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Rassegna stampa etica
Le Mans Cathedrale St Julien CV 01di ANA CRISTINA VILLA BETANCOURT *

Il tema del gender, che «nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna» e così «prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia » (Amoris laetitia, 56) è stato al centro il 7 e 8 aprile scorsi del simposio del Catholic Women’s Forum, organizzato a Washington dall’Ethics and Public Policy Center e dal Catholic Information Center.
L’iniziativa, giunta alla sua terza edizione, ha delineato i contorni e lo sviluppo di questa ideologia, approfondendo le ripercussioni che questa visione dell’uomo ha sulla famiglia, la cultura, le istituzioni e la libertà religiosa. Relazioni e discussione hanno messo a fuoco le problematiche che potrebbero scaturire dalla rivoluzione antropologica promossa dal gender, svuotando di ogni significato la differenza sessuale e riducendola ad archetipo culturale. Mary Rice Hasson, direttore del Catholic Women’s Forum, ha presentato delle esperienze di famiglie in una cultura sempre più rimaneggiata dal gender e ha proposto vie concrete attraverso le quali la Chiesa può sostenere i nuclei familiari che affrontano queste situazioni. Ed Helen Alvaré, presidente del consiglio consultivo del Forum, ha raccomandato di proteggere la libertà religiosa delle istituzioni cattoliche che corrono il rischio di vedersi forzate ad agire contro coscienza o a danno di altri. La sfida è quella di riproporre con rinnovato ardore la visione della Chiesa: si tratta di un vero e proprio lavoro di evangelizzazione, che articoli un nuovo linguaggio e nuovi modi di presentare le verità antiche e offrire soluzioni adeguate. Per questo è fondamentale non lasciarsi intrappolare dalle contraddizioni, ma “u s c i re ” con coraggio, come dice spesso il Papa, ad abbracciare le difficoltà che vivono gli uomini e le donne di oggi, ricordando che nel Vangelo misericordia e verità sono profondamente connesse. Siamo infatti «chiamati a custodire la nostra umanità, e ciò significa anzitutto accettarla e rispettarla come è stata creata» (Amoris laetitia, 56). Per questo una positiva e prudente educazione sessuale dovrebbe includere «il rispetto e la stima della differenza, che mostra a ciascuno la possibilità di superare la chiusura nei propri limiti per aprirsi all’accettazione dell’altro», e dovrebbe aiutare «ad accettare il proprio corpo così come è stato creato» (ivi, 285).

*Pontificio Consiglio per i laici

© Osservatore Romano - 28 aprile 2016