e della loro iniziativa nel modo migliore, per realizzarsi come persone.
Ovviamente questa realizzazione implica, come abbiamo detto sopra, la condivisione con gli altri, ma una condivisione che dev’essere il più possibile cosciente, attiva, responsabile e pianificata in prima persona. Tutto ciò non può avvenire solo mediante le imposte, impersonali e di un automatismo necessariamente indifferente.
Oggi la proprietà “privata”, per molti, si concretizza nel denaro, nei beni “liquidi”, beni estremamente labili per se stessi, dato che il valore del denaro dipende da fattori economici che certamente sono incontrollabili dalla maggioranza dei cittadini. Comunque, questa è la situazione concreta.
Ora, se il denaro venisse praticamente ipotecato da un’eccessiva pressione fiscale, anche con la scusa del mantenimento dei “servizi pubblici”, l’area di “indipendenza” di cui abbiamo detto sopra, frutto del diritto di proprietà, si ridurrebbe sempre più, impedendo al cittadino e alla famiglia quelle condizioni che favoriscono lo sviluppo della persona umana, e lo Stato verrebbe meno ad uno degli scopi per i quali esiste.
Meglio la rinuncia ad assicurare dei “servizi pubblici” che rischiare di avere una società formata di gente che attende tutto dallo Stato-mamma. Diverso, invece, quando lo Stato incoraggia e sostiene cooperative assistenziali che implicano un costo molto minore di un apparato statale facilmente intaccabile dall’elefantiasi burocratica.
Purtroppo una certa pubblicistica, a cui non sono estranee neppure riviste cattoliche, presenta come impellente una “giustizia sociale” egualitaria che praticamente ridurrebbe la società ad un grande prato in cui tutte le pecore possono egualmente pascolare ed egualmente essere tosate, ma… guai a chi esce dal recinto. Inutile dire che una tale giustizia è contraria alla dignità della persona umana.
Il cristiano, dunque, è tenuto sì a cooperare al bene comune, ma non quando questo viene danneggiato da imposte ingiuste e in coscienza può – o deve – opporsi ad esse, sempre valutando attentamente le eventuali conseguenze, perché a volte è meglio sopportare – per il momento – una legge ingiusta, o meglio, nel caso specifico, l’applicazione ingiusta di un principio giusto, che provocare dei danni generali peggiori.
© www.radicicristiane.it - (RC n. 23 - Aprile 2007)